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I Curdi traditi: la banalizzazione della realtà

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Pure l'opinione pubblica si è levata contro la Turchia. L'opposizione nei confronti dell'offensiva anti-curda è pressoché unanime


I Curdi traditi: la banalizzazione della realtà
L'offensiva turca nel nord-est della Siria, finalizzata ad allontanare i curdi, che Ankara considera terroristi, dal confine, ha suscitato aspre critiche in Occidente. Il ministro degli esteri Luigi Di Maio, per esempio, ha convocato l'ambasciatore turco per comunicargli la disapprovazione del governo italiano. Lo stesso presidente del consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato pubblicamente di non approvare l'iniziativa militare contro i curdi.

Simili iniziative sono state prese da altri paesi europei mentre il Congresso statunitense e il Consiglio Europeo starebbero valutando l'ipotesi di sanzionare la Turchia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha risposto alle accuse avvertendo che se l'Europa non la smette di criticare la Turchia aprirà le frontiere lasciando passare gli oltre tre milioni di rifugiati presenti in territorio turco desiderosi di raggiungere l'Europa attraverso la rotta balcanica. Il Vecchio Continente si troverebbe quindi alle prese con una crisi migratoria come quella del 2015-2016.

Pure l'opinione pubblica si è levata contro la Turchia. L'opposizione nei confronti dell'offensiva anti-curda è pressoché unanime. La tesi di chi protesta è che i curdi siriani sono stati abbandonati dall'Occidente, e in particolare dagli Stati Uniti, e lasciati alla mercè delle armate turche. Ciò avviene dopo che i curdi, per anni, hanno combattuto, e sono morti, nella guerra contro lo Stato Islamico. In sostanza i curdi sono stati traditi dall'Occidente dopo aver combattuto una sanguinosa guerra per suo conto. L'Occidente non ha rispettato l'obbligo morale nei confronti dei curdi, ovvero proteggerli dalle grinfie di Erdogan.

La complessità della partita che si sta giocando a est dell'Eufrate viene quindi ridotta a un tradimento, a una questione morale che divide gli attori in “buoni” (i curdi) e “cattivi” (la Turchia ma anche l'Occidente, che ha tradito i curdi).

Prendere posizione, protestare per l'aggressività turca e difendere la causa curda è sacrosanto e comprensibile. Però sarebbe bene prima comprendere un minimo ciò che sta accadendo in Siria e poi prendere posizione. Non il contrario.

Innanzitutto bisogna essere ben consapevoli della natura degli attori in campo. Per semplificare, gli attori in campo sono tre. La Turchia, i curdi siriani, l'Occidente, dove per Occidente s'intendono gli Stati Uniti e gli Stati membri dell'Unione Europea. La Turchia e l'Occidente sono degli Stati, ma non Stati qualunque. Si tratta di Stati legati da decenni da un'alleanza militare – la Nato – anche se bisogna dire che la Turchia si sta permettendo una certa libertà d'azione che ha creato tensioni con gli Stati Uniti.

Inoltre l'Unione Europea è legata alla Turchia da un accordo molto delicato che ha a che fare con la questione migratoria. Essenzialmente l'Ue paga (profumatamente) la Turchia per tenersi i rifugiati. I curdi siriani non sono uno Stato e non sono legati da vincoli di alleanza agli altri due attori. I curdi siriani forse vorrebbero avere uno Stato ma di fatto non ce l'hanno.

Considerando i legami strategici esistenti tra Stati occidentali e Turchia, c'è davvero da sorprendersi se essi stanno permettendo ad Ankara di attaccare i curdi?

Oltre a ciò bisogna tenere presente che le potenze occidentali non sono presenti militarmente nella Siria nord-orientale, eccetto un migliaio circa di soldati americani. Non si può pensare di influenzare il corso di una guerra senza avere una presenza militare sul campo.

In più non si può ignorare la drammaticità del rapporto tra il governo turco e i curdi. Da decenni Ankara è impegnata nel sud-est della Turchia in un conflitto contro i gruppi politici curdi che hanno scelto la via della lotta armata, Pkk in primis. Stiamo parlando dei curdi turchi, non di quelli siriani.
Forse ci si dimentica che i curdi vivono a cavallo di quattro Stati (Turchia, Siria, Iraq, Iran) pertanto è difficile sostenere che formino un tutt'uno omogeneo. Si può forse sostenere che i curdi ambiscano all'indipendenza o come minimo all'autonomia ma bisogna avere ben presente che i vari gruppi politici curdi hanno storicamente adottato strategie diverse per raggiungere il loro fine. Alcuni, come il Pkk, hanno scelto la lotta armata e il terrorismo. Da qui i timori di Ankara che i terroristi curdi cooperino con i curdi siriani attraverso il confine.

Sostenere la tesi del tradimento (quante volte nella storia si è gridato al tradimento?) implica la riduzione e la banalizzazione della complessità della realtà. Va bene per prendere parte ma non per capire. E come si può sostenere una parte senza prima aver ponderato gli interessi contrapposti degli attori coinvolti?

La decisione statunitense di lasciare campo libero ai turchi è criticabile in termini strategici, non morali. Così facendo gli Stati Uniti si defilano ulteriormente da un conflitto il cui esito dipenderà dall'intesa tra Russia, Iran e Turchia. Con questa decisione Washington rinuncia ad avere voce in capitolo per quanto riguarda il futuro post-bellico della Siria, lasciando che siano Mosca, Teheran ed Ankara ad occuparsi della questione. Gli Stati Uniti si defilano e il vuoto lasciato da loro viene riempito dalla Turchia, che aumenta il suo potere negoziale al tavolo con russi ed iraniani.

Il caos generato dall'offensiva turca rischia di favorire la fuga delle migliaia di prigionieri dello Stato Islamico detenuti nei campi curdi nel nord-est della Siria. Questo è un altro motivo per cui la ritirata americana è criticabile.

Ma criticare gli Stati Uniti perchè hanno tradito i curdi, i quali avrebbero combattuto una guerra per conto dell'Occidente, il quale avrebbe quindi l'obbligo morale di proteggerli, non sta né in cielo né in terra.

Una nota conclusiva: la mobilitazione di questi giorni a favore dei curdi siriani è apprezzabile. Fa piacere notare che la politica internazionale sia al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica. Sarebbe bello, e coerente, vedere la stessa mobilitazione per lo Yemen, paese da quasi cinque anni stremato da una guerra civile che ha causato una crisi umanitaria peggiore di quella siriana. Il fatto è che laggiù il “cattivo” di turno è l'Arabia Saudita, amica dell'Occidente, pertanto una presa di posizione così netta da parte degli Stati Uniti e degli Stati europei è impensabile. L'opinione pubblica, quella che si sta mobilitando per i curdi, potrebbe, e dovrebbe, compensare le lacune dei governi.

Massimiliano Palladini


Massimiliano Palladini
Massimiliano Palladini

Laureato in Scienze politiche, sociali, internazionali all'università di Bologna, studia Relazioni internazionali ed Europee all'università di Parma. Aspirante giornalist..   Continua >>


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