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Biennale di Venezia, che vergogna

Biennale di Venezia, che vergogna

La Biennale 2026 non passerà alla storia non per un’opera, ma per una porta chiusa e per tutti i cialtroni che si sono messi in fila per guardarla da fuori


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Alla Biennale di Venezia c’è un padiglione ai Giardini che non è un padiglione, ma una sorta di compromesso: allora, per essere chiari il padiglione è 'chiuso', ma 'aperto', è presente, ma... assente; si chiama Padiglione Russia. Lo puoi guardare solo da fuori, attraverso uno schermo, insomma come si guarda un animale pericoloso allo zoo, oppure un malato contagioso attraverso il vetro: scegliete voi la metafora: tanto, personalmente fa schifo uguale. La Biennale dice: 'Rispettiamo la legge', che poi tradotto sarebbe: 'Non abbiamo il coraggio di dire né sì né no, quindi facciamo finta che va bene così'. La Giuria si è dimessa: gesto pulito, peccato che quando ci si lava le mani, il sangue resta sul pavimento. E l'Europa, sempre lei, minaccia di tagliare i fondi di 2 milioni: perché la cultura, l’arte, a quanto pare, ha un prezzo e... un padrone, già purtroppo. Attenzione, perchè tutto ciò non è un boicottaggio e non è neanche censura, è peggio: è ipocrisia in salsa politica, per usare un eufemismo, il capolavoro della vigliaccheria travestita da procedura. La Biennale 2026 non passerà alla storia non per un’opera, ma per una porta chiusa e per tutti i cialtroni che si sono messi in fila per guardarla da fuori, fingendo di non essere complici. L’arte doveva graffiare, ma qui da noi le hanno messo la museruola: e il guinzaglio lo tiene la politica. Che disastro anzi, che vergogna.
Paride Puglia

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Sono venuto al mondo con un grave handicap che mi contrassegnerà per tutta la vita: sono un reggiano e a causa di questo la materia grigia continua inesorabilmente a depositarsi negli angoli. N...   

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