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Noi montanari, quando ci dicono 'state in casa' lo capiamo

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Non bastano i treni che da nord vanno a sud, ora ci sono i villeggianti che pensano che il Covid-19 sia un modo diverso di passare la domenica


Noi montanari, quando ci dicono 'state in casa' lo capiamo

Domenica di quarantena, domenica di zona rossa. Si esce, se si esce, per necessità: l’acquisto di generi alimentari e poco altro, un salto in farmacia se serve. Poi si cerca un’occhio sul mondo, quei quotidiani che, in Appennino, tra connessioni lente e siti d’informazione capoluogo-centrici, servono a capire come sta anche il tuo vicino di casa.

E succede allora che l’edicola di paese, che è anche cartoleria, la trovi chiusa quando il mattino precedente l’avevi trovata invece aperta. Però c’è il cartello fuori, noi non siamo obbligati a tenere aperto, preferiamo chiudere. Come hanno fatto in tanti, spontaneamente, senza aspettare Conte, la trattativa coi sindacati, gli accordi quadro e così via.

Così vai all’avventura, anche spostarsi in una frazione può essere temerario, ma quando arrivi, vai alla bottega del paese (di colpo rivalutate anche dai quotidiani main stream), quella dove trovi tutto, giornali, ricariche telefoniche e generi alimentari, e fai il tuo approvvigionamento di informazione, anche perché sono alcuni giorni che hai deciso di fare dei video sui social, per i compaesani che non escono più, e su quel video gli racconti la loro terra.

Non gli racconti però che hai visto una Nuova Estense deserta, che non si vede neanche di notte. Non gli racconti della strada vicinale dove vedi una persona a passeggio e che ti porta a pensare che sì, in montagna ci siamo sempre dovuti arrangiare, abbiamo sempre dovuto fare chilometri per studiare, lavorare, andare a fare spese, divertirci ma… ora pensi che vivi in una zona pressoché sicura.

Almeno fino a quando non inciampi nella prima pagina di un quotidiano locale che lamenta le trasferte dalla pianura, per chi ha le seconde case. Non bastano i treni che da nord vanno a sud, ora ci sono i villeggianti che pensano che il Covid-19 sia un modo diverso di passare la domenica. E dire che non è come ai tempi del terremoto dove, chi poteva, si trasferiva nella casa di montagna per non sentire tremare il letto di notte. Qui abbiamo sindaci infuriati, che già devono tenere vivi dei paesi che, in condizioni di normalità sono poco più che dei dormitori. Ora devono fronteggiare delle quarantene, disporre le forze dell’ordine a controllare e fare i tamponi. Il tutto per lo strano vizio tutto cittadino, di pretendere d’insegnare ai montanari come si sta al mondo, o perché si pensa che là, dove non c’è mai niente da fare se non lavorare, il coronavirus non c’è. E la notizia il giornale, la da pure in ritardo pur se incolpevolmente, perché sui social l’allarme s’era già diffuso, del resto noialtri, ora più che mai abbiamo tempo di curiosare cosa fanno i forestieri, e riconosciamo chi abitualmente non frequenta le nostre zone. E dire che normalmente gli zoticoni siamo noi, siamo noi i nipoti del nonno di Heidi. Però sappiamo leggere e soprattutto capire quando ci dicono “state a casa”.

Stefano Bonacorsi

Domenica di quarantena, domenica di zona rossa. Si esce, se si esce, per necessità: l’acquisto di generi alimentari e poco altro, un salto in farmacia se serve. Poi si cerca un’occhio sul mondo, quei quotidiani che, in Appennino, tra connessioni lente e siti d’informazione capoluogo-centrici, servono a capire come sta anche il tuo vicino di casa.

E succede allora che l’edicola di paese, che è anche cartoleria, la trovi chiusa quando il mattino precedente l’avevi trovata invece aperta. Però c’è il cartello fuori, noi non siamo obbligati a tenere aperto, preferiamo chiudere. Come hanno fatto in tanti, spontaneamente, senza aspettare Conte, la trattativa coi sindacati, gli accordi quadro e così via.

Così vai all’avventura, anche spostarsi in una frazione può essere temerario, ma quando arrivi, vai alla bottega del paese (di colpo rivalutate anche dai quotidiani main stream), quella dove trovi tutto, giornali, ricariche telefoniche e generi alimentari, e fai il tuo approvvigionamento di informazione, anche perché sono alcuni giorni che hai deciso di fare dei video sui social, per i compaesani che non escono più, e su quel video gli racconti la loro terra.

Non gli racconti però che hai visto una Nuova Estense deserta, che non si vede neanche di notte. Non gli racconti della strada vicinale dove vedi una persona a passeggio e che ti porta a pensare che sì, in montagna ci siamo sempre dovuti arrangiare, abbiamo sempre dovuto fare chilometri per studiare, lavorare, andare a fare spese, divertirci ma… ora pensi che vivi in una zona pressoché sicura.

Almeno fino a quando non inciampi nella prima pagina di un quotidiano locale che lamenta le trasferte dalla pianura, per chi ha le seconde case. Non bastano i treni che da nord vanno a sud, ora ci sono i villeggianti che pensano che il Covid-19 sia un modo diverso di passare la domenica. E dire che non è come ai tempi del terremoto dove, chi poteva, si trasferiva nella casa di montagna per non sentire tremare il letto di notte. Qui abbiamo sindaci infuriati, che già devono tenere vivi dei paesi che, in condizioni di normalità sono poco più che dei dormitori. Ora devono fronteggiare delle quarantene, disporre le forze dell’ordine a controllare e fare i tamponi. Il tutto per lo strano vizio tutto cittadino, di pretendere d’insegnare ai montanari come si sta al mondo, o perché si pensa che là, dove non c’è mai niente da fare se non lavorare, il coronavirus non c’è. E la notizia il giornale, la da pure in ritardo pur se incolpevolmente, perché sui social l’allarme s’era già diffuso, del resto noialtri, ora più che mai abbiamo tempo di curiosare cosa fanno i forestieri, e riconosciamo chi abitualmente non frequenta le nostre zone. E dire che normalmente gli zoticoni siamo noi, siamo noi i nipoti del nonno di Heidi. Però sappiamo leggere e soprattutto capire quando ci dicono “state a casa”.

Stefano Bonacorsi




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Stefano Bonacorsi
Stefano Bonacorsi

Modenese nel senso di montanaro, laureato in giurisprudenza, imprenditore artigiano, corrispondente, blogger e, più raramente, performer. Di fede cristiana, mi piace dire che sono ..   Continua >>


 


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