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'Sant'Agostino, un calvario da 15 anni: speriamo nella svolta'

'Sant'Agostino, un calvario da 15 anni: speriamo nella svolta'

Gli Amici del Sant'Agostino commentano l'annuncio di ieri di Muzzarelli e Cavicchioli


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'Esprimiamo soddisfazione per l’esito che ha portato ad una svolta nel progetto per il restauro del comparto Sant’Agostino. Finalmente inizieranno i lavori e questo solleva un peso che si stava aggravando per il timore che, dopo un’attesa infinita, tutto potesse finire in nulla. I particolari appresi dalla stampa sono limitati rispetto ai numerosi interrogativi che ancora pendono, e perdura la sensazione che i partner continuano a giocare su tavoli diversi, con giudizi e intenzioni diverse, a discapito del progresso rapido verso la realizzazione complessiva e finale'. Così in una nota gli Amici del Sant'Agostino commentano l'annuncio di ieri di Muzzarelli e Cavicchioli.

'“Poi resterà da affrontare il tema della demolizione del vecchio ospedale pediatrico, ma questa sarà una nuova storia su questo strategico progetto modenese”, dice in un’intervista l’ing. Giuseppe Iadarola, consulente tecnico per il restauro del complesso. Ciò che davvero non vorremmo è “una nuova storia” in questo calvario che ci affligge da 15 anni con continui colpi di scena, con reiterati tentativi di andare contro le legittime e ponderate risoluzioni dell’istituzione preposta alla tutela degli edifici storici. Abbiamo assistito ad ogni cosa. Persino, da ultimo, alle recriminazioni, mesi fa, per i ritardi della Soprintendenza nel “dare risposte”.
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Dai giornali si apprende oggi che il progetto è stato inviato alla Soprintendenza il 5 maggio e che il 1° giugno è arrivata la risposta favorevole - chiudono gli Amici del Sant'Agostino -. E dunque, quali ritardi? Ci sono le prospettive e le concrete possibilità per andare avanti nella direzione che era ragionevolmente da seguire e che rimane la migliore dopo l’abbandono definitivo del progetto Gae Aulenti. Nell’autorizzazione della Soprintendenza sono indicati i procedimenti, improntati alla linearità del restauro conservativo che consenta la flessibilità dell’uso degli spazi in base alle esigenze che nel tempo emergeranno. Fin dall’inizio questi ci erano sembrati i criteri utili, quelli che massimizzano il risultato in termini di economia e fruibilità. Non c’è altro da aggiungere, se non che speriamo che l’indicazione venga assunta come buona e giusta per il restauro dell’intero palazzo, senza ulteriori ritardi'.
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