Granitico sostenitore della strada anarchica, dopo essere stato sospeso per mesi per aver detto nettamente no al green pass nell'Ateneo, oggi Benozzo ha deciso di lasciare i comitati bioetici che aveva fondato insieme a Luca Marini. Il motivo? La volontà di restare completamente svincolato dai partiti e prendere le distanze dalla scelta del collega Marini di candidarsi per uno dei movimenti di opposizione nati in questi mesi.
Professore, come vive questi momenti di sospensione, in attesa delle incognite di fine estate?
'Me ne sto in attesa del prevedibile autunno, con il consueto terrificante folklore delle elezioni e il suo mortifero chiacchiericcio (che quest’anno annovera tra i suoi squallidi protagonisti anche i dissidenti spuntati come funghi in questi due anni e ora sedotti da qualche agognata poltroncina), con il nuovo Green Pass che metteranno da ottobre (meglio prima fare andare alle urne il gregge), e con le frottole sul cambiamento climatico che fanno da contorno a ogni discorso, sia nei bar che a Bruxelles e Washington. Fumo sigari, bevo lambrusco, scrivo e suono l’arpa. Tutto insomma continua a andare per il meglio nel peggiore dei mondi possibili'.
Vede qualche spiraglio di riscatto nelle elezioni del 25 settembre?
'Non scherziamo! Penso che l’astensionismo, come da sempre ma ora come non mai, sia l’unica possibilità per uscire dal dispositivo di soggiogamento. Vorrei essere molto chiaro: quello che ascolto in queste ore conferma la deriva cognitiva senza più speranza di Homo Sapiens. La frase “Se niente cambierà sarà colpa di chi non vota” è drammaticamente simmetrica a quella che va in onda da mesi: “se non finisce la pandemia è colpa di chi non si vaccina”. Non ho più alcuna speranza in un risveglio delle greggi dalla lobotomizzazione. Non ho alcuna speranza di convincere qualcuno dell’esatto contrario. Ciò nondimeno, due cose sono certe: che io non mi vaccino e che io non voto'.
Ci sono nuovi partiti che si stanno formando sull’onda del dissenso di questi due anni. Anche di questi diffida?
'Io diffido soprattutto di questi. Io preferisco combattere contro Mordor che contro Boromir.
Come procede oggi la sua azione di dissidenza?
'La dissidenza poetica, che qualcuno scambia per qualcosa di poco concreto e poco coerente, ha le sue leggi ferree, direi molto ferree.
Non le sembra di perdere in questo modo la possibilità di esprimere le sue posizioni?
'Non mi sembra, no. Quello che mi sembra, al contrario, è di guadagnare spazi di credibilità per esprimere le mie posizioni. Le quali, peraltro, non credo siano di grande interesse per nessuno. In ogni caso, se devo essere sincero, so di esprimermi meglio – se proprio devo esprimermi – quando scrivo poemi o suono l’arpa'.
Se il fronte del dissenso guadagnasse posti in Senato e in Parlamento non sarebbe tuttavia, in fondo, qualcosa di positivo?
'Credo che sarebbe esattamente il contrario. Credo che questo fatto sarebbe il fallimento definitivo del dissenso, che si scoprirebbe – o capirebbe di essere sempre stato – un ingranaggio già previsto dal dispositivo'.



