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Ex Sant'Agostino, dagli 'Amici' tante domande senza risposta

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La memoria a corredo dell'audizione del mese scorso: 'Ci sembrerebbe un’occasione perduta se, potendo intervenire globalmente su un edificio di tale valore per la città, ne venissero per così dire ‘spezzettate’ le funzioni rendendo l’insieme appannato'


Ex Sant'Agostino, dagli 'Amici' tante domande senza risposta

Pubblichiamo integralmente la memoria dell’Associazione degli Amici del Sant’Agostino a corredo dell’audizione del mese scorso alla Conferenza Preliminare di Servizi per il Programma di Riqualificazione Urbana del Complesso dell’ex Ospedale Sant’Agostino.

L’Associazione degli Amici del Sant’Agostino si è costituita come Comitato di scopo per suscitare un dibattito cittadino e avanzare proposte in merito al ‘Polo Sant’Agostino’ dopo che la sentenza del TAR del novembre 2015 aveva imposto uno stop alla realizzazione del progetto di Gae Aulenti.

Nel marzo 2016 l’Associazione ha redatto un opuscolo con riflessioni e proposte che si è cercato di condividere il più possibile con amministratori, responsabili degli Istituti culturali e cittadini interessati.

In seguito (28 ottobre 2016), l’Associazione è stata ammessa a un’audizione nel contesto del ‘percorso partecipato’ promosso dal Consiglio Comunale. In questa audizione abbiamo ulteriormente sviluppato aspetti della nostra proposta.

Mentre facciamo riferimento a questi precedenti documenti per un’estesa conoscenza delle nostre riflessioni e proposte in merito al Polo culturale Sant’Agostino, la Memoria che presentiamo a questa Conferenza dei Servizi prende le mosse dal documento di recente reso disponibile on-line e relativo agli “Indirizzi strategici per il progetto culturale e architettonico” del nuovo Polo della Cultura.

Ci è sembrato di poter cogliere in questo documento l’intenzione di fornire risposta alla nostra richiesta (vedi documento del marzo 2016) che venisse costruito un vero progetto culturale per il Polo Sant’Agostino, solo a seguito del quale, a nostro parere, si sarebbero potuto predisporre un progetto architettonico che traducesse in spazi adatti le esigenze progettuali emerse.

Il documento atteso avrebbe dovuto presentare il piano per uno dei progetti più importanti della città, senz’altro il più importante in campo culturale. Ci ha perciò stupito che sia uscito in sordina (non ne è stata data alcuna comunicazione estesa e non è stato segnalato alla nostra Associazione che lo aveva richiesto a nome della città) e che sia risultato deludente sia nel piano generale sia nei contenuti specifici.

“L’Officina del Futuro”, ad esempio, quale idea guida del progetto, ci è parsa una costruzione solamente astratta, il suo focus poco o nulla progettuale.

Le “strutture culturali” nazionali e internazionali con le quali ci si sarebbe “posti a confronto” per elaborare il progetto sono un elenco di nomi e nulla viene detto a proposito del concreto esito di questo confronto. Le “realtà locali”, ossia gli istituti culturali modenesi che vengono coinvolti in questo confronto sono esclusivamente quelli che hanno o avranno sede negli edifici della piazza Sant’Agostino, e nessun altro tra gli importantissimi che devono necessariamente entrare in questo dialogo viene citato nel documento (l’Archivio di Stato, l’Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti, la Biblioteca Delfini per primi).

Per quanto riguarda la collaborazione tra i vari Istituti, questa è affidata alla concertazione che dovrebbe emergere dai vari “tavoli tematici”, ma in nessuno dei capitoletti dedicati agli “sviluppi futuri” dei singoli istituti (tranne quello della Fondazione Modena per le Arti Visive) emerge un intento di collaborazione. Quella dei “tavoli tematici” ci pare un’indicazione troppo debole e generica che rischia di essere poco produttiva. Crediamo che qualche indicazione su come innescare la “coralità” che rappresenta un obiettivo fondamentale di questo progetto dovrebbe essere già contenuta nel documento di “Indirizzi”. La coralità dovrebbe riguardare non solo il piano delle tecnologie dell’informazione, della comunicazione e dei servizi (che offrono traguardi necessari ma non sufficienti), ma piuttosto lo spirito di una inter-comunicazione tra i vari Istituti e delle ricerche che vi si conducono. Queste ricerche condivise, siano esse finalizzate a una mostra o a indagini sul territorio, dovrebbero avere natura esplorativa e sistematica e coinvolgere esperti esterni, generando cataloghi e insistendo su problemi di contesto e provenienza. In questo modo l’alta qualità si coniugherebbe con la pluralità dei contributi da un lato e dall’altro con il valore che gli Istituti nel loro insieme (con un significativo potenziamento d’immagine) acquisirebbero sul territorio. Sono certamente obiettivi complessi, ma non si può pensare che la soluzione di problemi sostanziosi risieda in piccole formule.

Il documento non chiarisce quali siano i risultati attesi, quali gli investimenti in risorse umane per realizzarli, quale business plan sia stato predisposto.

