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Le parole violentate dal Pd e non solo

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Unità, democrazia, amici e fratelli


Le parole violentate dal Pd e non solo

In fondo è una forma di violenza anche questa. Ed è una violenza subdola perchè riguarda il linguaggio. L’unico modo per dire - a chi vuole ascoltare - chi siamo. Una violenza che riguarda il senso profondo (ma nemmeno troppo) delle parole. Il 24 luglio 2016 in un comunicato la segretario Pd Lucia Bursi ha presentato la prossima festa de l’Unità di Ponte Alto beatificando proprio la parola «Unità».

La Bursi è partita dal giornale di partito (quotidiano che dopo la svolta renziana gli ex Ds, pure giustamente, odiano visceralmente) per rendere omaggio a quella che lei definisce «Unità moltiplicatrice». Moltiplicatrice - per citare sempre la Bursi - di «democrazia», di «diritti», di «legalità», di «Europa». Al netto che lo slogan «l’unità moltiplica l’Europa» non ha senso alcuno, nemmeno grammaticale, sembra davvero il festival dell’ipocrisia. Una ipocrisia talmente palese da pensare si tratti di uno scherzo. Il Pd, la Bursi, che inneggiano all’Unità? Ma, davvero, quale Unità? Quale Unità sta moltiplicando il Pd? L’Unità che vede renziani e anti-renziani scannarsi nel fango di ogni minima bega nazionale o locale che sia? L’Unità che ha portato il Pd a censurare il parlamentare (sempre Pd) Richetti a una festa (de l’Unità) appunto ad Albareto? L’Unità che in nome dell’antirenzismo porta gli ex Ds a votare «no» al referendum solo perchè a proporlo è il rottamatore fiorentino? L’Unità che vede le sottocorrenti cattoliche ed ex comuniste fronteggiarsi tra loro a suon di manganellate (metaforiche si intende)? L’Unità che fotografa Giusti contro la Maletti, Trande contro Boschini, Bortolamasi contro Richetti, l’assessore Ferrari contro l’assesso - re Urbelli, Muzzarelli contro tutti e Bonaccini amico di tutti che non si sa mai? E’ questa l’Unità? E’ l’Unità che ha consentito, proprio al segretario Bursi, di cacciare tutti i dissidenti interni dalla sua segreteria? Qui, a Modena. Sei mesi fa. Mica su Marte. E’ questa l’Unità che «moltiplica» alla quale fa riferimento l’ex sindachessa (se dobbiamo usare il linguaggio di genere usiamolo in tutto il suo splendore) di Maranello? Allora moltiplichiamo pure il grottesco. Perchè è questo, a voler salvare qualcosa, quello che resta. Altro che Unità. Ma ormai alle parole violentate, stuprate a piacimento, siamo abituati. Del resto il Pd si definisce «democratico» e pieno di persone «perbene» quando censura bellamente anche le voci al proprio interno. Ma non c’è solo il Pd. C’era il vecchio Polo di Berlusconi che venne battezzato «Polo delle Libertà». Dove la «libertà» è davvero un’altra cosa. C’è Comunione e liberazione i cui membri al proprio interno si chiamano «Amici» tra loro, quando l’amicizia a cui si richiamano è molto spesso legata a determinati interessi politici ed economici. C’è la Massoneria i cui iscritti, tra un segno segreto e un grembiulino da sventolare, si autodefiniscono «Fratelli». C’è la Mafia che usa il concetto di «Uomo d’onore» per definire un proprio ‘soldato’. C’è finanche l’Industria pornografica che usa la parola «Amore». E poi c’è il concetto di «cooperazione», buttato a mare dagli scandali di mille e una coop. C’è l’idea di «volontariato» uccisa dagli affari di tanti professionisti disonesti del sociale. C’è l’«anti-mafia» usata spesso - in precisi contesti associativi - a piacimento per puri fini economici. E di interesse. Funziona così. Funziona che ci si ritrova senza parole da usare. Ci si ritrova a vergognarsi a chiamare un amico «amico», un fratello «fratello». Ci si vergogna a invocare la «libertà», l’«onore» o a sperare nell’«unità». Perchè qualche raggruppamento umano, qualche «comunità» ha pensato bene di scipparle e sporcarle una volta per tutte quelle parole. Come quel ‘Arbeit macht frei’ posto - a ennesimo sfregio verso l’umanità - sui cancelli dei campi di concentramento nazisti. E allora si pensa che il Pd si vanta di chiamare Guccini alla propria festa. Sarà a Ponte Alto il 15 settembre il cantante cresciuto «tra i saggi ignoranti di montagna».

Forse da quel palco canterà ancora di «quel giorno d'ottobre» dove «in terra boliviana» venne «tradito e perso Ernesto Che Guevara». Sicuramente qualche funzionario Pd da sotto il palco applaudirà e farà proprio quel ricordo. Magari, in preda a qualche bicchiere di troppo, alzerà anche il pugno sinistro. Commosso. Già, se si possono stuprare le parole, si possono stuprare anche i miti. E nel farlo commuoversi. Vale tutto.

Leo


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