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Due anni fa addio a Prima Pagina: un giornale chiuso come un bar

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Era il 31 ottobre 2016: il giorno seguente sarebbe uscito l'ultimo numero del quotidiano Prima Pagina. La Pressa dimostra che la libertà non è in vendita


Due anni fa addio a Prima Pagina: un giornale chiuso come un bar

Era il 31 ottobre 2016. Esattamente due anni fa, usciva l'ultimo numero del quotidiano modenese Prima Pagina. La redazione de La Pressa ricorda con affetto quel giornale, pubblicato per cinque anni a Modena e bruscamente chiuso, come fosse un bar.

Ricorda con affetto l'appartamento in via Emilia Est con tanto di bagno e vasca, di saletta tv e corridoio con il pavimento anni 70, riadattato a redazione, le sigarette sul balcone che guardava l'ultimo pezzo di via Emilia centro, le telefonate alla tipografia a tarda ora fatte a turno per quell'ultima pagina che proprio non voleva passare. Lo sport, chiuso sempre oltre il limite consentito, con i tabellini del calcio Dilettanti tanto artigianiali quanto dettagliati e lo scanner clandestino che gracchiava furti, incidenti e rapine. La pubblicità tolta dalla Coop indispettita per qualche articolo.

Le vignette di Paride: memoria preziosa di una continuità che riscalda.

La redazione de La Pressa oggi, a due anni di distanza, ricorda un gruppo, quasi una famiglia, nel giro di pochi giorni in quell'ottobre 2016 disgregata, per la gioia (sì la gioia e i messaggi conservati di allora lo dimostrano) di un preciso Sistema di potere, sull'altare di logiche sulle quali ormai è inutile tornare. Alla faccia della difesa del 'pluralismo informativo' o del 'fondo editoria', slogan o poco più sbandierati da un Pd locale e nazionale ridicolo, che nei suoi uomini di Governo tutto fece (inutilmente, dopo l'unica indicazione iniziale pro-Maletti giunta dall'editore di Prima Pagina) per governare quella voce. Un Pd renziano che - una volta chiuso il giornale - si fece convesso per farsi socio, dopo pochi mesi, di quello stesso editore (sempre la famiglia Piacentini, con la veste di una altra società) nell'esperienza governativa del giornale Democratica. Fatti che vanno ricordati non per chissà quale spirito di rivalsa o per puntare il dito contro chi fece quelle scelte, che poi - come qualcuno ha garantito - col rancore non si arriva a 40 anni (e va beh se sarà così pace...), ma per dovere. Perchè sono fatti-simbolo di come funziona il Sistema a Modena e nell'Emilia rossa.

Eppure con affetto, anzi con qualcosa di più profondo, nonostante si trascinino ancora querele per vecchi articoli e scontri legali con un editore poi fallito e sparito, riguardiamo le pila di giornali, le pila di Prima Pagina, conservate, quasi fossero ancora in attesa di un altro numero. Altre 40 pagine da appoggiarvi sopra. Sfogliando ogni copia e riconoscendo la mano di chi compose la singola pagina. E ricordando ciò che ogni articolo significava, nelle parole e non solo, parole che nascondevano la certezza un po' ingenua che fosse possibile dire le cose. Tutte o quasi. Per bisogno individuale o per obbligo morale poco importa.
Mettendo, guardandole le cinque pila dopo due anni, non un altro giornale sull'ultima pagina (che pure con La Pressa abbiamo stampato anche tre Speciali di carta), ma un altro mattone sopra quella esperienza e sui fatti di quegli anni.
Nella speranza che La Pressa, realtà viva e unica, che è e resta un'altra cosa, possa ogni giorno meritarsi un po' di più di aver raccolto anche quella impegnativa eredità. Per poter dimostrare, proprio con La Pressa, che la libertà (anche quella di informazione) non è esclusivamente legata al ricatto economico e che smettere di parlare lo si può decidere, ma se non si vuole smettere nessuno, accidenti, lo può imporre. E che le cose davvero si possono dire. Tutte. O quasi.

Leo




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