Dopo la sentenza che ha mandato assolti con formula piena assessori e dirigenti del comune di Modena per la ben nota vicenda dei chioschi del parco della Rimembranza e delle Mura, si è riaperta in città la discussione sull’argomento.
E’ certamente una bella notizia che il giudice abbia accertato che i nostri amministratori e la struttura comunale hanno operato in modo corretto e pienamente conforme alla normativa. In questo contesto propongo alcune frammentarie riflessioni dettate non da competenze professionali, che non ho, ma dalla sola passione per la mia città.
La vicenda giudiziaria ha creato anche in questo caso una salutare riflessione in città: il progetto di costruire chioschi pesanti e invasivi in questo importante parco storico è sbagliato e andrebbe cancellato. Sarebbe azzardato non tenerne conto oppure tentare improbabili soluzioni di compromesso per salvare capra e cavoli. L’abbattimento degli scheletri di cemento armato residuali e il ripristino dello stato precedente è una scelta inevitabile. Più propriamente l’idea ispiratrice del progetto – dare carta bianca all’iniziativa privata per la rivitalizzazione di un’area in profondissima crisi di vocazione – pare profondamente inadeguata e foriera di più problemi di quanti ne potrebbe risolvere. Anche se è stata approvata all’unanimità dal consiglio comunale solo 5 anni fa è stata probabilmente il frutto di una valutazione non sufficientemente ponderata.
Il parco, è fatto noto, è il risultato di un’operazione effettuata tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. In seguito all’abbattimento dei bastioni della cinta urbana di Modena, la porzione sud orientale che era già in precedenza una zona di elezione per la passeggiata sulle mura ha subito una trasformazione in parco urbano. Cambiò la forma, ma restò immutata la funzione.
Al tempo stesso il parco ha perpetuato una funzione simbolica delle mura: il segno visibile e tangibile del limite tra città e non città (i bastioni difensivi) è stato convertito nel segno del limite tra città storica e città nuova. E’ passato ormai più di un secolo da quella fondamentale operazione urbanistica, la città si è completamente trasformata ed i ruoli dei parchi si sono radicalmente trasformati.
Il parco della Rimembranza e l’adiacente parco della Mura sono stati per parecchi decenni, assieme al giardino Ducale, l’unico parco cittadino e le uniche zone verdi della città e luoghi d’elezione del tempo libero dei modenesi.
In più quella che è di fatto l’area centrale della città non è più quella storica contenuta dentro al perimetro dell’antica cinta bastionata, ma si è espansa comprendendo ormai tutte le espansioni della prima metà del Novecento. Il primo passaggio che - a mio giudizio - è necessario è quello di rovesciare uno dei significati dei parchi: quello di confine della città storica. Da confine deve diventare un anello di congiunzione tra la città storica medioevale e la città storicizzata della prima espansione novecentesca.
Una seconda scelta e un secondo passaggio non può non essere quello di un aggiornamento e di una coraggiosa ridefinizione di forma della sua lunga e consolidata vocazione di luogo del tempo libero. Un luogo del tempo libero del XXI secolo richiede necessariamente attrezzature più strutturate e di dimensioni maggiori di quelle del passato, anche a prezzo della riduzione degli spazi oggi dedicati agli attraversamenti automobilistici. Le ex caserme Garibaldi e Fanti sono un altro elemento decisivo per le sorti dell’area. Si tratta di spazi di pregio, facilmente raggiungibili e che hanno caratteristiche peculiari. La ex-caserma Fanti è un edificio di grandi dimensioni, di forma compatta e con caratteristiche strutturali che si prestano ad un utilizzo ad uso pubblico (ad esempio un istituto scolastico, nell’ambito di un progressivo superamento del polo scolastico Leonardo da Vinci). La ex-caserma Garibaldi è un insieme di strutture di epoche diverse per la quale è probabilmente indicato un uso plurimo e che deve comunque diventare un connettore permeabile all’accesso alle retrostanti aree del centro antico. Quello che sarebbe da evitare è certamente ripercorrere e metodi e procedure che hanno portato alla situazione della ex Manifattura tabacchi.
Sono consapevole che queste proposte, gli ingenti investimenti pubblici e i tempi non brevi necessari susciteranno molte reazioni scettiche e verranno catalogate come materiale a malapena buono per il libro dei sogni. Credo anche che sia un grave errore chiudere gli occhi di fronte alle imponenti trasformazioni strutturali che la città sta attraversando e la città storica in primis. Possiamo subire passivamente queste trasformazioni accettando un inevitabile lungo periodo di degrado con le conseguenze sociali ed economiche immaginabili; oppure possiamo fare il tentativo di governare con intelligenze e coraggio il cambiamento. Quello che sarebbe del tutto inaccettabile è una colpevole sottovalutazione della portata del cambiamento e pensare che una spolverata del passato sia il sufficiente passaporto verso il futuro.
Claudio Tonelli - consigliere di quartiere Centro Storico



