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Disuguaglianze nell'infanzia modenese: il meccanismo delle iscrizioni

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Bene per niente. Il sistema che è attualmente in vigore, non mette a disposizione tutti i posti disponibili


Disuguaglianze nell'infanzia modenese: il meccanismo delle iscrizioni

Stiamo ancora aspettando le risposte del sindaco alle mie domande sulla frammentazione del sistema delle scuole dell’infanzia modenesi che genera esclusione ed amplifica le disuguaglianze. Come stiamo ancora aspettando i chiarimenti di Adriana Querzè sulle finalità di Cresciamo.

Purtroppo, nella discussione che si è sviluppata prevalentemente sui social, prevalgono gli aspetti ideologici penalizzando così gli approfondimenti tecnici e le analisi, con relative prospettive, politiche.

Intanto, oggi voglio raccontare come funziona il centro unico delle iscrizioni alle scuole dell’infanzia modenesi. Lo posso fare con cognizione di causa essendone stato colui che lo ha ideato e proposto prima ai colleghi e poi al comune. Vediamo innanzitutto di raccontare come funzionavano le iscrizioni “ante”, circa fino a una ventina di anni fa.

COME FUNZIONAVANO LE ISCRIZIONI “ANTE”

A quel tempo, nascevano a Modena, circa 1.500 bambini. Arrivati ai tre anni, i genitori si accingevano ad iscriverli alle scuole dell’infanzia. A questo punto i bambini richiedenti il posto diventano, miracolosamente, diverse migliaia; come mai? Semplice perché il genitore, temendo di non trovare posto, iscriveva lo stesso figlio ad una comunale (una solo), poi a diverse statali (dipendendo esse da istituzioni scolastiche diverse) e poi, magari a qualche privata. Un caos infernale.

L’ATTUALE CENTRO UNICO DELLE ISCRIZIONI

Su mia proposta, in accordo con i colleghi direttori didattici, ci si accordò con il comune per un unico centro di iscrizioni per le scuole statali e comunali. Inizialmente, rimasero fuori le private, ma successivamente una parte di esse che usufruiva di contributi comunali si accordò. Bene allora, dirà qualcuno.

Bene per niente. Il sistema che è attualmente in vigore, non mette a disposizione tutti i posti disponibili; questo vale solo per le statali, le comunali, e alcune convenzionate. Le altre, in particolare le cattoliche aderenti alla FISM, mettono a disposizione solo una manciata di posti. Ed ecco allora come funziona il giochino: la scuola convenzionata X ha a disposizione 25 posti; ne cede uno (il caso è vero, anche se la media è di circa 6) al comune (pari tariffa degli accessi diretti) e se ne tiene 24 a disposizione per l’accesso diretto; in questi posti può accogliere chi vuole a suo insindacabile giudizio; chi sceglierà la scuola X che magari ha una sola insegnante per sezione? Bambini con difficoltà, figli di famiglie povere?

Tanto per fornire un dato, le scuole FISM, su circa 500 posti disponibili, annualmente, ne mettono a disposizione del centro unico, circa 130; le tre scuole basate sull’insegnamento della lingua inglese, ne mettono a disposizione 14. Il centro unico diventerà veramente unico quando tutte le scuole convenzionate metteranno a disposizione tutti i posti disponibili, fermo restando che ciascuna scuola privata può mantenere la sua totale autonomia garantita dalla costituzione, ma, allora, senza oneri per lo stato (e per il comune).

Ecco, quindi, un altro tassello di come questo sistema frammentato, contribuisce ad aumentare l’esclusione e le disuguaglianze; un sistema perfetto che nessuna coscienza democratica può accettare (sul tema delle disuguaglianze nelle scuole dell’infanzia modenesi, vedi: 2 settembre 2019, 7 gennaio, 13 febbraio, 29 aprile, 11, 13, 15, 20 e 22 maggio 2020).

QUANTO COSTANO LE PRIVATE AL COMUNE DI MODENA?

Bella domanda a cui si potrebbe rispondere in modo lapidario: molto di meno della gestione diretta e molto di più della gestione statale.

Per oggi, comunque, mi limito a riportare una frase proclamata da Aldo Moro durante la discussione sulla scuola nella Costituente: “Si è detto che si verrebbe a sussidiare la scuola non statale, a darla come in appalto. Si è detto anche che si chiede che lo Stato intervenga per sussidiare, per rafforzare, per rendere efficiente la scuola non statale. Tutto ciò è lontanissimo dalle intenzioni... Parlando di efficienza non si postulava alcun intervento dello Stato, non si richiedevano sussidi dallo Stato, ma si richiedeva semplicemente la garanzia di un'effettiva libertà'.

In attesa di ulteriori approfondimenti.

QUESTO NON E’ UN SISTEMA INTEGRATO: ECCO PERCHE’

Affinchè si possa parlare di un sistema integrato, occorrono almeno due condizioni:
- che a tutti sia garantita la possibilità di accesso su tutti i posti disponibili nelle scuole aderenti
- che ciascuno paghi la stessa retta (rapportata al reddito) a prescindere dalla scuola preferita prescelta.
- Solo in questo modo si possono garantire pari opportunità ed evitare fenomeni di esclusione, ghettizzazione e ampliamento delle disuguaglianze
A Modena, non si verifica nessuna delle due condizioni, quindi possiamo parlare di un sistema postal market applicato all’infanzia.

Franco Fondriest


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Franco Fondriest
Franco Fondriest

Sono di origine trentine, ma ho trascorso la maggior parte della mia vita a Modena. Mi sono laureato in pedagogia ed ho svolto la mia attività lavorativa prevalentemente nella mia ..   Continua >>


 

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