'E' tutto a posto, la situazione è sotto controllo, con il calo degli sbarchi non ci sarà più problema'. Così Matteo Salvini liquida, a domanda dei giornalisti nel breve passaggio davanti ai microfoni locali e nazionali prima di salire sul palco di Piazza Matteotti, una delle questioni più care alla Lega, in termini elettorali, sia un anno e mezzo fa, alla vigilia delle elezioni politiche, sia oggi, alla vigilia delle elezioni amministrative ed europee: quello legato all'accoglienza dei richiedenti asilo, che è unito temporalmente prima e dopo sia all'ingresso dei migranti nel nostro Paese sia a quello del controllo e del rimpatrio (anche attraverso i CPR), degli stranieri irregolari (senza fissa dimora e clandestini, mai entrati nei circuiti e nei percorsi dell'accoglienza), e di quelli irregolari, che nei percorsi di accoglienza ci sono entrati ma ne sono usciti malissimo perché una volta giunti davanti alla commissione ministeriale e prefettizia (dopo un anno di accoglienza con vitto, alloggio pocket money giornaliero), hanno visto rigettare la loro richiesta di asilo. Per il 60% circa dei casi. Rigetto solo in parte rimediato, per alcune piccole percentuali, da permessi di soggiorno per motivi umanitari (poi bloccati con il decreto sicurezza del novembre scorso varato dal Ministro Salvini insieme alla riduzione della diaria, da 32,5 a 19 euro iva esclusa per ogni singolo migrante messa a disposizione dei gestori dell'accoglienza).
Riassumendo, il sistema per gestire la 'questione immigrazione', basato su 4 passaggi nodali strettamente interconnessi (sbarchi/arrivi, accoglienza, integrazione per i regolari e rimpatri per gli irregolari), presenta oggi, così come presentava ieri con i governi Renzi e Gentiloni (in cui si registrò il record di partenze e sbarchi e, direttamente proporzionale, il triste record di morti in mare), gli stessi problemi di ieri, se non di più di ieri.
La Lega per prima, è dichiaratamente consapevole che vista l'enorme quantità di stranieri, arrivati (anzi, in molti casi prelevati dalle navi degli scafisti a quelle delle Ong senza un filtro ed un controllo), dai porti della Libia, durante i governi Renzi e Gentiloni, non basta ridurre gli sbarchi, non basta nemmeno azzerarli (riduzione già iniziata con lo stesso Ministro Minniti che attraverso seppur discutibili nelle regole di ingaggio accordi con la Libia aveva ridotto gli afflussi già dal dicembre del 2017), per affrontare in maniera strutturale, e soprattutto provare a risolvere, il caos generato da un sistema di accoglienza che si è dimostrato costoso e fallimentare
Salvini, che la Lega lo ammetta o meno, fino ad ora, di questo non se ne è occupato o almeno, non ha più posto questi nodi come priorità. Ed le criticità del sistema stesso, composto dai quei quattro nodi di cui si è parlato, è stato affrontato dalla Lega soltanto per uno, quello degli sbarchi, confermando e rafforzando con la chiusura dei porti, quella riduzione nel numero degli arrivi, già avviata nel 2017.
Perché il resto è melina, più o meno strumentale, anche al netto della campagna elettorale dove gli slogan la fanno, prevedibilmente, da padrone.
A questo si aggiunge che l'abbandono degli impegni e degli annunci fatti già un anno e mezzo fa dall'allora candidato e poi ministro dell'Interno Salvini, sull'apertura dei CPR, ed in particolare quello di Modena (confermato ieri dalla totale mancanza di riferimenti alla struttura ancora abbandonata e di fatto dimenticata da anni in via La Marmora), toglie al sistema uno degli anelli fondamentali per funzionare. Negando di fatto il controllo di centinaia di soggetti irregolari e clandestini, e la maggior parte delle possibilità di rimpatrio. Venendo meno, se non agli impegni, sicuramente agli obiettivi su un altro fronte fondamentale, ovvero quello dei rimpatri. Funzionali al funzionamento dell'intero sistema.
Pur consapevoli delle esigenza della campagna elettorale, sarebbe bello ed utile che le forze di governo e di opposizione nazionali e locali, aprissero un dibattito di merito su questi temi. Fondamentali. Per tutti. Prima del voto.
Gianni Galeotti
Nella foto: la sede dell'ex Cie (futuro CPR), chiusa ed abbandonata da anni in via La Marmora, a Modena

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