'Aveva ragione il Ministero quando nel 1988 ribadiva la necessità di bonificare urgentemente, recintare l’area, impedirne l’accesso definita: discarica di rifiuti pericolosi tossico-nocivi, la Frattina, a Solignano di Castelvetro di Modena. Ecco il caso emblematico di zona inquinata nella provincia di Modena'. Così il consigliere M5S di Castelvetro Roberto Monfredini.
Ecco del resto cosa afferma ARPA nel Report 2015 sulla pagina della Regione, nel Catasto dei siti inquinati in riferimento alla Provincia di Modena: “Il caso maggiormente rappresentativo della Provincia di Modena è certamente costituito dal sito “Ex Frattine”, posto nel Comune di Castelvetro, in loc. Solignano. In questo sito, conosciuto agli Enti fin dal 1988, si ritrovano perfettamente le peculiarità descritte: un’area di cava di ghiaie a ridosso di un corso d’acqua (T.Tiepido), colmato con scarti industriali ceramici con alta percentuale di fanghi frammisti a terreni e argille di riporto. Il sito è stato in parte bonificato, con rimozione selettiva, nell’anno 2009, in corrispondenza con la realizzazione di un asse stradale che l’ha attraversato. Ulteriori interventi non definitivi sono previsti nel corso del corrente anno“.
'Certamente non siamo in grado di conoscere se le preoccupazioni di questo sito in ARPA, erano evidenti anche negli anni precedenti, e non solo per
l’attraversamento della Pedemontana, visto che si tratta di una Agenzia per la Protezione dell’Ambiente, e se tale preoccupazione era poi sfociata in allarmi ambientali fin dal 1990 - afferma Monfredini -. La errata caratterizzazione ha portato ad escludere la presenza di amianto (portato via dalle sponde del torrente in tonnellate in due volte successive nel 2015) con due interventi'.
'Ma ARPA nel 2015 afferma anche che dalla sponda fluviale erroneamente possono essere confusi argille rosse con fanghi ceramici e questo può portare ad erronei convincimenti ad un esame approssimativo e non specialistico - continua Monfredini -. Agli occhi di un profano ed inesperto consigliere, appaiono manufatti dei forni, fili, corrugati, plastica, sacchi, tubi, mattoni, mattonelle, catrame, cavi di ferro e qualche striscia color cobalto, con polvere bianca di ignota provenienza ceramica, che le ruspe nel portare via l’amianto nel 2015 avevano cancellato con un poco di terra. Ecco ad un profano e ad occhio inesperto cosa appare di un sito che il Ministero dal 1988 affermava essere, per la situazione geo morfologica, adeso ad un torrente, un grave rischio ambientale, e si raccomandava di cercare amianto e mercurio e bonificare l’area (mai fatto) mettendo a disposizione anche i soldi.



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