L'empatia di Nek scalda subito l'atmosfera all'interno dell'auditorium teatro della casa di reclusione dove una ottantina di detenuti lo stanno aspettando. Nell'atteso appuntamento reso possile grazie al lavoro di Francesco Pagano, della cooperativa Giorni Nuovi, da anni impegnata nelle attività sociali e lavorative condotte dai detenuti, e dalla direttrice Maria Martone che ha auspicato come la prossima festa degli auguri possa avvenire alla presenza dei famigliari di ognuno di loro.
Le strette di mano e gli abbracci all'arrivo cedono presto il passo al palco dove Nek propone, accompagnato solo dalla sua chitarra, alcuni suoi successi partendo da 'Laura non c'è' arrivando, su richiesta, a' Sei grande'. Poi chiama sul palco una band creatasi dall'unione di alcuni detenuti. Il nome del gruppo nasce in quel momento: gli arrangiati. Più che azzeccato. Ognuno di loro si è arrangiato ad acquistare uno strumento e, nel caso del basso, amplificatore. Il basso è addirittura arrivato ieri. Non c'è stato nemmeno il tempo di provare. Si tenta puntando in alto, con un brano dei Police, Message in a bottle, in onore anche alla voce di Sting che quella di Nek richiama anche nelle sfumature. Il brano non è facile e il basso fatica a stare al passo. Così Nek si trasforma in maestro di musica. Abbandona la sua chitarra, continua a cantare e con le dita accompagna e guida sulle corde la mano del suo speciale ed emozionato strumentista.
Sorrisi e applausi si moltiplicano insieme ad emozioni contrastanti. In prima fila i detenuti, la Direttrice, i suoi collaboratori e il comandante della Polizia Penitenziaria in servizio H24 nella struttura. Impegnati in un lavoro che mette a dura prova anche i sentimenti. In un rapporto spesso unico che si instaura tra chi porta una divisa e chi porta la propria pena.
I sentimenti si alternano. C'è commozione e divertimento. L'atmosfera è naturale. Vera. Nek e la sua speciale platea sanno renderla tale, tale da annullare la distanza anche tra palco e platea. Soprattutto quando Nek, microfono in mano, risponde alle domande dei detenuti, tra le loro sedute che qui come tutto è ancorato a terra.
Rispondendo a chi chiede dalla sua fonte di ispirazione Nek parla della sua famiglia e di come questa sia supporto fondamentale per la sua carriera e origine delle sue canzoni. Le prime, incise, registrate proprio a Castelfranco Emilia, in un glorioso studio dei tempi che furono.
La famiglia, un richiamo che emoziona tanto Nek tanto i detenuti che esprimono la sofferenza del loro essere lontano da una casa, intesa come centro del proprio mondo o dei propri affetti. Casa che per molti non c'è in senso fisico o non c'è più. Oppure è lontanissima, anche migliaia di chilometri. Dove si trovano affetti che la Direttrice auspica che il prossimo anno potranno condividere, per chi ci sarà, momenti come quelli vissuti oggi. E il pensiero della direttrice si estende a tutti coloro che non hanno potuto avere licenze, premi o permessi per uscire anche solo per un giorno, in questo Natale. Essere qui è vivere e condividere anche questo.
Nek ascolta, si emoziona e ride con ognuno di loro. Poi da front men si trasforma in spettatore. Sul palco salgono i detenuti. Prima con qualche brano di musica cantata melodica e rap, poi con poesie e con un esilarante Salvatore fortissimo nel raccontare barzellette. Ad applaudire c'è anche lo chef stellato Emilio Barbieri, oggi protagonista in cucina. Accompagnato e supportato dai ragazzi dell'istituto Spallanzani ha pronto per tutti un menù gourmet. Giornata speciale anche grazie a lui.
Poi il momento dei riconoscimenti per tutti coloro che nelle serre, nei laboratori e nelle varie attività lavorative all'interno della casa di reclusione si sono distinti per impegno e condotta. Un riconoscimento scritto che si potrà trasformare anche in credito agli occhi dei magistrati o di coloro che li valuteranno e potranno concedere permessi. Ognuno chiamato per nome dalla direttrice a ricevere il riconoscimento dalle mani di Nek.
La mattina scorre verso il pranzo oggi molto speciale. Così come lo è stata la mattinata che anche noi abbiamo vissuto, onorati da un invito speciale, tornato dopo gli anni di stop causa covid, e in grado di fare riscoprire la pienezza di uno stare insieme che annullare ogni differenza.
Gianni Galeotti


