Un mese fa è celebrata la Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare. Occasione per fare il punto sulla situazione, decisamente migliorata rispetto agli anni scorso. Le campagne di sensibilizzazione sin dall’entrata in vigore della legge Gadda, hanno contribuito a limitare le cattive abitudini di consumo, ottimizzando la spesa. Ma è bastata l'emergenza Coronavirus, con la corsa psicotica nei supermercati per accumulare provviste di cibo ha spazzato via in un fine settimana positivi risultati e buoni propositi. Un fine settimana, quello coincidente con le prime fasi dell'emergenza, che ha visto un aumento del 50% della merce venduta. Una situazione tornata con l'arrivo del fine settimana successivo, alla normalità, ma che ha lasciato sul tavolo il rischio che buona parte di quella merce acquistata freneticamente ed accumulata, possa ora tramutarsi in merce avariata e da buttare
L’acquisto compulsivo è la prima spia di un inevitabile spreco di cibo, soprattutto per quel che riguarda i prodotti freschi. Sul punto è intervenuta in settimana U.Di.Con, già attiva anche in passato con campagne informative sullo spreco alimentare. Un problema che in casi di emergenza e sulla scia di disposizioni che obbligano la chiusura di scuole e centri di comunità riguarda anche i grandi magazzini alimentari.
In diverse città, tra cui Modena, diversi grossi centri hanno destinato la merce ad organizzazioni di volontariato al fine di ridistribuire la merce. Diverso il discorso per il consumo privato, famigliare. Qui entrano in balle diverse accortezze per la conservazione o per il consumo consapevole, anche nel fare la spesa. Ne abbiamo parlato con Maria Chiara De Dominici, consulente U.Di.Con, nuovamente protagonista de Lo Spazio che sa, l'approfondimento settimanale in collaborazione con U.Di.Con. Emilia-Romagna
