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Miracolo a Natale

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Ero un giovane frate, il nostro convento si trova sulla via che conduce all’ospedale San Gerardo nuovo di Monza...


Miracolo a Natale
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Mentre sull’occidente tutto scende una sempre più fitta coltre di orrore e violenza all’insegna dell’unico dio che possa essere nominato, ovvero il denaro/dollaro, ci apprestiamo a celebrare liturgicamente il Natale. Due tempi, quello della storia e quello liturgico, che s’intrecciano compenetrandosi pur obbedendo a logiche profondamente diverse. La storia, appunto, oggi dominata dalla logica del progresso e del profitto, che mette al bando ogni opera/concetto d’umanità umanistico/cristiana e che riscrive radicalmente la costituzione interiore di ogni uomo con prassi rieducative e coercitive erogate in modo così subdolo cinico e violento da confondere anche i cuori più semplici: la possibile nomina della Concia come coordinatrice di progetti (ri)educativi sull’affettività nella scuola è oggi la più banale e lampante sintesi di quanto detto sopra. Dall’altra parte la liturgia, che nel tempo della prova, la storia tutta, tiene viva dispensandone simboli e Parole, la memoria della Fede.

La liturgia quindi offre la chiave ermeneutica per leggere la storia alla luce delle Scritture: ed è vero che il Natale, ovvero la nascita di Gesù e il racconto delle vicissitudini prossime a quell’evento, ha tanto da dire oggi ai cuori vivi e sofferenti. E, se i sacerdoti s’impegnano a ministrare la liturgia, agli uomini di fede spetta mostrare la profezia che essa contiene, il giudizio dello Spirito sull’oggi. Quindi è necessario che la fede esprima il proprio giudizio sulla storia attuale, sicuramente nello stile di Gesù, ma lo esprima. Questo è il fine della liturgia nella storia: suscitare il giudizio della fede e spronare gli uomini a conoscere e cercare di vivere lo Spirito del Risorto nella storia. Siccome il Natale liturgico narra sostanzialmente l’infanzia di Gesù è la vita di un nascituro e poi di un bambino il nucleo del racconto.

Dinnanzi ad ogni riduzionismo sociologico/psicologico, di fatto “marketizzante”, del Vangelo è necessario il coraggio della Teologia, ovvero del contenuto profondo, profetico e veritativo del testo Evangelico. Gesù bambino è un uomo in fuga, un senza terra, è chi vive uno stato d’eccezione rispetto alle istituzioni statali e religiose che diviene paradigmatico per tutti gli uomini che crederanno in lui. Appunto perché egli, uomo tra gli uomini, non è solo un uomo, ma già il Figlio di Dio con noi che la sua vita diviene paradigma cattolico. Lo stato d’eccezione in cui Gesù vive, come dicevamo, è in riferimento alle istituzioni umane, le quali a tutti i costi, e direi che la strage degli innocenti ad opera di Erode è un macabro ed attuale esempio, devono impedire che Gesù, il suo Spirito, arrivi ad affascinare gli uomini, perché ciò significherebbe la fine della credibilità e del giogo imposto agli uomini dalle istituzioni stesse. Significherebbe che finalmente la libertà dello Spirito possa riscrivere gli statuti di ogni nazione a partire dalla fraternità evangelica e non su logiche assassine di profitto.

