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CMSI: 'L'efficacia vaccinale declina in fretta fino a diventare negativa, è tempo di rimuovere l'obbligo'

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Una memoria curata dalla Commissione Medico-Scientifica indipendente (CMSi), inviata alla Corte Costituzionale smonta le ragioni dell'obbligo


CMSI: 'L'efficacia vaccinale declina in fretta fino a diventare negativa, è tempo di rimuovere l'obbligo'
'L’efficacia vaccinale a distanza di mesi dall’ultima dose declina fino all’aumento di infezioni rispetto ai non vaccinati'. E' una delle conclusioni poste già da alcuni mesi all'attenzione della Corte Costituzionale contenute nella memoria curata dalla Commissione Medico-Scientifica Indipendente (CMSI), composta dal dott. Alberto Donzelli - specialista in Igiene e Medicina preventiva, in Scienza dell'Alimentazione, già membro Consiglio Superiore di Sanità, Presidente Fondazione Allineare Sanità e Salute,  Marco Cosentino – Professore Ordinario di Farmacologia all’Università degli Studi dell’Insubria, Giovanni Frajese – specialista in Endocrinologia, Professore Associato all’Università di Roma, Foro italico, e Patrizia Gentilini – specialista in Oncologia e in Ematologia, Comitato scientifico Fondazione Allineare Sanità e Salute, e Eugenio Serravalle; una memoria che presenterebbe prove a sostegno della opportunità di revocare l'obbligo dei trattamenti sanitari per il covid 19. Almeno se si considera l'obbligo funzionale alla riduzione dei contagi e soprattutto alla protezione dal contagio. 

Del resto la dichiarazione di domenica di un positivo sintomatico post quarta dose come il Prof. Burioni (che a fatica a causa della tosse è riuscito a sostenere il collegamento TV con Fabio Fazio), secondo il quale, con la variante Omicron, il vaccino anti-covid sarebbe sempre più inefficace in termini di prevenzione di contagio, ha sdoganato la tesi sulla scarsa o nulla protezione soprattutto a distanza di mesi. Eppure all'interno degli ospedali così come delle case protette, vige ancora, fino al 31 dicembre, l'obbligo vaccinale per gli operatori non vaccinati, o vaccinati ma senza terza dose o guariti da più di 120 giorni. Strutture dove continuano ad operare soggetti che hanno ricevuto la terza dose da 8-9-10 mesi. Altro che 120 giorni. Nonostante ciò loro possono lavorare e i colleghi non vaccinati, o vaccinati con due dosi, no.

Una discriminazione di merito su un tema fondante come quello del diritto al lavoro, che già per alcune sentenze dei mesi scorsi presenterebbe profili di incostituzionalità, ma che oggi gli stessi dati e le stesse evidenze fattuali, sottolineate non ultimo da Burioni, boccerebbero come tale. 
Ovvero, se non è stato protetto e coperto Burioni a pochi giorni dalla quarta dose, da lui dichiarata, figuriamoci che garanzia di copertura (posto che questa copertura dal contagio ci sia e se c'è fino a quando), possono avere gli operatori sanitari e coloro che hanno fatto l'ultima dose, con vaccino che, posto che si tenga in considerazione il mancato upgrade a Omicron 1, quasi un anno fa.

Insomma, dichiarazioni come quella di Burioni sembrerebbero avvallare l'ipotesi, già al centro dell'analisi della CMSI, e, appunto, depositata alla Corte Costituzionale nel maggio scorso.

'La protezione vaccinale dall’infezione, molto buona, trascorsi i primi 14 giorni dall’inoculo, declina a distanza di mesi dalla seconda dose, fino ad azzerarsi e persino a invertirsi, nel senso che i soggetti completamente vaccinati diventano addirittura meno protetti dall’infezione rispetto ai non vaccinati. Tale paradossale evoluzione risulta accelerata con la variante Omicron, con i bambini e nei confronti degli asintomatici' - afferma la commissione. E, nel dettaglio, il Dott. Alberto Donzelli, osserva: “La 3a dose fa risalire la protezione dall’infezione ai livelli iniziali, ma alcune ricerche mostrano che il declino successivo è persino più rapido, come ancor più rapido sembra quello che segue alla 4a dose o secondo booster”.

'Inoltre, la serie dei dati inglesi di confronto in otto classi di età dei vaccinati con i non vaccinati (per 100.000) mostra che nella settimana 36 del 2021 i vaccinati con due dosi avevano nell’insieme meno infezioni (diagnosi di casi positivi) rispetto ai non vaccinati. In seguito, però, i tassi d’infezione nei vaccinati aumentavano, fino a superare nell’insieme quelli dei non vaccinati nella settimana 43. In un crescendo continuo, nella settimana 13 del 2022 i vaccinati con 3 dosi arrivavano a registrare nell’insieme 3,15 volte più infezioni dei non vaccinati. Limitando il confronto alle classi di età lavorative 18-69 anni (comprensive dei lavoratori della Sanità) i vaccinati con 3 dosi mostravano oltre 4 volte più infezioni dei non vaccinati, documentando la paradossale irrazionalità di un obbligo vaccinale per i sanitari, controproducente ai fini della “tutela degli assistiti”. A quel punto l’UK Health Security Agency ha interrotto le pubblicazioni della tabella che riportava la sequenza settimanale dei dati'

Alla luce di questi dati la Commissione rilancia la propria azione è chiede pertanto 'che venga meno il primo requisito che aveva posto la Corte Costituzionale nella storica sentenza 258 del 1994 per legittimare un trattamento sanitario obbligatorio: 'che sia efficacemente diretto a preservare anche lo stato di salute degli altri. A medio e lungo termine, vaccinazioni ripetute sembrano persino controproducenti a tale scopo'.

'Queste e altre importanti informazioni, contenute nella memoria indirizzata alla Corte Costituzionale, rafforzano in parallelo la richiesta della CMSi di un tavolo di confronto scientifico, che era stata avanzata al CTS già nel 2021. Oggi che il CTS è stato sciolto - afferma la Commissione -  resta comunque la richiesta di un confronto scientifico urgente, rivolta al Ministero della Salute e ai suoi organi tecnici, a partire dai Presidenti dell’Istituto Superiore di Sanità, del Consiglio Superiore di Sanità e dell’Agenzia Italiana del Farmaco'. E che a questo punto spetterebbe al neo governo Meloni, dare risposta.

Gianni Galeotti


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