Il tutto in una seduta del Consiglio Provinciale nella quale il Partito Democratico, accusato in questi giorni dall'opposizione di non avere fatto nulla per evitare le carenze confermate dalla relazione della Commissione tecnica e che oggi potrebbero pregiudicare la possibilità di ricevere una deroga all'apertura, ha presentato un Ordine del Giorno con il quale 'chiedere al governo di 'coniugare il diritto di nascere con il diritto di nascere in sicurezza', aggiornando i requisiti e gli standard che i punti nascita con volumi di attività inferiori a 500 parti all'anno devono possedere'. In sostanza non avendo, stando alla relazione della commissione, i requisiti per rimanere aperto in sicurezza nel rispetto dei parametri, si chiede di cambiare i parametri stessi. Richiesta che ha generato la reazione critica del Consigliere Provinciale Antonio Platis. 'Il Pd, con la regia del sindaco Muzzarelli, getta la maschera, non combatte per riavere il punto nascite a Mirandola e si rifiuta di fare 'domande scomode' all'Ausl. Con grande amarezza prendiamo atto del voto e del dibattito di oggi in Consiglio Provinciale. Questa sinistra ha venduto, o meglio svenduto, nuovamente il nostro territorio. Il Pd non vuole integrare l'imbarazzante delibera di deroga mandata dalla Regione al ministero'.Il Pd, con la regia del sindaco Muzzarelli, getta la maschera, non combatte per riavere il punto nascite a Mirandola e si rifiuta di fare ‘domande scomode’ all’Ausl.
Anzi il PD ha presentato un suo documento che si è auto-votato in cui arriva a chiedere alla Provincia “di attivarsi con il Governo affinché si possa coniugare il diritto di nascere con il diritto di nascere in sicurezza,
In pratica loro non fanno nulla, ma Roma deve rivedere i parametri e magari trovare anche risorse in piu'.
Il dibattito fuori dal Consiglio provinciale
Un dibattito, quello sulla possibile chiusura del punto nascita di Mirandola, che in questi giorni ha acceso il confronto politico anche fuori dalle aule consiliari con un botta e risposta tra Lega e Amministrazione comunale da un lato e PD dall'altro. Con quest'ultimo che difende la bontà di una richiesta di deroga all'apertura che per il PD conferma l'intento della Regione Emilia Romagna di mantenere in vita il servizio, ma che si scontra con il fatto che la relazione tecnica a supporto della richiesta di deroga stessa evidenzia come costi e carenze di personale pongano le condizioni per procedere alla chiusura già al 31 dicembre 2022.
Per il PD della bassa modenese la decisione reperire medici a supporto del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Mirandola, ha consentito e sta consentendo il mantenimento del servizio.
'La giunta Regionale dell'Emilia-Romagna ha deciso che il punto nascite rimanga aperto in deroga. Il sindaco Greco, anziché sparare accuse generiche contro ignoti, faccia il suo dovere. Chiami il governo di centrodestra e chieda che venga approvata la proposta della giunta regionale' - afferma il PD.
Accuse respinte al mittente dalla Lega, per voce del Consgliere comunale a Mirandola e in Unione Comuni modenesei area nord Guglielmo Golinelli: 'E' inutile giocare allo scaricabarile con il sindaco Greco, le colpe stanno altrove. Negli ultimi anni è evidente come la Direzione Sanitaria abbia perpetrato una politica volta a contrarre ulteriormente i numeri delle nascite – in flessione progressiva sin dal 2012 – attraverso una continua riduzione delle casistiche di accoglienza delle partorienti, dirottando una quantità crescente di casi sul “Ramazzini” di Carpi. Ad Ottobre 2022 scopriamo che una richiesta di proroga della deroga per il reparto è stata inviata al Governo – buttando via due anni, nonostante le importanti aderenze col Dicastero diretto dall'On. Speranza – all'interno della quale la Commissione Tecnico Scientifica stessa (organo peraltro intriso di medici nominati dalla politica) verbalizza la non sostenibilità del reparto con annesso parere contrario alla deroga oltre il 31/12/2022'.