A questo punto, vi chiedo un poco di pazienza, smetto di parlare in astratto e vi offro un fatto da meditare. Resto nello spirito del Natale e vi racconto ciò di cui, ormai oltre vent’anni fa, sono stato, tra tanti, testimone. Lo racconto sullo sfondo di un confronto con una triste vicenda attuale, in cui proprio uno Stato, in questo caso quello inglese, è entrato nella vita di una famiglia ed ha deciso di uccidere, porre fine alla vita di una bambina di otto mesi Indi Gregory. La vita della bimba è stata messa sulla bilancia del profitto, dell’utilità e della funzione che avrebbe potuto avere nella storia del mondo ed è stata decretata costosa, inutile, non funzionale ad alcuna delle prospettive secondo cui si è degni di vivere, quindi per legge ne è stata decretata la morte. Indi, come Gesù bambino, indifesa era deposta in una mangiatoia, cioè si rimetteva al giudizio degli uomini e a tutti indifferentemente dispensava un sorriso e la luce della vita innocente che brillava nei sui occhi. Indi non aveva che dei genitori che, come Maria e Giuseppe con Gesù, hanno tentato di strapparla dallo stato inglese, dal giudizio del mondo, ma non ce l’hanno fatta. Indi ora è tra gli angeli, ma la sua breve storia è un giudizio pesantissimo, direi irrevocabile, sullo spirito del nostro tempo: viviamo in una perenne ombra di morte per volontà degli uomini stessi. Non abbiamo alcuna esitazione ad uccidere nascituri, neonati e bambini e le argomentazioni del nostro tempo da un punto di vista istituzionale sono tutte funzionali a tutelare chi compie questi delitti, a tacitare chiunque giudichi criminali queste pratiche ed, uscendo dalle catacombe in cui è costretto, cerchi di salvare queste vite innocenti. Ora la mia testimonianza, per chi avrà avuto la pazienza di arrivare si qua. Ero un giovane frate, il nostro convento si trova sulla via che conduce all’ospedale San Gerardo nuovo di Monza e molti dei medici e degli infermieri frequentavano la nostra chiesa e noi, avendo molti padri anziani ed acciaccati, frequentavamo l’ospedale tanto da conoscere, almeno in alcuni reparti, buona parte del personale. Poco distante dal convento abitava una giovane famiglia, gli Schillirò, padre madre e diversi figli. Una famiglia gioiosa e cristiana pronta ad aiutare e ad ospitare chi ne avesse bisogno, i frati in primis. Un bel giorno la madre ci porta il lieto annuncio di essere di nuovo incinta e che a breve partorirà un figlio maschio. Finalmente arriva il momento del parto e tutti siamo in attesa di dare il benvenuto a Pietro, così decidono di chiamarlo. Durante il parto si verifica un problema, non voglio entrare in tecnicismi che poco contano, in un primo momento pare che il bimbo abbia ingerito meconio e che vada quindi messo in incubatrice per essere sottoposto ad una terapia disintossicante. Ad una analisi più approfondita si scoprirà invece che Pietro è nato con una grave malformazione congenita ai polmoni, per la scienza è nato morto sostanzialmente.

La famiglia è travolta e quella che era la gioia più grande della vita si trasforma in momento di durissima prova di vita e di fede. Un padre del convento Antonio Sangalli non si lascia perdere d’animo e fa una proposta che oggi definiscono indecente: chiediamo al primario di darci tempo e preghiamo per la guarigione di Pietro. Il primario ci concede dieci giorni, con l’avvertenza che se fosse nato un bambino bisognoso della macchina che teneva in vita Pietro, la famiglia doveva accettare di staccare la spina al figlio. Parte una vera e propria onda di preghiera che coinvolge molte comunità in giro per l’Italia ed il mondo, ogni giorno si prega per Pietro, per la sua guarigione. I giorni trascorrono rapidi, non viene comunicato alcun miglioramento. Un medico, non credente, ci dice chiaramente che le lastre e gli esami parlano chiaro, dobbiamo accettare la realtà per quella che è. Si giunge così al momento di staccare la spina alla macchina che teneva in vita Pietro, son tutti li attorno al bimbo, increduli che tutto possa capitolare così, che Pietro muoia. La spina viene staccata. Pietro si guarda attorno, respira! Oggi Pietro è un ragazzo di oltre vent’anni. Per Indi le cose sono andate diversamente, così come per i bimbi russo ucraini e palestinesi, per quelli africani ed indiani lontani dall’occhio delle telecamere ma che riempiono le statistiche delle morti infantili per guerre, sperimentazioni farmacologiche, fame, sete, ma soprattutto dimenticanza ed abbandono da parte di chi potrebbe salvarli… Buon Natale a tutti voi angeli del cielo, mai nati o morti troppo presto per opera del mondo.

p.s Tutto ciò che ho raccontato è accaduto in diocesi di Milano e chi vuole può leggere del processo diocesano per attestare la veridicità del miracolo avvenuto ed anche per correggere eventuali inesattezze nel mio racconto che comunque non ne minano il senso.

Andrea Brancolini

Redazione Pressa
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