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Il pericolo Stati Uniti: ora si apre il fronte con la Cina

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Siamo davvero a un passo dalla fine e grazie ad una superpotenza - gli Stati Uniti - che in questi ultimi anni ha visto la sua economia sempre più insidiata


Il pericolo Stati Uniti: ora si apre il fronte con la Cina

La politica estera statunitense è rimasta ancorata al passato, a quella messa in atto dai grandi imperi come quello Romano. Gli americani si sono sempre sentiti gli eredi di Roma, forti delle loro legioni e portatori di civiltà. Ma il mondo è cambiato. Nessuno crede più a nulla e quindi è venuta a mancare la motivazione ideologica, che è fondamentale. Non si va a morire perché qualche ricco diventi ancora più ricco acquisendo nuovi pozzi di petrolio. Le guerre, ora, sono esclusivamente commerciali e Washington dimostra d’aver perso smalto.

La ragione, che gli Stati Uniti propongono per nascondere i propri affari, è sempre quella che nacque a sostegno della Seconda Guerra Mondiale: portare libertà e democrazia e gli esempi di questi interventi militari in tempi moderni sono sotto gli occhi di tutti. Naturalmente se si vuole vedere le situazioni come sono in Iraq, in Afghanistan, in Libia…
Ora, i democratici americani, che vincono sempre il nobel per la pace, iniziano con Biden la seconda fase del piano elaborato dalla Rand Corporation sotto Obama. Secondo i dati in possesso della loro intelligence e che condividono quotidianamente attraverso i media, la Russia sta arrivando al capolinea delle risorse belliche ed economiche e, quelle che ha oggi, le conserva per difendere se stessa e sopravvivere alla povertà. La sua politica estera, sempre secondo gli americani, è adesso di basso profilo, non più supportata come dovrebbe dalle armi. È arrivato quindi per Washington il momento d’iniziare ad occuparsi del vero nemico: la Cina.

La mossa per arrivare allo scacco è quella di aiutare Taiwan ad essere “libera e democratica” senza aver paura di Pechino. Per realizzare questo, è necessario che l’America riesca ad avere accesso al porto con le sue navi militari o, pensando in grande, a costruire una sua base missilistica. È la vecchia storia di Cuba al contrario, che serve per piazzare missili atomici a 30 secondi da una capitale e dai suoi principali insediamenti militari. Gli americani la chiamano First Strike, tattica del primo colpo, che porta alla vittoria, nel senso che ti spiano con le mie atomiche prima che tu possa lanciare le tue. La stessa strategia del “First Strike” è stata messa in atto in Ucraina con la traiettoria missilistica dal DonBass che è inferiore ai due minuti per colpire Mosca. La Russia ha reagito a questa minaccia e ne vediamo gli effetti devastanti in termini di città distrutte, milioni esuli e centinaia di migliaia di morti.

Cosa farà la Cina per difendersi dalle democratiche armate americane? E’ prevedibile che invaderà Taiwan e tutti noi dobbiamo sperare che Nancy Pelosi non abbia firmato alcun accordo di collaborazione o difesa: sarebbe un disastro. Ma è già un disastro, grazie agli Stati Uniti al supporto dell’Alleanza Atlantica. Russia e Cina non si sono mai amate ma ora, e grazie a Washington, hanno compreso che per salvarsi e continuare a commerciare devono unirsi contro il comune nemico. A differenza dell'America, che ha una visione monopolare come fu quella di Roma, Mosca e Pechino preferiscono conquistare i Paesi per vie interne, attraverso il commercio e la guerra, o anche solo gli attriti diplomatici, nuocciono al libero commercio.

Siamo davvero a un passo dalla fine e grazie ad una superpotenza - gli Stati Uniti - che in questi ultimi anni ha visto la sua economia sempre più insidiata da altre superpotenze che, pacificamente, si sono estese in Africa e hanno stretto rapporti commerciali con il Sud America e l’Asia. Washington si sente scalzata dal vertice della piramide, messa in un angolo. Il tempo della gloria e del “agisco come mi pare con le mie navi e i miei Marines” è agli sgoccioli e si deve intervenire, adesso o mai più. È la reazione rabbiosa di chi sta perdendo potere nei confronti di altre economie con valori diversi e più saldi, con popolazioni sterminate in confronto a quelle occidentali.

L’unica speranza per noi è che le cose non precipitino e l’America possa arrivare alle prossime elezioni, quando un “guerrafondaio” repubblicano rimetterà le cose a posto. Fu così con il Vietnam, iniziato dal Kennedy e concluso da Nixon. Già ora in America, e specialmente negli Stati del sud, questa politica aggressiva americana, che ha portato solo disagi e nessuna ricchezza, è molto contestata. Sognano il ritorno di Trump e del suo “Save America” dai pericolosi e incapaci democratici. Questa è la nostra unica speranza o vedremo la guerra su due fronti con noi in mezzo.

Massimo Carpegna



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Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Visiting Professor London Performing Academy of Music di Londra. Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli..   Continua >>



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