Mettere fine alla svendita dell’acqua pubblica e aggiornare finalmente i canoni delle concessioni, fino ad oggi totalmente irrisori. Sono le richieste del consigliere regionale Gianluca Sassi contenute in una risoluzione sulla disciplina delle acque minerali e termali e il relativo pagamento dei canoni sul loro utilizzo da parte dei privati per l’imbottigliamento. “Ad oggi solo l’Emilia-Romagna e la Puglia sono le uniche due Regioni a non prevedere ancora dei canoni per i quantitativi di acqua emunta o imbottigliata – spiega Gianluca Sassi – Un ritardo lungo ben dodici anni visto che nel 2006 la Conferenza Stato-Regioni aveva emanato un documento di indirizzo nel 2006 all’interno del quale erano contenute delle linee guide con tanto di tariffe da applicare per il pagamento dei canoni. Tariffe che però l’Emilia-Romagna non ha mai applicato”. Con la legge regionale 25 del 2017 si è deciso di basare il calcolo dei pagamenti dei canoni non più sulla superficie dei terreni dai quali viene prelevata l’acqua ma sulla quantità di acqua realmente estratta e imbottigliata. Successivamente si è deciso anche di aggiornare i canoni anche alla luce del primo rapporto tematico elaborato dal Dipartimento del tesoro del MEF sulle concessioni delle acque minerali e termali, individuando nuovi i limiti minimi e massimi da prendere a riferimento per la determinazione dei canoni delle concessioni. Vale a dire da 1,50 a 3,00 euro ogni mille litri (o frazione) di imbottigliato, ovvero da 0,75 a 2,50 euro ogni mille litri (o frazione) di utilizzato o emunto, fermo restando che è in capo alle singole Regioni la decisione circa le modalità di applicazione (in forma alternativa o integrata) delle metodologie nella determinazione dei canoni. “Ad oggi in Emilia-Romagna si trova in clamoroso ritardo su questo tema. Occorre innanzitutto recuperare il grave gap rispetto alle altre Regioni, attuare finalmente la legge regionale e rispettare l’assunto dei documenti delle regioni per cui serve considerare la risorsa naturale come un bene ‘esauribile’ e, come tale, da valorizzare nel momento del suo utilizzo” conclude Sassi.
'Acqua, Regione in ritardo: aggiornare canoni delle concessioni'
Sassi ha presentato una risoluzione per impegnare la Giunta a aggiornare i canoni per lo sfruttamento delle acque minerali e termali
Mettere fine alla svendita dell’acqua pubblica e aggiornare finalmente i canoni delle concessioni, fino ad oggi totalmente irrisori. Sono le richieste del consigliere regionale Gianluca Sassi contenute in una risoluzione sulla disciplina delle acque minerali e termali e il relativo pagamento dei canoni sul loro utilizzo da parte dei privati per l’imbottigliamento. “Ad oggi solo l’Emilia-Romagna e la Puglia sono le uniche due Regioni a non prevedere ancora dei canoni per i quantitativi di acqua emunta o imbottigliata – spiega Gianluca Sassi – Un ritardo lungo ben dodici anni visto che nel 2006 la Conferenza Stato-Regioni aveva emanato un documento di indirizzo nel 2006 all’interno del quale erano contenute delle linee guide con tanto di tariffe da applicare per il pagamento dei canoni. Tariffe che però l’Emilia-Romagna non ha mai applicato”. Con la legge regionale 25 del 2017 si è deciso di basare il calcolo dei pagamenti dei canoni non più sulla superficie dei terreni dai quali viene prelevata l’acqua ma sulla quantità di acqua realmente estratta e imbottigliata. Successivamente si è deciso anche di aggiornare i canoni anche alla luce del primo rapporto tematico elaborato dal Dipartimento del tesoro del MEF sulle concessioni delle acque minerali e termali, individuando nuovi i limiti minimi e massimi da prendere a riferimento per la determinazione dei canoni delle concessioni. Vale a dire da 1,50 a 3,00 euro ogni mille litri (o frazione) di imbottigliato, ovvero da 0,75 a 2,50 euro ogni mille litri (o frazione) di utilizzato o emunto, fermo restando che è in capo alle singole Regioni la decisione circa le modalità di applicazione (in forma alternativa o integrata) delle metodologie nella determinazione dei canoni. “Ad oggi in Emilia-Romagna si trova in clamoroso ritardo su questo tema. Occorre innanzitutto recuperare il grave gap rispetto alle altre Regioni, attuare finalmente la legge regionale e rispettare l’assunto dei documenti delle regioni per cui serve considerare la risorsa naturale come un bene ‘esauribile’ e, come tale, da valorizzare nel momento del suo utilizzo” conclude Sassi.
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