Nei giorni scorsi abbiamo documentato l'aumento costante, negli ultimi 10 anni, dei rifiuti conferiti all'inceneritore di via Cavazza a Modena. Un aumento che porterà presumibilmente alla fine del 2017, stando alle stime basate sui dati di maggio, a sfiorare la quota limite delle 240.000 tonnellate. Abbiamo documentato poi l'aumento altrettanto costante nella produzione dei rifiuti, aumentati anche nell'ultimo anno di circa l'1,2% su scala regionale.
Tutti elementi di fatto in controtendenza con gli obiettivi e gli indirizzi politici che animano il Piano Regionale sui rifiuti basato sostanzialmente su tre azioni: riduzione della produzione di rifiuti (al contrario aumentata nell'ultimo anno del 1,2%), aumento del riciclaggio e della raccolta differenziata (che in Emilia-Romagna e in provincia di Modena è aumentata grazie al comportamento virtuoso dei cittadini), che avrebbe dovuto portare ad una riduzione dei rifiuti urbani indifferenziati da conferire per buona parte all'inceneritore. Cosa che, come si dimostrava, non è avvenuta. Questo principalmente perché negli anni la costante riduzione dei rifiuti indifferenziati urbani generata da una sempre maggiore quantità di rifiuti urbani differenziati (e quindi non conferibili in inceneritore), è stata compensata da una costante crescita di rifiuti speciali gettati nel forno dell'inceneritore.
Non a caso il quantitativo di rifiuti speciali trattati complessivamente nel 2015 dall'inceneritore di Modena è stato di 50.304 tonnellate, praticamente il quantitativo massimo autorizzato fssato a 50.400 t.
La parte preponderante è costituita da rifiuti speciali derivanti da operazioni di trattamento dei rifiuti (individuati dai codici CER 19.12.xx), che costituiscono il 95,2% del totale. Di questi, il 94% è di provenienza extra-regionale.
'L’avvio della linea n.4, in esercizio con rifiuto dal mese di aprile 2009 e a pieno regime dal mese di aprile 2010 - conferma Arpae - ha portato ad un costante e consistente incremento dei quantitativi inceneriti, sia con riferimento ai rifiuti speciali (che negli ultimi anni si attestano costantemente su quantitativi prossimi al valore massimo consentito), sia con riferimento ai rifiuti urbani, per i quali è aumentata la quota relativa ai rifiuti provenienti da fuori provincia.
Dal mese di ottobre 2007 ogni carico di rifiuti in ingresso all’impianto di via Cavazza viene sottoposto a misura di radioattività.
Nel 2015, ultimo dato disponibile per questa tipologia di rilevazione, sono stati segnalati 122 allarmi totali per radiottività di cui 96 rispetto a rifiuti urbani e 26 rispetto ai rifiuti speciali.
L'inceneritore di Modena formalmente non è autorizzato al conferimento di rifiuti sanitari, ma di rifiuti categoria 19.12 ....ovvero, sulla base della classificazione 2014/955/UE, rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti (ad esempio selezione, triturazione, compattazione, riduzione in pellet). Una categoria nella quale rientrano molte tipologie. Dal legno ai metalli ferrosi, dai prodotti tessili ai minerali, fino ad arrivare ai rifiuti prodotti dal trattamento meccanico di rifiuti contenenti sostanze pericolose.
Nel corso del 2013 - fa sapere Arpae - sono state riviste le modalità di smaltimento dei rifiuti radioattivi caratterizzati dalla presenza di radionuclide con tempi di decadimento rapido e riconosciuto fra quelli utilizzati normalmente in ambito ospedaliero (anche se l'inceneritore di Modena non risulta autorizzato al trattamento di rifiuti ospedalieri).
Elementi di radioattività che la letterattura scientifica descrive come diffusi. Nel 2011, per l'inceneritore di Modena, fu documentato il caso una bussola con quadrante contaminato da 226Ra, un elemento che si usava per verniciare i quadranti di strumenti tecnici e per garantire, per esempio, la visibilità notturna.
Fatto sta che



