Era stato venduto come il fiore all'occhiello in fieri dell'offerta culturale di Modena. Una sorta di centro di gravità permanente per mostre di caratura internazionale, capace di intercettare l'interesse di appassionati di mezzo mondo. E di far arrivare non solo nella città capoluogo frotte di visitatori, veicolando il territorio e le sue eccellenze sui mercati mondiali del turismo. Parliamo del (tristemente) famoso MaTa, l'oggetto uscito dal cilindro di Giancarlo Muzzarelli per fare di Modena una piccola capitale della cultura. Peccato che, fino ad oggi, il MaTa si sia rivelato un clamoroso buco nell'acqua.
Contenitore ospitato alla Manifattura Tabacchi, voluto fortemente dal Sindaco Muzzarelli sull'onda delle iniziative fumose (ma assai onerose) messe in campo in occasione di Expo 2015, costerà ai cittadini modenesi, come noto, 300.000 euro. Oltre a svariate decine di migliaia di euro di costi gestionali e di servizi di accoglienza. Quest'ultimi assegnati alla cooperativa pigliatutto Mediagroup98, solido punto di riferimento del sistema.
Soldi, quelli dell'affitto, finiti in parte nelle tasche della cordata di costruttori amici del sistema - alcuni dei quali finanziatori della campagna di Muzzarelli del 2014 - , che fino ad alcuni mesi fa erano proprietari al 50% del complesso ristrutturato, ma finito sull'orlo del fallimento e nel quale ricadevano i locali del MaTa.
«Al Mata, in attesa del nuovo Polo culturale all’ex S. Agostino, troveranno spazio eventi culturali di grande respiro […] Il luogo si presta, inoltre, a dare ulteriori opportunità agli istituti culturali che progettano eventi con necessità di spazi adeguati per allestimenti e fruizione, e un'occasione per mettere in campo sinergie e collaborazioni fra enti e istituzioni diverse». Così recitava l'ottimistico comunicato stampa dell'Amministrazione Comunale, con cui venne presentato pubblicamente, nel settembre del 2015, il nuovo spazio culturale cittadino in viale Monte Kosica. Che venne inaugurato con la mostra d’arte contemporanea “Il manichino della storia: l'arte dopo le costruzioni della critica e della cultura”. Evento, questo, confezionato ad hoc, come si ricorderà, da un altro paio di amici del sistema - lo chef stellato Massimo Bottura e il gallerista Sergio Mazzoli - e che non ha lasciato traccia nel panorama degli eventi culturali. Non producendo alcuna risonanza sovralocale e dunque ricadute in termini turistici per il territorio.
“Il Manichino della storia” entra invece a pieno titolo nella storia, seppur tragicomica, di questa amministrazione, come l'ennesimo occasione perduta. L'ennesimo insuccesso inanellato da Muzzarelli e dalla sua sgangherata Giunta. Con l'aggravante di esser costato la bellezza di 550.000 euro. Pagati, naturalmente, dai contribuenti modenesi.
Dal Manichino in avanti è stata tutta una discesa.
Per l'ultima arrivata, una mostra di grandissima nicchia, sbarcata al MaTa dopo settimane di imbarazzante “vacatio culturale”, non è stato neppure previsto il pagamento di un biglietto di ingresso. Ciò, a segnalare un disperato tentativo di mettere assieme qualche numero in più rispetto a quelli, esigui, generati dai precedenti eventi.
Quello del MaTa, come abbiamo richiamato nelle scorse settimane, è uno dei più pesanti fiaschi di Giancarlo Muzzarelli. Un flop che va oltre i 500 metri quadri sprecati. E che riguarda tutto il complesso immobiliare da 14 mila metri quadrati, salvato recentemente dal fallimento giudiziario solo perché la Cassa Depositi si è ricomprata quel 50% in mano agli amici del sistema e che invece avrebbe dovuto essere messo sul mercato.
Eli Gold



