In primo luogo va registrata la lenta e 'obbligata' scelta di tanti cittadini ad accettare l'inoculazione pur di poter lavorare. Un dato di fatto, questo che, per amor di verità, va oltre principi e ideali: è evidente infatti che il no al green pass dovrebbe unire vaccinati e non vaccinati, ma è altrettanto vero che gli stimoli personali che si traducono in attivismo pratico, sono diversi nell'uno e nell'altro caso.
In secondo luogo non si può non considerare lo scoramento che si fa largo anche nei più battaglieri: mesi di proteste, interventi, azioni più o meno condivisibili, non hanno portato nulla sul piano dei fatti concreti. Anzi, le misure sono state via via inasprite.
In terzo luogo non va sottovalutata l'eterogeneità di questa piazza. Un punto di forza e un argine contro le derive (in particolare quelle di estrema destra) che spesso abbiamo sottolineato, ma contemporaneamente un punto di debolezza, perchè il minimo comune denominatore della protesta è molto ridotto: il no al green pass si esplicita infatti in visioni anche estremamente lontane.
Il risultato di tutto questo è una piazza sempre più ridotta e - proprio per questo - radicalizzata, una piazza dove il no al green pass è sempre più soppiantato dal no al vaccino in quanto tale e fagocitata da posizioni negazioniste di no mask e galassie affini. Una piazza nella quale i volantini ispirati alla libertà contrapposta al lasciapassare, vengono sostituiti con volantini con deliranti parallelli storici e inviti a boicottare ogni forma di prudenza contro il virus.
Un peccato perchè di una fiammella di voce dissonante, di un seme di pensiero divergente vi è davvero bisogno per non affogare nel mare del pensiero unico e del non-pensiero. In questo contesto va registrato ieri l'intervento sempre puntuale di Camilla Dolcini, una giovane studentessa modenese che con forza e determinazione continua a predicare unità al di là del tema vaccinale. Una unità che, per chiunque abbia il coraggio di osservare la realtà, non può essere rappresentata da un passaporto sanitario.
Giuseppe Leonelli




