Se però andiamo nel mondo degli adulti, il senso della sorpresa è ormai scomparso: per lo più, noi ci muoviamo nella logica del diritto-dovere. Intendiamoci: è una logica sacrosanta, che regge gran parte della convivenza civile, e guai se non fosse così. Ma c'è uno spazio che deve restarne libero, una zona di gratuità senza la quale le relazioni diventano fredde, incapaci di sorpresa e di stupore. Se i rapporti umani fossero regolati unicamente dal diritto-dovere, se non trovasse posto la dimensione del 'dono', la vita sarebbe grigia. Il dono colora le relazioni, le rende belle e profonde, desta meraviglia e gratitudine.
Nella tradizione cristiana è soprattutto la Festa del Natale a rammentarci la dimensione del 'dono', perché quel piccolo Gesù che nasce non è un 'dovere' da parte di Dio e nemmeno un 'diritto' da parte degli uomini; è semplicemente un regalo, di cui seppero stupirsi i poveri e gli umili, perché i ricchi e i potenti avevano altro a cui pensare. Il Natale è 'una festa a sorpresa', che ci mette davanti agli occhi il valore del dono. Per questo nell'orbita del Natale ruotano tante occasioni per fare e ricevere regali: il 25 dicembre li porta Gesù bambino, a Capodanno sono beneaugurali, il 6 gennaio li porta la Befana... da alcune parti i doni natalizi vengono quasi anticipati già nella festa di San Nicola o in quella di Santa Lucia. Il Natale, insomma, continua ad esercitare una grande magia: l'incanto del dono.
Sarebbe un vero peccato vivere anche questo periodo come un intreccio di diritti-doveri. Può capitare, quando il regalo diventa quasi un obbligo, perdendo il suo carattere simbolico e trasformandosi in un semplice 'contraccambio' di pari valore: in questo caso, entra nella dinamica dirittodovere e, addirittura, diventa una voce di bilancio, di dare-avere.
Può sembrare un discorso marginale rispetto agli enormi problemi di oggi: disastri ambientali, violenze e le guerre, malattie, drammi sociali, tensioni infinite a cui tutti siamo sottoposti... Credo invece che sia un discorso centrale, perché tocca le corde più profonde, quelle che riguardano le relazioni, poste sempre davanti a questa alternativa: semplice diritto-dovere o vero e proprio dono? La pace, per fare un esempio tragicamente attuale, è frutto solo di dirittidoveri o è anche un dono? Certo, non si può passare sopra alla giustizia strettamente intesa - che, anzi, va sempre perseguita anche a costo di incomprensioni e ferite - ma, se si vuole raggiungere una pace vera e duratura, è necessario iniettare nelle relazioni quel 'di più' che interrompe le ostilità: sia a livello interpersonale, come a livello sociale e mondiale. Per questo la pace va invocata come regalo dall'alto; la pace è come il fuoco: gli uomini non possono fabbricarla, ma possono accoglierla e conservarla, a patto che siano disposti ad entrare nella logica del gratuito.
+ Monsignor Erio Castellucci



