Soddisfazione perche' 'e' stato dimostrato che non ho danneggiato il Comune che amministravo per interessi personali', ma soprattutto la speranza di 'aver chiuso definitivamente una delle pagine piu' brutte della mia vita'. Cosi' l'ex sindaco di Finale Emilia, in provincia di Modena, Fernando Ferioli, commenta, parlando alla 'Dire', l'assoluzione incassata in Corte dei conti, dove i giudici hanno respinto le richieste della Procura di condannarlo a risarcire 239.919,33 euro perche' avrebbe nascosto, prima da assessore e poi da primo cittadino, di essere il legale rappresentante di una societa' a cui il Comune appaltava dal 2002, in affidamento diretto, i servizi informatici.
L'affidamento, che peraltro 'inizio' quando io non ero ne' assessore ne' sindaco, e nemmeno consigliere comunale- ricorda Ferioli- era congruo, come e' stato dimostrato nel processo: io forse ho sbagliato perche' non ho studiato le regole alla perfezione, privilegiando l'aspetto pratico delle cose, ma sapevo di aver agito correttamente'. Ecco perche', si sfoga l'ex sindaco, 'mi ha fatto davvero male l'essere dipinto come uno che, sfruttando la propria posizione, avrebbe fatto i propri interessi a scapito di quelli del Comune'.
La sofferenza piu' grande, tira dritto Ferioli, e' stata pero' quella 'vissuta quando mi hanno sequestrato tutto: quel periodo, in cui dovevo pensare alla mia famiglia e ai miei due figli senza avere praticamente piu' niente, e' stato veramente devastante'.
Adesso, pero', l'ex sindaco incassa con soddisfazione l'assoluzione, anche se 'non cancella tutte le cose brutte che ho dovuto sopportare', e auspica che il processo 'si chiuda definitivamente con questa sentenza, senza ricorsi da parte della Procura'.Assoluzione, in Corte dei conti, per l'ex sindaco di Finale Emilia, in provincia di Modena, Fernando Ferioli, a cui la Procura contabile chiedeva di risarcire 239.919,33 euro perche' avrebbe nascosto, prima da assessore e poi da primo cittadino, di essere il legale rappresentante di una societa' a cui il Comune appaltava dal 2002, in affidamento diretto, i servizi informatici. Secondo i giudici, infatti, anche se, in base al Testo unico degli Enti locali, dove si legge che 'non puo' ricoprire la carica di sindaco... chi, come titolare, amministratore, dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento ha parte, direttamente o indirettamente, in servizi, esazioni di diritti, somministrazioni o appalti nell'interesse del Comune o della Provincia, o in societa' ed imprese volte al profitto di privati sovvenzionate da detti Enti in modo continuativo', Ferioli era incompatibile con gli incarichi pubblici ricoperti, 'l'impostazione della citazione, incentrata sull'automatica sussistenza di un danno erariale' pari al totale degli stipendi percepiti come assessore e come sindaco 'non puo' essere accolta'.
In sostanza, secondo il collegio presieduto da Donato Maria Fino, 'la Procura non ha fornito la prova della sussistenza di un danno erariale, essendosi limitata ad evocare un non consentito automatismo tra incompatibilita' a svolgere le funzioni di assessore prima e di sindaco poi e danno erariale'. Questo nonostante sia stata respinta la tesi difensiva secondo cui 'perche' ricorrano le situazioni di incompatibilita' individuate dall'articolo 63 del Testo unico e' necessario che l'interessato rivesta la qualita' di 'titolare' o di 'amministratore', con reali poteri di gestione e decisione relativamente all'appalto', poteri che Ferioli 'non aveva, avendo sempre piu' limitato, negli anni, il ruolo nella Dwb, sia riducendo la propria quota di partecipazione (sino a giungere all'attuale 40%), sia rinunciando a qualsiasi incarico di amministrazione attiva nella societa', di cui oggi non ha piu' alcuna delega'.



