Modena, distrutte volte cinquecentesche interrate ma nella legalità
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Modena, distrutte volte cinquecentesche interrate ma nella legalità

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Bosi: 'Nel caso del canale sotto corso Canalchiaro, sono state ben nove, civico per civico, le autorizzazioni della Soprintendenza a procedere con i lavori'


Modena, distrutte volte cinquecentesche interrate ma nella legalità
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'Il Comune di Modena effettua i lavori di riqualificazione e manutenzione delle strade secondo un principio di legalità: tutti gli interventi sono conseguenti ad atti e normative che li autorizzano e, nel caso del canale sotto corso Canalchiaro, sono state ben nove, civico per civico, le autorizzazioni della Soprintendenza a procedere con i lavori'.
Lo ha sottolineato l’assessore ai Lavori pubblici Andrea Bosi nella seduta del Consiglio comunale di giovedì scorso rispondendo all’interrogazione di Piergiulio Giacobazzi di FI sulla demolizione di volte cinquecentesche sotto corso Canalchiaro durante l’intervento di rifacimento dei sottoservizi e di ripavimentazione della strada. Il consigliere ha fatto riferimento alla segnalazione di Italia Nostra dello scorso novembre definendo 'grave' la ricostruzione fatta dall’associazione e ripresa dagli organi di informazione secondo cui sarebbe stata rilasciata autorizzazione a procedere dalla Soprintendenza 'dopo verifica preventiva dell'interesse archeologico' nonostante l’esistenza di un vincolo conservativo promosso nel 1994 dallo stesso Ufficio di tutela su proposta proprio di Italia Nostra.

Il consigliere ha quindi domandato se l’Amministrazione conferma tale ricostruzione, se è stata fornita risposta alla comunicazione di Italia Nostra e se sono in corso o sono previsti per il futuro 'altri interventi in città che possano ‘incidere’ su beni storici-artistici-architettonici anche sotterranei'.

L’assessore, precisando che nel comunicato stampa di Italia Nostra non c’erano richieste dirette al Comune, ha ricordato che 'il cantiere in corso Canalchiaro è durato circa un anno con la presenza quotidiana dell’archeologo competente della Soprintendenza che ha vagliato ogni singola azione effettuata dalle squadre di Hera, dell’impresa che ha l’appalto e dal Comune. La stessa interrogazione – ha aggiunto – riporta che l’associazione ha fatto un accesso atti alla Soprintendenza che ha risposto che è stata fatta una verifica preventiva dell’interesse archeologico e che l’esito è stato negativo.

Il Comune, quindi, con nove autorizzazioni è stato messo in condizione di intervenire sull’infrastruttura del canale che, come dimostrano le immagini fatte, non è risultata perfettamente conservata'.

L’assessore ha infine aggiunto che 'nel centro storico di Modena, trattandosi di una città che ha più di 2 mila e 200 anni, ogni volta che si va a effettuare un intervento ci si può imbattere in qualche bene di interesse e vincolato. Per questo – ha concluso – chiediamo pareri e autorizzazioni a chi ha la competenza per dirci se possiamo intervenire, cioè la Soprintendenza'.

In replica, il consigliere Giacobazzi ha segnalato che, 'al netto delle autorizzazioni di cui parla l’assessore, alla fine dei conti oggi non ci sono più oltre venti metri delle antiche strutture architettoniche del Canalchiaro, un’opera importante e perfettamente conservata che in qualsiasi altra città sarebbe stata certamente valorizzata'.

Redazione Pressa
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