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Dalla richiesta di ristoranti aperti... alle scuole chiuse

Dalla richiesta di ristoranti aperti... alle scuole chiuse

Le giravolte di Bonaccini. E ora anche Modena rischia di veder chiuse le aule. Ma le piazze, i centri commerciali, i negozi sono pieni. Anche di anziani


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La chiusura delle scuole Elementari e Medie a Bologna e in Romagna potrebbe essere il preludio a breve alla chiusura anche nel modenese. I dati a Modena infatti non sono migliori rispetto a quelli di Bologna e - nonostante le resistenze dei sindaci, Muzzarelli in primis - analoghe misure sono facilmente preventivabili.
Eppure, al di là dell'ipocrita etichetta tranquilizzante 'arancione scuro' che è evidentemente un modo per non dire 'rosso', buonsenso vorrebbe non tanto l'applicazione a Modena del modello-Bologna, quanto viceversa il ripensare la scelta di chiudere le aule anche ad Est della Regione. Nessuno mette in discussione la pericolosità delle varianti che - abbinata alla lentezza del piano vaccinale - potrebbe far esplodere la pandemia a livelli insostenibili per la rete ospedaliera. In discussione però vi è la evidente mancanza di coerenza tra misure draconiane per la scuola e la linea morbida su centri commerciali, arrività produttive e negozi.
Pochi giorni fa infatti è stato lo stesso Bonaccini a chiedere la riapertura dei ristoranti anche la sera, mutuando le parole di Salvini. E allora quell'invito come si concilia con la Didattica a Distanza? Come si conciliano le piazze piene di ieri, giornata di sole primaverile, con la chiusura delle scuole?
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Come si conciliano i centri commerciali pieni, le file davanti ai negozi, i gruppetti di anziani al parco con gli studenti costretti a stare in casa? Non è forse una offesa per chi pensa che l'istruzione, la socialità, l'accompagnare le famose 'nuove generazioni' in un percorso di crescita collettivo siano non solo uno slogan buono per le campagne elettorali, ma un tassello fondamentale dello stare insieme?
I genitori, che anche a livello pratico non sanno da un giorno all'altro come gestire i ragazzi a casa, hanno giustamente fatto sentire la propria voce, così come gli insegnanti. Ma sinora sono rimasti inascoltati. Eppure non basta il silenzio a sanare le contraddizioni sempre più evidenti nella gestione di questa pandemia.
Giuseppe Leonelli
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