'È innegabile che le aziende del distretto ceramico modenese abbiano portato lavoro e ricchezza sul territorio del distretto dal dopoguerra ad oggi. Queste attività hanno però avuto impatti drammatici sul territorio: una cementificazione enorme, con il 15,3% del suolo del distretto ceramico ricoperto da capannoni industriali, case, centri commerciali e strade, con punte del 35,3 % a Fiorano e del 27,7 % a Sassuolo; un significativo inquinamento delle acque e dei suoli, con una delle principali aree nazionali da bonificare (4,35 ettari contaminati da metalli pesanti e amianto) sulle rive del torrente Tiepido; ampie aree di cava (48 cave autorizzate, di cui 29 attive dalle quali si estraggono 827.000 metri cubi all’anno di ghiaia, sabbia e argilla); inquinamento atmosferico (83 sforamenti di PM10 oltre i limiti consentiti nel 2017); un ingente consumo energetico (il settore ceramico consuma 1500 milioni di metri cubi all’anno di gas metano, con un fabbisogno di energia elettrica di 1.800 GWh/anno)'. Così in una nota Legambiente Modena, Formigine e Sassuolo.
'Dopo la crisi economica che ha colpito il settore nel 2009, il rapporto tra benefici ed impatti si è ulteriormente ampliato, con enormi aree dismesse e capannoni vuoti. La realizzazione della Bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo, un'opera costosa e inutile 'doppione' della superstrada Modena-Sassuolo realizzata da anni, infliggerebbe un ulteriore colpo ad un territorio così degradato e non costituirebbe in ogni modo un passo in avanti per la sostenibilità della logistica, un settore che non ha registrato le innovazioni che invece hanno interessato, con positive ricadute ambientali, il prodotto ceramico e i processi produttivi. Al contrario, sia all’ambiente sia al settore produttivo potrebbe fare bene il completamento delle infrastrutture a servizio degli scali merci di Marzaglia e Dinazzano, a partire dalla realizzazione di un collegamento ferroviario tra i due impianti.
Così come sarebbe importante, all’interno del distretto, ridurre gli spostamenti dei singoli TIR e realizzare il sistema di “transit point”indicato dal progetto Demetra già negli anni Novanta, prevedendo inoltre la vendita delle merci 'franco destinazione' anziché 'franco fabbrica'. Purtroppo la politica non sembra voler arrestare la costruzione della Bretella, che viene presentata come necessaria soprattutto al settore ceramico - chiude Legambiente -. Per questo crediamo che un atto di responsabilità da parte degli imprenditori del settore verso il territorio sarebbe quello di dichiarare che questa autostrada a loro non serve e che quello di cui hanno bisogno è un sistema di trasporto delle merci su ferro: si tratterebbe di una soluzione meno inquinante e meno energivora del trasporto su gomma, e consentirebbe di fare risposta anche ai pressanti appelli dei Paesi alpini per ridurre il transito dei TIR attraverso i loro territori.


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