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Quando Montezemolo diceva: 'Modena immobile e senza visione'

Data: / Categoria: Senza Memoria
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Era il novembre del 2000, l'allora Presidente degli industriali di Modena denunciò lo stallo del 'sistema Modena' e diede la scossa. Che non smosse nulla.


Quando Montezemolo diceva: 'Modena immobile e senza visione'

'Immobilismo e troppe occasioni perdute nelle scelte di sviluppo della città e del territorio. Con la congiuntura favorevole e le imprese che tirano non si coglie il grande ritardo che stiamo accumulando, pagheremo caro in futuro questi quattro anni di mancate scelte'

'Le occasioni perdute? Dal Quartiere degli affari, alle strade che continuano a mancare, alle privatizzazioni. 'Quella di Meta (oggi Hera, ndr), è una vicenda incredibile. Abbiamo perso una grande occasione per fare sistema attorno all'azienda energetica. Il modo in cui si sta gestendo la trasformazione dell'azienda rappresenta l'esatto opposto della concertazione'.

'La proposta di un patto per lo sviluppo?
E' rimasta uno slogan vuoto. Il mio intento è costruttivo, ma ognuno deve assumersi le proprie responsabilità'. 

Bilanci e appelli di fine anno dell'allora Presidente degli industriali di Modena Luca Di Montezemolo.  E 'allora' sta per anno 2000, fine novembre 2000. Diciassette anni fa. Bilanci e appelli di fine anno che per tanti aspetti potrebbero essere trasportati con un facile copia incolla ad oggi. Perché quel sistema che al giro di boa del nuovo millennio (da li a poco il sistema Modena avrebbe fatto la scelta del tracciato nord, nella discarica Meta, del treno Alta Velocità che escluse, anziché includere, la città stessa), quel treno non l'ha saputo cogliere e quella visione è rimasta rimane ancora oggi orfana di un interprete. E allora, per leggere meglio la realtà presente, fa bene, ogni tanto, guardare indietro, a quegli anni in cui l'allora Sindaco Giuliano Barbolini, l'allora Presidente della Provincia Graziano Pattuzzi, l'allora Vice Presidente della Provincia (ma con deleghe da Presidente), Giancarlo Muzzarelli, ebbero la responsabilità di gestire un passaggio epocale per il futuro della provincia e, più in generale, dell'area vasta. In quegli anni si decisero vita, ma visti con gli occhi di oggi soprattutto la morte, di progetti strategici: dal grande quartiere affari di Cittanova 2000, alla Bretella Campogalliano--Sassuolo, dalla Cispadana allo scalo merci di Marzaglia, dal grande piano di riqualificazione e ricucitura della fascia ferroviaria nord che avrebbe dovuto ridisegnare la città a seguito del passaggio a nord del tracciato Alta Velocità (che la conferenza dei servizi di quel periodo fisso a nord al posto del tracciato centrale), e dello spostamento della linea storica, al Polo Sant'Agostino. La storia che ritorna, storia ripetura di occasioni perdute che Luca di Montezemolo ribadì allora in una delle interviste di fine anno rilasciata al Resto del Carlino. Correva l'anno 2000 

Gianni Galeotti

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Partiamo dalla fine. «Forte preoccupazione, che è anche affetto per questa città in cui lavoro da anni: questo è il senso vero delle mie osservazioni — dice Luca di Montezemolo, a registratore spento e intervista finita — Non vorrei rivedere il ping pong delle reazioni di bandiera o personali; quello non serve a nessuno».

La preoccupazione del presidente degli industriali è fondata: pur con «spirito costruttivo» quello che ha detto a registratore acceso suona come un lucido atto di accusa per le inadempienze e le occasioni mancate dalla città.

Manca il progetto. «Spinto dalla cronaca, potrei parlare solo dell'incredibile vicenda di Meta — dice Montezemolo — l'esempio più clamoroso di come non si gestisce un'azienda e un processo di superamento dei vecchi assetti, tanto che quello che hanno ottenuto è la dichiarazione ufficiale dell'incapacità di fare sistema. Ma questo è solo l'ultimo esempio: quello che preoccupa è la totale mancanza di visione, di prospettiva sul futuro della città e della provincia, di scelte vere (non di modellistica nei documenti) per ripoproporre nel 2000 quella che è stata storicamente la grande forza dello sviluppo di Modena: la capacità di tutti i soggetti di interagire e fare sistema».

