Chiusura in fortissimo calo per la Borsa di Milano con l’indice Ftse Mib che perde l’11,17% a 18.475,91 punti. Si tratta del secondo maggiore ribasso in una sola seduta dalla nascita dell’indice nel 1998 dopo quella successiva al referendum sulla Brexit del 24 giugno 2016.
I mercati azionari di tutto il mondo hanno assistito a uno degli crolli più drammatici di sempre dopo che la rottura tra Arabia Saudita e Russia, due delle più grandi nazioni produttrici di petrolio al mondo, ha innescato un crollo del prezzo del greggio, spaventando ulteriormente gli investitori già in preda al panico da due settimane per via della diffusione globale del coronavirus.
Apertura da tracollo per Piazza Affari con il Ftse Mib che questa mattina è arrivato a perdere oltre l’11%. L’indice ha poi riguadagnato in mattinata un paio di punti, dopo la comunicazione del Mef sull’impegno del governo a mantenere i conti in ordine e l’annuncio di provvedimenti vigorosi in tempi rapidi per sostenere l’economia.
Oltre all’emergenza coronavirus a pesare sui listini la cosiddetta ‘guerra del petrolio‘, con il prezzo del barile ancora in calo dopo la decisione dell’Arabia Saudita di non limitare la produzione e l’attesa di un ulteriore abbassamento dei prezzi.
Penalizzati i titoli del comparto. Si segnalano per eccesso di ribasso alcuni titoli che non sono entrati in contrattazione e altri ritirati. Sul piano dei titoli pubblici, il differenziale tra Btp e Bund tedeschi è arrivato a toccare quota 230, e ora è ridisceso a 196.Qualcuno, già ieri e poi alla luce del crollo di stamane, ha invocato la chiusura della Borsa. Ma la Consob interviene per dire che non sarebbe la decisione giusta, non servirebbe e non farebbe altro che creare “problemi di mercato di non facile soluzione nell’immediato futuro”.
La Consob “non ha evidenza che gli andamenti della Borsa italiana siano riflesso di attacchi speculativi, salvo che non si voglia attribuire a questo termine la reazione degli operatori alle incertezze sul futuro generate dagli effetti del coronavirus sull’economia. Questi effetti non sono correggibili con decisioni restrittive di Borsa, soprattutto se queste avvenissero in modo indipendente dai paesi membri dell’Unione Europea che sono investiti dagli stessi problemi che colpiscono l’Italia”. E’ quanto si legge in una nota dopo gli ultimi sviluppi del coronavirus e soprattutto a fronte dello shock sui prezzi del petrolio (-30%).
La Consob ritiene che “la temporanea sospensione delle contrattazioni di singole azioni, intesa come pausa di
Pesanti ribassi anche per i titoli del settore petrolifero, dopo che il prezzo del greggio a New York è sceso a 33 dollari al barile, registrando il maggior calo giornaliero dal 1991, ai tempi della Guerra del Golfo. ENI ha perso il 20,9% a 8,1 euro, mentre Saipem ha lasciato sul terreno il 21,5% a a 2,224 euro. Male anche Tenaris (-21,4% a 5,77 euro).
Ribassi pesanti anche per i titoli bancari con Bper Banca che anche oggi chiude la seduta di Borsa a 2,62 perdendo il -13,58% (Unipol 3,489 -10,74%); Unicredit chiude a -13,44 a 8,614 euro, Credem - 7,40 a 3,755 euro.
Hera chiude a 3,554 con un ribasso del 8,54%


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