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Requiem Leoncavallo, tutti in piedi per i pupilli della Kabaivanska

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Celebrazioni Pavarotti. Positiva la esibizione di ieri sera del soprano Marily Santoro, del tenore Reynaldo Droz e del baritono Daniel Kim Sunggyeul


Requiem Leoncavallo, tutti in piedi per i pupilli della Kabaivanska

È una domenica di luglio, il 29 luglio del 1900. Siamo a Monza e Umberto I di Savoia, re d’Italia dal 9 gennaio 1878, è appena sceso dai gradini del palco di un concorso ginnico. Sono le 22.30 e il Re sale sulla prima delle due carrozze regali. Si sporge per salutare gli atleti e la folla che si è accalcata intorno alla carrozza, quando dalla ressa s’avvicina un uomo che gli esplode contro tre colpi di rivoltella. È Gaetano Bresci, un anarchico. La gente fugge impaurita, i cavalli s’impennano, ma il conducente riesce a domarli e, con un colpo di frusta, indirizza i destrieri verso la reggia, che è raggiunta al galoppo. Umberto I cade in avanti, contro le ginocchia del generale Avogadro di Quinto che, spaventato, gli chiede dove è stato ferito, per poter com prendere la gravità della situazione. “Non credo sia niente di preoccupane”, risponde il sovrano, ma pochi minuti dopo esala l’ultimo respiro. La regina Margherita, forse avvertendo il pericolo, aveva tentato di dissuadere il marito dall’andare a quel concorso, ma un re deve mantenere la parola data e Umberto I aveva dato la sua: nulla gli avrebbe impedito d’essere presente a quel concorso. Il sovrano sabaudo, che aveva ereditato il regno da Vittorio Emanuele II, era un tipo tosto: aveva già subito un attentato a Napoli nel 1878 e a Roma nel 1897, sempre da parte degli anarchici, ma non erano andati a buon fine e lui, per nulla intimorito, aveva liquidato il tutto con un “Sono gli incerti del mestiere di re”, creando il mito del sovrano buono e coraggioso come il padre.

Per commemorare il secondo Re d’Italia, così barbaramente ucciso, fu chiamato Ruggero Leoncavallo a comporre una Messa da Requiem che, misteriosamente, rimase incompiuta. A quel tempo, il musicista era impegnato nella realizzazione dell’opera “Zazà”, ricordata solo per due arie rimaste in repertorio (O mio piccolo tavolo e Zazà, piccola zingara) ma i musicologi, che hanno potuto analizzare la partitura del Requiem nella sua ricostruzione, sono stati tutti concordi nell’affermare che è secondo solo a quello scritto da Verdi per bellezza delle melodie e forza drammatica dell’intera struttura. L’ascolto di ieri sera ha confermato appieno quest’impressione ed è stata un’ottima scelta ricordare con quest’opera monumentale Luciano Pavarotti e con lui lo stesso Autore del Requiem, morto a Montecatini Terme il 9 agosto 1919.

La composizione, ora ricostruita dal musicologo Jószsef Ács, ha impegnato ieri sera tre giovani e belle voci già in carriera della “scuderia” Raina Kabaivanska, docente al Vecchi Tonelli e presente ieri sera ad ascoltare i suoi pupilli: il soprano Marily Santoro, il tenore Reynaldo Droz e il baritono Daniel Kim Sunggyeul. A dirigere l’Ensemble della Fondazione Teatro Comunale di Modena e il Coro Lirico, è stato il maestro János Ács, che lavorò con Luciano Pavarotti in tanti concerti. Applausi calorosi per la grandiosità della musica e l’esecuzione appassionata, convincente in ogni sua parte. Questa sera tocca a Fiorella Mannoia con lo spettacolo “Un abbraccio senza confini” e sicuramente si potrà ascoltare la canzone “Caruso”, che nel 2001 fu interpretata in duetto da Pavarotti e la stessa cantante.

Massimo Carpegna

Nella foto una immagine della Kabaivanska con Pavarotti



Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Direttore d'orchestra compositore con partitu..   Continua >>


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