Il patto disatteso. Il presidente dell'Unione industriali richiama il primo «sasso nello stagno che lanciammo 4 anni fa, denunciando i rischi dell'immobilismo»: la risposta fu la proposta del sindaco di un «patto per lo sviluppo». «Ma il tempo passato invano conferma oggi che quello è rimasto uno slogan vuoto: Noi, assieme alle altre associazioni, abbiamo provato a intavolare un confronto su alcuni punti prioritari per lo sviluppo. Il risultato è nullo: si è continuato a volare basso, non si sono create le condizioni, come avveniva in passato, perchè ognuno desse un contributo e facesse marciare le scelte di prospettiva. Non abbiamo avuto risposte e occasioni di confronto, registrando fra le stesse forze politiche un atteggiamento un po' assente sui grandi temi dello sviluppo, sulla visione del futuro della città. Pagheremo caro, più avanti, questi quattro anni di occasioni perdute».

Lo strappo di Meta. «Meta è l'esempio più clamoroso — dice Montezemolo — Chi ha gestito questa nebulosa vicenda ha la responsabilità di aver fatto fallire una grande occasione di coinvolgimento del sistema Modena, muovendosi agli antipodi della concertazione. Siamo sconcertati. Il management? No, guardi, non voglio pronunciarmi, tengo per me il giudizio...Cosa vuole, quando davvero si pensa di coinvolgere qualcuno lo si invita al tavolo, si mostrano le carte, i piani. Tutto questo non è avvenuto, abbiamo appreso dai giornali delle scelte. Per noi resta una falsa privatizzazione, quanto fatto in questi mesi non ci dà fiducia, certamente non siamo interessati a quote: uno diventa socio se discute dall'inizio, non coinvolto alla fine del processo. Ora, nell'interesse delle imprese, ci concentriamo su due cose — prosegue Montezemolo — le telecomunicazioni e i servizi energetici. Nelle tlc andiamo avanti con un nostro progetto che coinvolge molte imprese,con l'Unione industriali, la Lega coop e la Cna. Puntiamo a fornire servizi innovativi e competitivi. Se a Meta interessa, ce lo dirà; noi andiamo avanti. Per i servizi energetici, partendo dall'esperienza di Metasviluppo, puntiamo ad allargare e qualificare l'offerta, anche prevedendo il rafforzamento con nuovi partners nella compagine sociale. Altre strade, possibili, non sono mai state neppure prospettate».

Le occasioni perse. L'occasione persa dell'azienda energetica si accompagna, nel giudizio di Montezemolo, al «nulla di fatto» sul tema delle privatizzazioni, «dove si possono coniugare modernizzazione, servizi migliori e diversificazione per le imprese del territori». E Montezemolo cita l'esempio delle farmacie comunali: «Chi investe col 51 per cento in mano al pubblico?Una scelta poco lungimirante».

Nella stagione delle occasioni mancate rientrano poi capitoli più noti. Come il Quartiere degli affari, «ci impegnammo sin dall'inizio su quel tema, con un progetto presentato assieme alla Lega delle cooperative, poi spendemmo uno dei nostri imprenditori di punta nella successiva eleborazione:oggi, a dieci anni dai primi passi, tutto è ancora lettera morta». C'è poi il tema dolente delle infrastrutture, «dove abbiamo sollecitato tutto il mondo, promosso incontri, offerto collaborazione: ma restiamo al palo».

Chi ascolta le imprese? Montezemolo tratteggia uno scenario di novità nei rapporti fra le forze economiche della città, citando «la collaborazione con Lega coop e Cna su filoni innovativi per lo sviluppo delle imprese, dai servizi telematici a quelli alle persone». «Perchè non si aprono tavoli dove mettere a fuoco le proposte e i contributi dei diversi soggetti? — chiede — Sulle strade che mancano, non interessa la disponibilità a scelte di project financing che superino la mancanza di risorse pubbliche? O le possibili sinergie nel campo strategico della formazione? O a iniziative di ruttura, clamorose, nella sperimentazione di percorsi di semplificazione burocratica? Oppure lo sviluppo di iniziative nei settori dei servizi alla popolazione anziana, dell'assistenza, dei servizi per l'infanzia? Un tempo Modena lanciava iniziative che venivano prese a modello...».

«Dal mondo produttivo, senza steccati — conclude — arrivano proposte e iniziative. Pagheremo caro se oggi non sapremo mettere a sistema queste energie per lo sviluppo di questo territorio».

 



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