Di questo tema si parlerà domani, venerdì 25 febbraio, alle 17.30 al Teatro San Carlo di Modena in una conferenza con il professore Giovanni Ibba, docente di Ebraico presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze e direttore editoriale di «Egeria. Rivista di scienze religiose».
Chi fossero le persone che hanno avuto così cura di tutta questa letteratura, che praticamente comprende quasi tutta la produzione del pensiero giudaico fino al I secolo a.C. e anche qualcosa del I secolo d.C., non è dato saperlo con certezza. Sicuramente a Qumran non sono state rinvenute opere che si possano collegare direttamente a correnti di pensiero come quella dei sadducei o dei farisei o, tanto meno, dei cristiani. Secondo quanto è stato accertato, si può comunque dire che in base a certe opere trovate nelle grotte, come la Regola della Comunità o il Documento di Damasco, ci dovevano essere gruppi di fedeli che in qualche modo si avvicinavano al pensiero degli esseni, almeno per quanto ne sappiamo dalle testimonianze di Plinio, Flavio Giuseppe e Filone Alessandrino. L’ipotesi oggi più accreditata è quella detta di Groningen, che spiega come coloro che oggi chiamiamo per comodità “qumranici” appartenevano originariamente al movimento degli esseni, il quale era molto vasto e dal quale si sarebbero resi in qualche modo autonomi.
Dopo aver illustrato il complesso degli scritti ritrovati a Qumran (III sec. a.C. - I d.C.), la conferenza approfondirà le concezioni antropologiche e teologiche che da essi emergono: natura del male, contrapposizione tra luce e tenebre, natura del patto con Dio, figura del Maestro di Giustizia.
Stefano Soranna



