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Bellanova e Fornero, le lacrime finte che offendono chi piange davvero

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La ministro ha dovuto dire l'ultima cosa, giocare il carico preparato, mettere il sigillo di lacrima alla vittoria della corrente renziana


Bellanova e Fornero, le lacrime finte che offendono chi piange davvero

Il pianto ostentato, fors'anche preparato a tavolino oppure dal sen fuggito. Il pianto di donna che rispetta i più scontati clichè sessisti. Il pianto che vuole mettere in piazza un travaglio personale al quale è difficile credere, ma che - anche riuscendo a farlo - poco ha di nobile. Perchè la politica sarà pure passione. Ma non così. Non come ha fatto poco fa la ministro Bellanova nell'annunciare la regolarizzazione dei migranti, non come fece nel 2011 l'allora ministro Elsa Fornero nel presentare la sua sciagurata riforma pensionistica. 

Le scelte politiche sono scelte politiche e - specie quando sono divisive come quelle citate - vanno presentate come tali, senza gravarle di emozioni posticce. Il dato personale, la lacrima da esibire, quasi cristologica, fa solo aumentare la frattura politica, scava ancor di più il fossato che divide due modi diversi di intendere il Governo di un Paese.
Soprattutto in un momento drammatico come quello che stiamo vivendo. La ministro Bellanova non è una martire, la ministro Fornero non era una martire. La scelta della seconda ha portato a scontri duri nel Paese e infine a una controriforma targata Lega. La scelta della prima ha rischiato di spaccare la maggioranza ed è osteggiata da circà la metà del cosiddetto Paese reale. E non basta la pur lodevole bandiera della lotta al caporalato per rendere tale decisione super partes.
E allora, se nel merito la questione è questa, perchè piangere? Per strategia? Il premier Conte le stava togliendo la parola, ma lei, la ministro-sindacalista giocherellando con gli anelli, ha dovuto dire l'ultima cosa, giocare il carico preparato, mettere il sigillo di lacrima alla vittoria della corrente renziana. Ma alla strategia ormai non crede più nessuno e anche fosse solo incapacità di gestire la tensione (ma così non è), di questo ora proprio l'Italia non ha bisogno. 

E dire che le lacrime vere, quelle di sofferenza e quelle di gioia, meritano rispetto. Non vi è nulla di cui vergognarsi. Anzi. Sono nobili e sante le lacrime, nessun altro essere vivente è in grado di piangere e forse propria questa capacità fa toccare all'uomo l'infinto. Le lacrime di chi non ha più nulla a cui aggrapparsi, di chi ha perso il lavoro, di chi combatte sul letto di ospedale, di chi ha perso un figlio, di chi ha sbagliato strada e lo capisce. Sono benedette, se vi fosse un Dio a benedirle. Benedette sono le lacrime di chi soffre del male invisibile, di chi è pentito e di chi non ha più tempo per pentirsi. Benedette le lacrime di gioia, vera, spontanea, personale o collettiva.

E allora le lacrime in tv di un Ministro reduce da ore di schermaglie machiavelliche, piegato inevitabilmente dal compromesso della politica, un Ministro che risponde a correnti partitiche, che vuole mettere la targhetta su un comma, l'articolo 110 bis come precisamente citato tra i singhiozzi dalla Bellanova, sono quasi un'offesa rispetto a quei pianti veri che ogni uomo e ogni donna conosce. Una recita spacciata come realtà, caricatura grottesca dell'atto più intimo che l'uomo è in grado di fare. Ancor peggio una presa in giro, un prendersi gioco della fiducia delle persone, della Fede. Come chi si ingegnò a spacciare per vere le lacrime piene di sangue di statue della Vergine.

Giuseppe Leonelli



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