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Mutina splendidissima ultimo atto: inaugura la mostra

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Sabato 25 novembre al Foro Boario. I reperti e le opere d’arte, accostati a testimonianze da altri musei italiani, affiancano le ricostruzioni virtuali


Mutina splendidissima ultimo atto: inaugura la mostra

Le celebrazioni dei 2.200 anni dalla fondazione della città romana culminano sabato 25 novembre alle 18 al Foro Boario di Modena (via Bono da Nonantola), dove inaugura “Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità”, mostra a cura di Musei civici di Modena e Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio di Bologna con sostegno di Fondazione Cassa di risparmio di Modena e Regione Emilia - Romagna e patrocinio di Unimore, Università di Modena e Reggio Emilia.

Definita da Cicerone “firmissima et splendidissima”, una delle più importanti colonie romane dell’Italia settentrionale, “Mutina” è sotto le strade del centro storico, custodita dai depositi delle alluvioni di età tardoantica. Con le celebrazioni 2017 si è voluto renderla percepibile con diverse iniziative e ora con la mostra che ne racconta le origini, lo sviluppo e il lascito trasmesso alla città moderna. Un racconto in un linguaggio accessibile, fondato su dati archeologici e storici esaminati con sguardo pluridisciplinare grazie alle collaborazioni di studiosi di diversi ambiti scientifici.

La mostra, parte del progetto “2.200 anni lungo la via Emilia” che coinvolge anche Parma e Reggio Emilia, è stata presentata oggi da Gianpietro Cavazza, assessore alla Cultura; Francesca Piccinini, direttrice dei Musei civici; Luigi Malnati, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara; Roberto Balzani, presidente dell’Ibc (Istituto Beni culturali artistici e naturali della Regione Emilia – Romagna); Matteo Al Kalak, di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

Nell’esposizione, curata da Luigi Malnati, Silvia Pellegrini e Francesca Piccinini, i reperti e le opere d’arte, accostati a testimonianze provenienti da numerosi musei italiani, affiancano le ricostruzioni virtuali dei principali monumenti di Mutina (le mura, il foro, l’anfiteatro, le terme, una domus) realizzate a cura di Altair4 Multimedia e coinvolgenti videoracconti che fanno da contrappunto alla descrizione dalle città dal periodo precedente la sua fondazione, nel 183 a.C., alla decadenza nella tarda età imperiale. Tra le novità che si presentano per la prima volta al pubblico, decorazioni parietali con scene tracciate con pigmenti pregiati e stucchi a rilievo, equiparabili a quelli di Pompei, esposte a fianco di elementi di arredo di pregio artistico.

Spazio in mostra anche alle testimonianze delle produzioni di eccellenza che le fonti attribuiscono a Mutina: lucerne e laterizi, vino e lane, tra le più pregiate e ricercate dell’impero, tanto da esser ricordate nell’Editto dei prezzi (III sec. d.C.).

Una sezione è dedicata ai profili dei Mutinenses, dai primi coloni ai cittadini emigrati in altre regioni dell’impero, svelati coniugando dati epigrafici e storici che consentono di ricostruire il profilo sociale multiforme e variegato della città.

Dati geologici, archeobotanici e archeozoologici presentati con linguaggio semplice permettono di conoscere l’assetto ambientale di 2200 anni fa; alluvioni e terremoti, che hanno profondamente mutato il paesaggio, soprattutto in coincidenza con la fine dell’impero romano e le invasioni barbariche, sono ora interpretati anche alla luce dei recenti fenomeni naturali che hanno colpito il territorio. In ogni sezione archeologica uno degli oggetti esposti è affiancato dalla sua riproduzione che il pubblico potrà toccare e percepire non solo la forma o le decorazioni, ma anche il materiale. Il laboratorio che li realizza (3D ArcheoLab) usa infatti polveri che simulano la materia originaria, sia essa marmo, bronzo o ceramica.

La sezione sul periodo tardo-antico e l’alto-medioevo affronta il tema della continuità della città antica e costituisce la cerniera tra le due parti della mostra: tra dimensione archeologica e dimensione storico-artistica.

Il tema dell’eredità si sviluppa nella seconda parte evidenziando momenti significativi, con opere d’arte e documenti da diversi musei e biblioteche italiane, numerosi video e due ricostruzioni virtuali curate da Altair delle antichità esposte nel Rinascimento intorno al Duomo e della perduta Galleria delle antichità di Francesco II a Palazzo ducale. La costruzione del duomo ad opera dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo, nel quale il rapporto con l’antichità appare strettissimo, costituisce la giuntura tra la città antica e quella moderna. Nel periodo rinascimentale diventa più consapevole il richiamo al glorioso passato romano della città, le cui vestigia sono pubblicamente esibite nei luoghi più significativi. Tra Sei e Settecento il tema si declina tra passioni collezionistiche, richiamo ad un’antichità esemplare e nascita della tradizione erudita legata al nome di Muratori, che culmina nel primo ‘800 con la creazione del Museo Lapidario Estense. La precoce nascita di una cultura scientifico sperimentale a metà ‘800 e la fondazione del Museo Civico in età post-unitaria determinano approcci diversi al recupero della città sepolta fino al progressivo affermarsi nel ‘900 di una politica di tutela e valorizzazione.

La mostra è visitabile fino al 8 aprile 2018 da martedì a giovedì 9-14; venerdì 9-22; sabato, domenica e festivi 10-19; lunedì chiuso, aperto il 25 dicembre, 1 gennaio 16-20. Biglietti: intero € 10; ridotto € 7 e 5. Gratuito la prima domenica di ogni mese. Informazioni sul sito web (www.mutinasplendidissima.it).



Redazione La Pressa
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