'Bastiglia: il piccolo paese della provincia di Modena continua ad essere un polo di attrazione turistica internazionale'. Sì, è questo il titolo che avremmo potuto leggere, solo se...
Solo se -ma quando si ragiona col senno del poi, tutto diventa possibile- in passato non fosse stata fatta piazza pulita di importanti elementi infrastrutturali territoriali, e di altri di architettura industriale come il Molino di Bastiglia con 16 ruote ad acqua, spettacolare macchina poderosa e multifunzionale di cui oggi resta solo una simbolica macina nei pressi di quella che fu la sua sede; senza dimenticare Palazzo Olivari, opera cinquecentesca di pregio demolita sconsideratamente nel 1972 per far posto alla nuova sede del Comune: un edificio di dubbio gusto in cemento armato a vista, ben lontano dalle autentiche opere architettoniche moderne costruite in cemento a vista, quali ad esempio l'impianto produttivo del Lingotto a Torino costruito negli anni '20 progettato dall'architetto Giacomo Mattè Trucco e considerato da Le Corbusier “Opera d'arte di architettura industriale”; qui, la bellezza della finitura superficiale del cemento a vista rimase ineguagliata, tant'è che fu impossibile da riprodurre nella riparazione dei danni bellici.
Tornando alla Chiusa di Bastiglia, questa fu realizzata -prima al mondo- nel lontano 1432, quindi ben vent'anni prima della nascita del sommo Leonardo da Vinci, a cui si attribuisce tra l'altro anche l'idea delle Porte Vinciane, di cui è rimasto un esemplare tuttora funzionante a Bomporto a difesa delle piene del Panaro.
Certo, ci riferiamo ad un'epoca in cui Bastiglia era una specie di rifugium peccatorum, sia per lo stato di estrema precarietà del suo territorio dal punto di vista idrogeologico (era ancora una zona depressa in cui divagavano molti piccoli corsi d'acqua, soprattutto provenienti dalle acque sorgive della città), sia conseguentemente per la povertà dei suoi residenti: questi erano principalmente piccoli agricoltori e barcaioli, dal momento che allora la navigazione fluviale costituiva una via portante di collegamento, il ché portò proprio alla costruzione geniale della chiusa.
Certamente, non è difficile immaginare la situazione socio-economica di allora così come non è difficile immaginare che la maggior parte delle persone impiegate nelle attività agricole ed in quelle del trasporto fluviale era per lo più costituita da contadini e facchini, in un'epoca in cui la scolarizzazione era patrimonio di pochissimi benestanti.
La chiusa di Bastiglia dura ben cinque secoli, fino al 1932; così, contrariamente a ciò che avviene ancora oggi in Francia, il trasporto fluviale cadde in disuso, soppiantato dal mito della macchina a vapore.
C'è da dire che la Francia è solcata in maniera quasi capillare dal reticolo fluviale; inoltre, a far la differenza, è la pianura molto più estesa e tendenzialmente piatta: il contrario del nostro territorio stretto e lungo, condizionato da montagne.
Quest'ultimo dettaglio è molto importante se si pensa a come avveniva la “trazione fluviale”: in pratica la barca da trainare veniva agganciata ad animali da tiro (buoi, cavalli, anche vacche) che camminando sulle rive la tiravano. Si capisce quindi l'enorme ostacolo alla navigazione determinato non solo dalle pendenze, ma soprattutto dal livello irregolare dei fiumi, precipuamente il Naviglio che diventa interamente navigabile attorno all'anno 1000, consentendo così finalmente di giungere fino all'interno della città di Modena, di fronte alla facciata posteriore di quella che è oggi l'Accademia Militare.
Ad aguzzare l'ingegno sono proprio i dislivelli del fondo nella stagione secca: le barche, sempre più grosse, fanno fatica a superarli spanciando sul fondo. Si giunge così all'intuizione geniale delle chiuse, comparse -come si diceva- per la prima volta a Bastiglia.
In pratica, la chiusa è un vero e proprio ascensore ad acqua: vengono create delle “stanze” delimitate da delle paratie.
Se si fosse conservato questo impianto a livello turistico, magari unitamente ad altre meraviglie quali ad esempio il Molino di Bastiglia, in un ambiente adeguatamente invitante sull'esempio dei lungo Senna di Parigi, si riesce ad immaginare il guadagno che ne sarebbe conseguito a livello di immagine -oltre che economico- sia per Bastiglia stessa, sia per la Regione ed il Paese.
Proprio da noi gli esempi di conservazione e di valorizzazione artistica e turistica non mancano: a Milano, in quella che fu la Darsena di Porta Ticinese lungo il Naviglio Pavese, una zona dismessa e poco considerata è stata trasformata in un ambiente vivo, colorato ed accogliente, quasi chic, con ristorantini caratteristici e vista sul corso d'acqua illuminato; idem, per i famigerati Torrazzi del Po, ieri banchine brulle sedi di magazzini dismessi e rifugio della malavita, zona poco raccomandabile da frequentare già di giorno, figuriamoci di notte! Oggi i Torrazzi del Po ospitano localini ricercati e caratteristici, ristoranti e discoteche esclusive, al punto che a volte nella bella stagione, di sera non si riesce quasi a transitare a piedi. Luci, colori e musica, fanno di queste zone un plus non indifferente, a tutto vantaggio della bellezza e della qualità della vita per la cittadinanza.
Per concludere, sicuramente qualcuno si starà chiedendo in questo momento “Ma se si intercetta il corso del fiume con le paratie della chiusa, l'acqua non rischia di debordare?”.
Certamente! Proprio per ovviare a questo rischio; anzi, a questa necessità, ogni chiusa è contornata se si può dire così da un piccolo canale, la cui funzione è esattamente quella di consentire il transito naturale a tutta quell'acqua che certamente supera il volume delle stanze determinate dalla chiusa. Quel canale prende infatti il nome più che intuitivo di Tornacanale.
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