Salvini e le critiche a Monti e alla Fornero, Grillo e gli attacchi frontali al Sistema di potere con base a Bruxelles, sono ormai un ricordo sbiadito. Il leader del Carroccio da sedicente Braveheart si è trasformato in chierichetto, il santone dei 5 Stelle da geniale e visionario menestrello a comico del Bagaglino. Con tutto il rispetto per Pippo Franco.
Tutti ora sono innamorati di Dragi, solo la Meloni continua timidamente ad avanzare qualche critica (timidamente perchè ha più volte ribadito che ella nulla ha contro la figura del premier in pectore) e per la sua posizione eretica è già stata marginalizzata e addirittura sbertucciata sul giornale degli Elkann.
Draghi è a un passo dalla beatificazione. Ogni media ne tratteggia i contorni da principe azzurro: moglie fedele, carriera esemplare, percorso di studi ottimo, giovinezza senza macchia, ma vivace e capace perfino di qualche marachella. Birichino... Santo subito Draghi. L'Italia è caduta (per tradurre letteralmente l'inglese tanto amato da SuperMario) in un nuovo amore. E guai a chi discute, critica o pone qualche problema di coerenza. Draghi non è un commissario voluto dall'Europa per gestire la montagna di denaro in arrivo col recovery fund, non è l'amministratore di sostegno di un Paese al quale non si concede nemmeno la possibilità di sbagliare in proprio. No no... Con la dignità di una Nazione non si mangia, robe da mettere in soffitta. Qui servono soluzioni concrete, altro che principi e Draghi è il nuovo Messia della concretezza. Un tempo si sarebbe detto l'Unto del signore. Ma almeno nella narrazione agiografica del Cavaliere l'olio sulla fronte arrivava direttamente dal Cielo e non dalla signora Von Der Leyen.
Giuseppe Leonelli



