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Crisi dello spettacolo: servono risposte immediate o il modello salta

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Meno pubblico nei teatri? Il modello non regge economicamente, non si potranno sostenere i costi dello spettacolo


Crisi dello spettacolo: servono risposte immediate o il modello salta
Musicisti, ballerini, attori, artisti di strada, tecnici dello spettacolo e dell’intrattenimento, stanno tutti vivendo giorni drammatici. Difficile fare una classifica, ma è facile individuare in questa categoria professionale, insieme a quella del turismo, quella più colpita dall'emergenza Coronavirus. L'ultima a ripartire, quasi totalmente dimenticata dalla politica. Ho chiesto un parere a tre esperti di Ital show, associazione costituita da professionisti dello spettacolo con sede a Modena ed in altre quattro Regioni, nata con lo scopo di difendere gli interessi della categoria nelle sedi istituzionali. I pareri sono del Presidente Michele Maisano, di Tania Borelli e di Massimo Faggiotto.

Il settore dello spettacolo ha delle difficoltà tali che al momento non vediamo possibilità di ripresa. Tutti gli eventi sono stati cancellati o rimandati, probabilmente al 2021, ma non sappiamo quando si potrà realmente ripartire, la gente poi si dovrà riabituare, dovrà dimenticare la paura, i tempi potrebbero essere molto lunghi. Anche se si dovesse trovare una cura o un vaccino, diciamo a fine anno, potrebbe saltare anche la prossima estate perché questi eventi richiedono tempi di programmazione piuttosto lunghi; in questo momento vediamo un futuro piuttosto fosco.

Se non ci sono spettacoli ne soffre anche il turismo, al quale spesso sono collegati; pensate al turismo senza musica, senza divertimento, chi viene a visitare un paese senza lo spettacolo? Inoltre non viene pagata la SIAE, la quale non può ridistribuire agli autori. Il nostro mondo dello spettacolo va aiutato subito, molti dei nostri associati non hanno diritto neanche ai 600 €, siamo invisibili. Tra l'altro l'età media di chi lavora in questo settore è bassa, tanti giovani rischiano di rimanere in mezzo alla strada.

Appena possibile dobbiamo ripartire in una maniera più seria, con una vera legge dello spettacolo, il Governo deve fare uno sforzo, la legge 4 del 2013 già ci riconosce ufficialmente, deve ascoltarci. I sindacati invece ci chiamano per il Primo Maggio, ma durante l'anno tutelano solo i dipendenti dei teatri stabili e delle fondazioni liriche. La fascia più debole è senza difese. La nostra categoria ha comunque una grave colpa, molti di noi sono individualisti, non si può andare da un Ministro in gruppi scollegati fra loro, che presentano un singolo aspetto del problema. L'unione fa la forza, ma si continua ad andare avanti divisi e così facendo le probabilità di ottenere dei risultati sono veramente poche; l’unità è un passo fondamentale.

Quando tornerà la normalità, lo spettacolo dovrà ridiventare un'opportunità anche a livello economico, eravamo esportatori di musica, come l'Inghilterra; in quel paese ci sono tutele incredibili per i lavoratori dello spettacolo. Vanno rilanciati subito gli eventi dal vivo, per fare questo lo Stato deve mettere in campo sostegni economici e sgravi fiscali significativi, altrimenti non riparte niente. Sostenere la ripartenza dal basso, osservare quello che avviene in strada.

La risoluzione europea del 7 giugno 2007 chiedeva agli stati membri di occuparsi dei lavoratori dello spettacolo, i Governi che si sono succeduti non l'hanno mai recepita. Nel 2011 il Governo ha cancellato anche l'unica tutela che era il nostro ente pensionistico, l’ENPALS; all'epoca molti di noi non capirono che la situazione era seria. C'è molta ignoranza diffusa, dai politici ai patronati, fino ai lavoratori; l'ENPALS era efficiente, hanno smantellato tutto inglobandola nell’INPS ed ora per avere una risposta, sempre che arrivi, ci vogliono mesi invece che i 15/20 giorni di un tempo.

Si sta ragionando di mettere meno pubblico nei teatri, ma questo modello non si regge economicamente, meno spettatori non potranno sostenere i costi dello spettacolo; ma poi la gestione di chi lavora, come faranno i truccatori, come faranno i coreografi? L'orchestra e il coro, sono tutti attaccati l'uno all'altro. Se mancano incassi, chi ci darà i soldi? Lo Stato? Con le linee guida di cui si parla, gli spettacoli non si potranno praticamente più fare. Servono risposte immediate, altrimenti c’è il rischio che la gente scenda in piazza.

Stefano Soranna


Stefano Soranna
Stefano Soranna
Mi occupo di comunicazione e pubblicità da un po' di tempo. Su La Pressa scrivo di musica, libri e di altre cose che mi colpiscono quando sono in giro o che leggo da qualche parte. La..   Continua >>

 
 

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