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La Chiesa di Bastiglia: piccola ma con il motore di una Ferrari

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La chiesa è stata dotata - esattamente 12 anni fa - di un impianto campanario modernissimo, automatizzato e gestito elettronicamente


La Chiesa di Bastiglia: piccola ma con il motore di una Ferrari
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La Chiesa di Bastiglia è piccola, ma ha il motore di una Ferrari. Sì, perché nel 2010 la piccola chiesa di via Monte 2 a Bastiglia, costruita nel 1691 e dedicata a Santa Maria Assunta, è stata dotata - esattamente 12 anni fa - di un impianto campanario modernissimo, automatizzato e gestito elettronicamente.
Quello originario aveva 60 anni. Era stato costruito nel 1950 e allora l’orologio della chiesa si trovava sul lato est del campanile. A quei tempi per mettere all’ora l’orologio del campanile, si agiva a mano su delle lancette che si trovavano all’interno del campanile stesso e che erano il prolungamento delle lancette esterne. (All’interno del campanile è stato ritrovato il vecchio orologio meccanico). 

Una curiosità: la chiesa di Santa Maria Assunta è dedicata anche alla Madonna delle Grazie perché dopo la sua ricostruzione in seguito ad un crollo avvenuto alcuni decenni fa’, fu ritrovato un affresco del XV secolo, raffigurante la Vergine con il Bambino. Più tardi, nel corso del XIX secolo, questa chiesa venne anche ampliata e modificata, ma v’è da dire che gli atti ufficiali diocesani non sono sempre molto chiari, accomunando spesso notizie riguardanti la chiesa di Bastiglia con quelle relative alla chiesa di San Clemente.
I bastigliesi associano da sempre la loro chiesa di Santa Maria Assunta con la figura storica del loro “parroco di sempre”: don Odoardo Ballestrazzi, rarissimo bastigliese-doc, ivi nato nel 1927 e nominato parroco della piccola città nel 1993: una missione svolta con affetto per 21 anni e oggi affiancato da don Mario.

È don Odaordo che fece il dono alla sua città natia dell’impianto campanario, un dono che probabilmente contribuì a preservare il campanile da conseguenze più gravi conseguenti al terremoto del 2012, grazie alle potenti strutture d’acciaio che dovettero essere inserite nella struttura muraria. 



È vero che attraverso gli anni il campanile subì numerose opere di irrobustimento (ricopertura dei mattoni con cemento, ricostruzione parziale della scala di legno con parte terminale in cemento e scalini più sicuri, ma soprattutto chiusura delle aperture della sommità del campanile con delle griglie, in modo da lasciar uscire il suono ma da impedire l’ingresso ai piccioni (i loro escrementi sono molto dannosi per la pietra). La struttura interna del campanile che sorreggeva le campane era di legno molto robusto, e solo negli ultimi decenni si è verificato un deterioramento accelerato, segno di peggioramento dell’inquinamento atmosferico. 

Allora, le campane venivano suonate da un campanaro, che tirava le corde delle campane facendole oscillare finché lo sbatacchio (il martello che batte contro la campana) andava a colpire la campana stessa. Per bilanciare il peso della campana vi erano delle grosse masse in testa alla campana stessa, in modo che essa potesse ruotare attorno ai suoi perni di sostegno, rendendola più leggera. Queste masse erano molto voluminose, fatte di legno pesante. 

Nel tempo queste masse sono state sostituite con altre molto più piccole di ghisa, che pesano esattamente quanto la campana, a tutto vantaggio del funzionamento automatico del sistema campanario. Una trentina di anni fa, infatti, l’impianto campanario fu elettrificato con un sistema motorizzato per fare ruotare le campane (nel caso della suonata “a distesa”), oltre che naturalmente di percuoterle con dei percussori (per la suonata detta “a tocchi”). 

Il nuovo impianto campanario elettrificato è costituito sostanzialmente da una struttura interna al campanile in acciaio estremamente robusta. Ciò consente essenzialmente di non sollecitare la struttura edile del campanile, assorbendo l’energia sviluppata dal movimento delle campane. (Il cemento, come pure i mattoni, invecchia e ancora oggi la sua durata non è stata verificata). 

Per tradizione, le campane si chiamano “Marie”: le “Piccole Marie” hanno un suono allegro e vivace, mentre le “Grandi Marie” hanno un suono profondo e imponente. Da sole o in combinazione, le tre “Marie” consentono di riprodurre un ampio repertorio di melodie, in funzione della circostanza per la quale vengono suonate: mariane, eucaristiche, natalizie, pasquali. 
Alcuni dettagli interessanti: tra la campana stessa e il suo supporto (oggi d’acciaio) è interposto un tassello di legno speciale molto duro, detto cuscinetto. La sua funzione è di isolare foneticamente la campana dall’incastellatura che la sostiene, che altrimenti “suonerebbe”, impercettibilmente ma inficiando la purezza del suono; i martelli e gli sbatacchi sono costruiti con un materiale destinato a consumarsi prima del bronzo speciale con cui sono costruite le campane. Questa lega, infatti, si chiama -“bronzo per campane”- ed ha la caratteristica di produrre un suono particolarmente armonioso; le estremità dei martelli e dei percussori sono sostituibili per non dover cambiare tutto il pezzo.
Precedentemente, l’impianto elettrificato del campanile si comandava meccanicamente, a distanza a partire della sagrestia, con degli spinotti che venivano inseriti in apposite sedi su delle ruote dentate del meccanismo. Queste ultime, essendo in bella vista, erano ingentilite con degli intarsi artistici e motivi floreale-religioso riccamente colorati. 
Anche l’impianto attuale - completamente elettronico, pilotato da microprocessori - è monitorato e comandato a partire dalla sagrestia, attraverso un display. Pur complesso funzionalmente (offre un’infinità di funzioni), la sua manovra risulta piuttosto semplice. Forse si è perso (ma da tempo) un po’ della poesia legata alla manualità e al calore dell’intervento umano… ma tant’è. 

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