Tralasciando ogni altra critica, ci pare di poter dire che il nucleo del documento è alla fine condensato nella frase “Un punto di riferimento essenziale per l’attivazione del nuovo percorso e che rimarrà un segno caratterizzante anche il nuovo Polo della cultura è il progetto di Gae Aulenti, articolato e di grande valore.” (p. 8), con l’ulteriore specifica “Saranno gli Istituti a decidere le traiettorie lungo le quali ripensare le attività e le proposte culturali alla luce delle nuove potenzialità che il polo offre. L’architettura complessiva del progetto in questa fase mira a costruire le condizioni fisiche – disponibilità di spazi adeguati per le funzioni e loro intersezioni…” (p. 16). E a conferma di ciò constatiamo che l’unico vero progetto presentato è quello architettonico.

La nostra preoccupazione principale, per quanto riguarda quest’ultimo, è di carattere generale: la struttura del progetto architettonico dovrebbe da un lato attenersi alla sobrietà e alla flessibilità degli spazi (che valorizzerebbero anche il palinsesto storico dell’edificio), e dall’altro comunicare con immediatezza il messaggio fondamentale che riguarda il suo contenuto. Ci sembrerebbe un’occasione perduta se, potendo intervenire globalmente su un edificio di tale valore per la città, ne venissero per così dire ‘spezzettate’ le funzioni rendendo l’insieme appannato. Solo la coerenza nella destinazione degli spazi può rafforzare e comunicare correttamente il messaggio identitario del Polo culturale pensato e destinato alla città. Sono a nostro parere le attività laboratoriali e la ricerca, lo sviluppo di prodotti creativi con elevato contenuto culturale e tecnologico collegati al patrimonio storico e contemporaneo, che rappresentano il centro del Polo, il motore capace di restituire valore e significato, di riportare la cultura nel cuore dei cittadini, e come tali queste attività dovrebbero occupare lo spazio più importante e di immediata visibilità.

Non ci pare perciò che il miglior luogo a cui destinarle siano i sotterranei, e riteniamo viceversa fuori luogo l’assegnazione del cuore architettonico dell’edificio a una non meglio definita sezione della Biblioteca Estense. Riproponiamo perciò la nostra richiesta di non trasferire – neppure parzialmente - la Biblioteca Estense e di rendere più coerente e identitaria la scelta del “Polo per l’immagine”. La dimensione e il posizionamento della “sala di lettura” della Biblioteca Estense con centinaia di postazioni (e probabilmente limitata al solo patrimonio librario che sarà trasferito al Palazzo Sant’Agostino) ci risulta poco comprensibile. Se mai potrebbe essere individuata la sede opportuna per una “sala studio”, svincolata dai servizi di prestito e consultazione propri di una biblioteca. Le “sale studio” (che offrono postazioni per lo studio e la ricerca on-line, ma non richiedono la presenza di depositi librari accessibili per la consultazione) hanno una forte capacità di aggregazione, utile alla frequentazione e alla vivacità dei luoghi, ma nulla hanno a che fare con le sale di lettura di biblioteche storiche il cui utilizzo come sale di studio va anzi considerato improprio. La “sala di lettura” che, secondo il progetto, dovrebbe occupare la parte centrale e più prestigiosa del Palazzo Sant’Agostino, avrebbe scarso utilizzo in quanto tale, e aggraverebbe invece considerevolmente l’onere di personale che l’Estense dovrebbe mettere a disposizione e che sappiamo già oggi ridotto a poche unità (infatti non risulta che siano stati presi accordi in tal senso con il MIBACT).

Rimangono pertanto ancora valide, nonostante i notevoli miglioramenti apportati al progetto, le seguenti domande che poniamo all’attenzione di questa Conferenza di Servizi:

  1. Come si immagina che potrebbe essere comunicata ai visitatori e agli utenti in modo chiaro e immediato l’identità dell’edificio come “Polo per l’immagine contemporanea” se l’accesso e il corpo principale venisse destinato ad ospitare una sezione di interesse molto settoriale del patrimonio della Biblioteca Estense? Si riconosce una qualche coerenza sintattica tra questa nuova visione del Polo che intende rivolgersi alla città ‘viva’ e gli aspetti del vecchio progetto architettonico che vengono confermati?
  2. I costi per realizzare un progetto costoso come quello di Gae Aulenti sono giustificati e sostenibili? E la Fondazione stessa, in che misura è disposta a investire nei muri e negli arredi invece che nella sostanza dei progetti e delle azioni, in particolare quelli relativi ai laboratori e alla ricerca?
  3. In che modo concreto gli “Indirizzi strategici” intendono dare propulsione alla convergenza più ampia tra tutti gli Istituti culturali della città? Ci si sarebbe attesi che dal progetto venisse una spinta innovativa più coraggiosa, mentre ci pare che il risultato di una reale coesione rimanga affidato alla disponibilità degli Istituti stessi, alcuni dei quali sembrano ancora concentrati settorialmente sulla propria identità e il proprio ruolo.
  4. Esistono le condizioni perché questo progetto possa reggere il confronto con progetti analoghi a livello europeo e risultare innovativo? Certamente la dimensione quantitativa dell’intervento lo renderà visibile, ma è l’aspetto culturale che ancora non ci pare in grado di suscitare un’attenzione che non sia solo episodica e raccogliere autorevoli citazioni da parte della critica internazionale.
  5. Qual è la previsione di spesa per quanto riguarda la gestione del progetto a regime? Quali definitivi accordi sono stati presi con tutti i soggetti interessati per garantire il funzionamento, con personale adeguato per numero e competenze, dell’intero complesso del Palazzo Sant’Agostino?


Redazione La Pressa
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