“La steatosi epatica non alcolica – ha spiegato il prof. Pietro Andreone, docente UNIMORE - nota anche come fegato grasso, è la più frequente malattia cronica del fegato che affligge fino al 30% della popolazione adulta. Nella maggior-parte dei casi le malattie metaboliche e in particolare il diabete, sono le principali cause e in alcuni soggetti, 1-2% della popolazione, la semplice steatosi si complica con una patologia progressiva, la steatoepatite non-alcolica, che può causare lo sviluppo della cirrosi e del cancro del fegato. Attualmente, i cambiamenti dello stile di vita (dieta e attività fisica) rappresentano l’unica terapia in grado di modificare l’evoluzione di questa patologia ma sono molto pochi (meno del 10%) i soggetti che riescono a raggiungere risultati ottimali”.
L’Ospedale Civile di Baggiovara segue circa 250 pazienti con questa patologia. “Si comprende, quindi ha aggiunto il prof. Andreone - come sia grande l’interesse nella ricerca e sviluppo di terapie farmacologiche in grado di prevenire le temibili complicanze della steatoepatite non-alcolica”.
Nel tentativo di tenere sotto controllo questa patologia e prevenirne le complicanze, negli ultimi 10 anni sono state sintetizzate e sperimentate diverse molecole e tra queste il Tropifexor che è un agonista non biliare del recettore nucleare farnesoide X, che si trova nell'intestino e nel fegato e regola il metabolismo degli acidi biliari, del colesterolo e dei trigliceridi.
“Il nostro studio – ha concluso il prof. Pietro Andreone - ha dimostrato che il Tropifexor, somministrato per 12 o 48 settimane e a tutte le dosi testate, è in grado di ridurre i valori della transaminasi alanino-aminotransferasi e del grasso contenuto nel fegato, rispetto al placebo, e si associa anche a una maggiore perdita di peso. Tali effetti benefici sono in parte controbilanciati dalla comparsa di un effetto collaterale, il prurito, che risulta essere dose dipendente e che in alcuni casi ha reso necessario la sospensione della terapia in quanto
Attualmente il team coordinato dal prof. Andreone (composto dal dott. Fabio Nascimbeni, dott.ssa Simonetta Lugari, dott.ssa Alessia Cavicchioli e dott. Filippo Gabrielli) è coinvolto in 4 sperimentazioni cliniche farmacologiche e in uno studio spontaneo finanziato dal PNRR (HEAL Italia) assieme alla prof.ssa Federica Pellati di UNIMORE volto allo sviluppo di una strategia di screening per identificare i pazienti con stetatoepatite non-alcolica avanzata e alto rischio di sviluppo di complicanze.
Nella foto: da sinistra: Simonetta Lugari, Alessia Cavicchioli, Carmela Cursaro, Pietro Andreone, Fabio Nascimbeni, Filippo Gabrielli


