“Nel simbolo del Popolo della Famiglia è scritto chiaro: “no gender nelle scuole” e con questa decisione si consente l’ingresso nell’università proprio della cosiddetta “teoria gender”. Da quanto si è appreso, nel regolamento approvato è previsto che ciascuno possa decidere nome e genere indipendentemente dal sesso biologico. E questo in forza della presunta esistenza di un principio di autodeterminazione che consisterebbe nel poter decidere la propria identità di genere senza alcun tipo di vincolo, nemmeno quello legato al sesso biologico, e di poter fluttuare tra una identità e l’altra senza limiti - continua Rossini -. Come sosteniamo dal 2016, anno di nascita del Popolo della Famiglia, questa folle teoria, elaborata negli anni cinquanta da John Money, psicologo autore di un esperimento fallimentare teso a dimostrare che crescendo un bambino come una ragazza lo si fa diventare una ragazza (il bambino oggetto di questa oscena sperimentazione mori suicida), e successivamente dalla filosofa Judith Butler che sosteneva il superamento del sesso e del corpo e di qualunque identità fissa, e fatta propria dal mondo LGBTQ, confonde in modo gravissimo le menti dei più giovani inducendoli a credere che il genere sia una loro scelta. Se un ateneo di grande prestigio quale è quello modenese arriva a piegarsi in modo così evidente all’agenda LGBTQ significa che i bambini e i giovani sono davvero in pericolo - conclude Rossini - anche per questo motivo l’opposizione al disegno di legge Zan che introduce per legge, sanzionando penalmente i dissenzienti, la fluidità di genere deve essere decisa e senza compromessi”.
'Unimore e identità percepita, si confondono gravemente menti giovani'
Rossini (Pdf): 'Folle teoria nata da esperimento fallimentare anni 50 teso a dimostrare che crescendo un bambino come una ragazza lo si fa diventare ragazza'
“Nel simbolo del Popolo della Famiglia è scritto chiaro: “no gender nelle scuole” e con questa decisione si consente l’ingresso nell’università proprio della cosiddetta “teoria gender”. Da quanto si è appreso, nel regolamento approvato è previsto che ciascuno possa decidere nome e genere indipendentemente dal sesso biologico. E questo in forza della presunta esistenza di un principio di autodeterminazione che consisterebbe nel poter decidere la propria identità di genere senza alcun tipo di vincolo, nemmeno quello legato al sesso biologico, e di poter fluttuare tra una identità e l’altra senza limiti - continua Rossini -. Come sosteniamo dal 2016, anno di nascita del Popolo della Famiglia, questa folle teoria, elaborata negli anni cinquanta da John Money, psicologo autore di un esperimento fallimentare teso a dimostrare che crescendo un bambino come una ragazza lo si fa diventare una ragazza (il bambino oggetto di questa oscena sperimentazione mori suicida), e successivamente dalla filosofa Judith Butler che sosteneva il superamento del sesso e del corpo e di qualunque identità fissa, e fatta propria dal mondo LGBTQ, confonde in modo gravissimo le menti dei più giovani inducendoli a credere che il genere sia una loro scelta. Se un ateneo di grande prestigio quale è quello modenese arriva a piegarsi in modo così evidente all’agenda LGBTQ significa che i bambini e i giovani sono davvero in pericolo - conclude Rossini - anche per questo motivo l’opposizione al disegno di legge Zan che introduce per legge, sanzionando penalmente i dissenzienti, la fluidità di genere deve essere decisa e senza compromessi”.
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