LE SCUOLE DELL’INFANZIA IN ITALIA
Come si evince chiaramente dalla tabella riportata in calce utilizzando i dati del sito Comuni e città, solo in Veneto le scuole dell’infanzia private superano le statali; e solo in Emilia Romagna e Lombardia le private sono sotto di poco alle statali; nel resto d’Italia, non c’è ormai competizione. La scuola dell’infanzia statale, fondata nel 1968, in poco più di 50 anni, ha conquistato sul territorio circa i due terzi dei frequentanti; il motivo? E’ pubblica, gratuita, aperta a tutti. In base ai dati del MIUR del 2018/19, gli iscritti alla scuola dell’infanzia, in Italia, erano in totale 1.460.538. Gli iscritti alle scuole d’infanzia statali erano il 63%, quelli delle scuole paritarie erano 541.447, pari al 37% di cui le scuole comunali rappresentano il 9% e quelle paritarie private il 28%. La regione Emilia Romagna nel suo Rapporto informativo sull'offerta educativa 0-6 relativo all’anno educativo/scolastico 2016/2017, riporta che le scuole statali rappresentano il 47.1%, mentre, in provincia di Modena, stanno al 51.7. In regione, le comunali sono un misero 17.8%, mentre in provincia arrivano solo l’11.8%.
A Modena, le scuole dell’infanzia sono complessivamente 63, di cui 12 comunali, 10 gestite dalla Fondazione Cresci@mo, 12 statali, 9 convenzionate e 20 Fism; quindi 34 pubbliche di cui solo 12 statali e 29 private.
Insomma, siamo in totale controtendenza. Come mai? Certo, il forte radicamento delle scuole dell’infanzia comunali, cresciute ancor prima che lo stato se ne occupasse, è una buona ragione.Ma è una buona ragione per mantenere questo sistema così frammentato che produce esclusione e diseguaglianze in un momento molto delicato della vita dei bambini? E che pesa tanto sui bilanci dei comuni? Mi scuso per il paragone irriverente, ma potenziare oggi, il 3/6 comunale mi ricorda quelli all’inizio degli anni ’70 volevano mantenere i patronati scolastici perché avevano salvato molti bambini dalla povertà. Su una cosa, però, sono d’accordo con il sindaco: non dobbiamo essere nostalgici. Ciò è certamente vero, come è altrettanto vero che la strada più sbagliata e meno equa è quella della esternalizzazione. Nessuna delle due soluzioni, quindi, pone rimedio a quello che il più grave scandalo del sistema dell’infanzia modenese: la ghettizzazione e l’ampliamento delle disuguaglianze. E, infatti, personalmente, non sostengo nessuna delle due.
CHI E’ INTERVENUTO
Nell’ampio dibattito sviluppatosi anche su LA PRESSA, nei giorni scorsi è intervenuto anche un importante partito della maggioranza, Articolo Uno-Modena-Sinistra per Modena che in
CHI TACE
Su queste colonne, avevo posto, in più occasioni, diverse domande al sindaco affinchè chiarisse alcuni aspetti della situazione; nessuna risposta… Avevo anche sollecitato Adriana Querzè a chiarire le origine e le finalità di Cresciamo; silenzio.
LE DUE FAZIONI: COMUNALI CONTRO PRIVATE
In queste settimane, la discussione si è focalizzata su due poli: da un parte chi dice che la scuola dell’infanzia, a Modena, per tradizione storica, deve rimanere in capo al comune e qui troviamo oltre ai 5stelle, il variegato mondo della sinistra e le promotrici della petizione I nidi non si chiudono; dall’altra chi propone di esternalizzare, in vario modo, il servizio e qui troviamo il PD sostenuto da Fratelli d’Italia.
LA STATALE DIMENTICATA
Da nessuno, dico nessuno, viene la proposta più ragionevole per i conti del comune e più equa per i cittadini: la graduale e completa statizzazione delle scuole dell’infanzia modenesi. Perché continuare a spendere ogni anno, diversi milioni di euro all’anno per mantenere le scuole di Cresciamo, per finanziare le convenzionate e le private, oltre ai costi della gestione diretta di ben 12 scuole? Perché? Quei milioni non potrebbero essere meglio usati per estendere, ad esempio, il servizio dei nidi o migliorare, magari riprendendone la gestione diretta, i servizi per gli anziani? Il sindaco, almeno questo, ce lo può spiegare?
Franco Fondriest


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