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Conte ha tirato troppo la corda e la corda, forse, si è rotta

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Lo strappo politico nel discorso di ieri ha svelato il ben più grave strappo istituzionale che si sta consumando da settimane. Rendendo l'immagine dell'Italia più debole agli occhi dell'Europa


Conte ha tirato troppo la corda e la corda, forse, si è rotta
Dopo settimane di conferenze stampa senza contenuti concreti su decreti ancora da scrivere, ancora da pubblicare e da ufficializzare, di conferenze stampa trasformate da una incomprensibile, presuntuosa ed irrispettosa (anche per il mondo dei media) strategia comunicativa, in pseudo messaggi alla nazione, ieri sera Conte, nel suo ennesimo discorso, ha tirato la corda, e la corda si è rotta. Non tanto sul pur importante fronte politico (che fornendo agli occhi dell'Europa l'immagine di un governo isolato e scollegato dal Parlamento certo non aiuta la causa dell'Italia), ma soprattutto sul fronte istituzionale e costituzionale.

Conte, che già nei giorni scorsi, e nei precedenti, aveva portato all'estremo l'uso delle proprie prerogative istituzionali (giustamente amplificate dall'emergenza straordinaria ed epocale come quella che il nostro Paese sta attraversando), ha trasformato il nuovo messaggio/conferenza di ieri sera, che poteva e doveva essere informativo, chiaro e rassicurante, nel suo contrario. Conte ha trasmesso nervosismo, e ha rappresentato, in maniera plastica, il suo auto-isolamento istituzionale, politico e parlamentare. Ha rappresentato chiaramente la frattura esistente non tanto sul piano politico, ma su quello dei rapporti tra i diversi organismi centrali e periferici dello Stato. Frattura tra governo e parlamento confermate dal ricorso alla fiducia per provvedimenti epocali, tra governo e parti sociali, tra lo Stato ed un paese reale, anzi una comunità-Paese che sta dando non tanto grazie, ma nonostante le inadeguatezze istituzionali (perdonabili e giustificabili solo per rispetto non solo delle istituzioni stesse ma del ruolo di un uomo che la storia ed il destino ha voluto a sostenere un peso enorme, al comando della nave nella burrasca più devastante del dopoguerra), che indeboliscono, anziché rafforzare, l'immagine dell'Italia agli occhi dell'Europa e del mondo. Soprattutto di quella parte di europa (e se parliamo di una inesistente europa politica la lettera minuscola è voluta), che evidentemente spera in un crollo dell'Italia e nel suo definitivo commissariamento.

L'immagine nuovamente emersa a livello istituzionale è quella confusa, senza punti di riferimento data nei giorni scorsi. La confusione emersa nei giorni scorsi nelle invasioni di campo reciproche tra ruoli politici, istituzionali, tecnici, scientifici, di protezione civile, ognuno a briglia sciolte non solo nella gestione ma anche nella comunicazione dell'emergenza al Paese, ha avuto nell'ennesimo tentativo di Conte di riportare ordine ponendosi come uomo forte, la sua conferma. 

Con il peso ed il carico dato ai propri messaggi all'Italia e l'utilizzo che di questi ne è stato fatto in chiave personale e politica, Conte ha mostrato, ieri sera, l'entità di questa frattura, l'arroganza di un potere forzatamente e pericolosamente voluto in questa fase senza bilanciamento parlamentare, e ha perpetrato l'utilizzo svilente di prerogative istituzionali e di governo eccezionali. Ieri sera miseramente piegate a livello di comizio politico. Conte, ieri sera, non ha svilito i suoi avversari politici, ma se stesso, il suo ruolo istituzionale e di governo che oggi, che piaccia o no, è anche quello dell'Italia nello scacchiere europeo. L'attacco politico a Salvini e Meloni, che poteva essere relegato in ina battuta da TG, in quella sede ed in quelle forme che oggi tanto rallegrano la sinistra, ha rappresentato un segno di grande debolezza capace di indebolire, a sua volta, proprio perché in quella sede, l'immagine dell'Italia. Ripetendo ieri sera questo gioco, che gioco non è, Conte ha tirato la corda, anche con i grandi media, stufi di essere sviliti nel loro lavoro di accettazione passiva di prassi comunicative che non si perdonerebbero nemmeno ad un sindaco di un paesello, e la corda questa volta, forss, si è davvero rotta.

Gianni Galeotti

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