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Punti nascita: bocciato Pavullo, salvato Mirandola

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Il Ministero della salute ha risposto alla richiesta di deroga all'apertura avanzata dalla Regione sui sei punti nascita dell'Emilia-Romagna, tra i quali Pavullo e Mirandola. E il verdetto è una doccia fredda per il comune montano dove il punto andrà chiuso. Per il Ministro permangono le condizioni di insicurezza.


Punti nascita: bocciato Pavullo, salvato Mirandola

Un sospiro di sollievo per la bassa, una doccia fredda per l’appennino. Il Ministero della salute ha comunicato ufficialmente la decisione sulla richiesta di deroga avanzata dalla Regione al proseguimento dell’attività nei 6 punti della Regione, tra i quali due in provincia di Modena: quello presso l’ospedale di Pavullo e presso l’ospedale di Mirandola. E il verdetto salva Mirandola e boccia Pavullo. Qui l’attività del punto nascita dovrà essere obbligatoriamente sospesa. Per il Ministero permane infatti la mancanza di condizioni di sicurezza necessarie per tutelare mamme e neonati.

“Abbiamo percorso tutte le strade possibili senza lasciare nulla di intentato – ha affermato l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, considerando l’importanza che rivestono per il territorio, soprattutto quello montano. A detta dell’Assessore la Regione aveva fornito al Ministero tutte le rassicurazioni per adeguare strutture e organizzazione rispetto ai parametri di sicurezza, a partire dal potenziamento degli organici, ma il pronunciamento del ministero è chiaro e adesso occorre attenersi a questa decisione”

Su scala regionale il ministero della Salute concede la deroga, solo per gli ospedali di Scandiano (Re) e per i due del cratere sismico: Mirandola (Mo) e Cento (Fe). 
La richiesta di deroga, invece, non viene concessa per le strutture di Castelnovo ne’ Monti (Re), Pavullo nel Frignano (Mo) e Borgo Val di Taro (Pr). Di fatto i 3 punti nascita montani sono stati tutti bocciati, a differenza dei 3 di pianura, tutti salvati.

I dati sui Punti nascita in cui sarà sospesa l’attività
L’Organizzazione mondiale della sanità e l’Accordo Stato-Regioni del 2010 fissano il numero di almeno 1.000 nascite all’anno quale parametro standard a cui tendere per il mantenimento dei Punti nascita; 500 parti la soglia minima definita di sicurezza. Fermo restando che in discussione è solo il parto e non tutto ciò che attiene a gravidanza, puerperio e permanenza dei reparti, che comunque continueranno a essere confermati nelle sedi attuali, con un miglioramento dei servizi esistenti.
Nel 2016 il Punto nascita di Borgo Val di Taro (Parma) ha registrato 124 parti (nel 2015 erano 157), con una percentuale di tagli cesarei del 35,2% (la più alta di tutti i punti nascita attivi in regione). Sempre nel 2016, il Punto nascita di Castelnovo ne’ Monti (Reggio Emilia) ha registrato 153 parti (159 nel 2015), con una percentuale cesarei del 29,5%. A Pavullo nel Frignano (Modena) l’anno scorso i parti sono stati 196 (261 nel 2015); 13,7% la percentuale dei tagli cesarei.

 



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