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Sciopero per il contratto, trema la grande distribuzione

Sciopero per il contratto, trema la grande distribuzione

Nel venerdì che anticipa il Natale gli operatori della distribuzione cooperativa e delle associate a Federdistribuzione si asterranno dal lavoro


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La Filcams CGIL ha proclamato, per il prossimo 22 dicembre, lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori della Distribuzione Cooperativa e delle aziende associate a Federdistribuzione. Una mobilitazione massiccia che potrebbe mettere in crisi supermercati e centri commerciali in uno dei giorni clou dell'intero anno. Anche se c'è da dire che dalla loro parte i grandi gruppi di gestione della grande distribuzione, hanno i numeri e le percentuali delle precedenti mobilitazioni. In costante calo. Dal circa 10% di 3 anni fa al 6,5% dell'ultima mobilitazione, un anno fa. Se le percentuali rimanessero queste, allora ci si potrebbe fermare ai piccoli disagi, ma se l'adesione fosse più alta, in relaziona all'alta affluenza di consumatori nel venerdì antecedente il Natale, l'impatto potrebbe essere maggiore.  Non a caso lo sciopero - si legge in una nota del sindacato CGIL - è stato fissato nel venerdì antecedente il Natale, con l’obiettivo di rendere più efficace la mobilitazione. Lo sciopero potrà essere articolato diversamente dalle strutture territoriali, con la previsione di 4 ore da effettuarsi lo stesso 22 dicembre e le ulteriori 4 ore da programmare a livello locale, anche al fine di effettuare scioperi improvvisi, entro il 6 gennaio 2018.

Federdistribuzione: i motivi dello sciopero

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“Ormai da 4 anni, le aziende della Grande Distribuzione Organizzata associate a Federdistribuzione (Ikea, Pam e Panorama, Auchan, Carrefour, Leroy Merlin, Esselunga), impongono unilateralmente l’applicazione di quello che a tutti gli effetti risulta essere un regolamento associativo, residuo del precedente Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Terziario, Distribuzione e Servizi scaduto nel 2013”, afferma Maria Grazia Gabrielli, Segretaria Generale della Filcams Cgil Nazionale.

“L’associazione datoriale infatti”, sostiene Gabrielli, “disconoscendo quanto garantito da disposizioni costituzionali in materia, non solo si rifiuta di definire un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di settore, tanto da aver cessato ogni trattativa, ma continua a rendersi indisponibile anche ad applicare il rinnovo del Contratto Nazionale Confcommercio del 2015, determinando per le lavoratrici e i lavoratori un danno sia dal punto di vista retributivo che contributivo.”

Distribuzione Cooperativa: i motivi dello sciopero

“Forte preoccupazione anche per il Contratto Nazionale della Cooperazione”, continua la Segretaria Generale della Filcams Cgil, “scaduto ugualmente da quattro anni. Abbiamo esortato ancora una volta le imprese della Distribuzione Cooperativa a definire velocemente una soluzione negoziale per avere una  cornice di riferimento utile ad  affrontare le particolarità aziendali.”

“Nonostante i proclami di voler rinnovare il Contratto Nazionale”, conclude Gabrielli, “le cooperative pretendono di trovare una mediazione tutta sbilanciata a favore delle  imprese, partendo da un insostenibile arretramento dell’attuale disciplina del trattamento di malattia.

Il nuovo Contratto che vorrebbero le Coop peggiorerebbe diritti e retribuzione a fronte di un aumento salariale complessivamente più basso di quello di Confcommercio.”

“Ad aggravare ulteriormente la difficile situazione contrattuale”, tiene infine a precisare Gabrielli, “contribuiscono le tante vertenze che coinvolgono i gruppi e le imprese del comparto distributivo, le procedure di licenziamento collettivo, le disdette dei contratti integrativi aziendali, l’adozione unilaterale di nuovi modelli organizzativi, che, oltre ad avere determinato un preoccupante decremento occupazionale, hanno sancito un forte peggioramento delle condizioni di lavoro per decine di migliaia di lavoratori

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