Opinioni Senza Memoria

22 luglio 2021: il Green Pass, la scienza piegata alla follia politica, ferita ancora aperta nella memoria democratica

22 luglio 2021: il Green Pass, la scienza piegata alla follia politica, ferita ancora aperta nella memoria democratica

Esattamente 4 anni fa il governo Draghi introdusse uno dei provvedimenti più controversi, con effetti senza precedenti sulla vita della persone. Basato su presupposti dimostrati infondati


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Era luglio del 2021 quando il governo italiano, sotto la guida dell’allora Presidente del Consiglio Mario Draghi, annunciò uno dei provvedimenti più controversi e divisivi dell’intera gestione pandemicae della storia repubblicana: l’introduzione del Green Pass obbligatorio. Dopo mesi di restrizioni, chiusure, coprifuoco e distanziamento sociale, si prospettava un’estate di ripartenza. Eppure, proprio nel cuore di quella stagione apparentemente liberatoria, prese forma una misura che avrebbe segnato profondamente il tessuto sociale del Paese: l’obbligo del certificato verde per accedere a una lunga lista di attività quotidiane.

Il decreto legge n. 105, approvato il 22 luglio 2021, introdusse l’obbligo di Green Pass a partire dal 6 agosto per entrare in ristoranti e bar al chiuso, partecipare a eventi culturali e sportivi, andare in palestra, in piscina, al cinema, nei musei, nei centri benessere e in molti altri luoghi pubblici. In un solo colpo, milioni di cittadini italiani, di persone sane, si ritrovarono nella condizione di dover dimostrare uno status sanitario per poter vivere una vita normale, anche per assistere una persona anziana in una struttura protetta. Anche la morte accompagnata da una persona cara fu negata se senza certificato verde. A questo si arrivò.

La misura fu giustificata ufficialmente come “strumento per garantire la sicurezza” e “condizione per tenere aperto tutto”.
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Chi si vaccinava si proteggeva e non contagiava e chi non si vaccinava moriva e faceva morire. Parole lapidarie e pesantissime, di grande impatto e responsabilità politica, scientifica e sociale. Tanto più quando si dimostrarono basate sul nulla. O meglio, su un presupposto (quello di proteggersi dal contagio e di proteggere gli altri), totalmente infondato. Anche e soprattutto dal punto di vista scientifico. Tale misura così potente e violenta per la sua capacità di condizionare e bypassare diritti e libertà sancite dalla Costituzione, si dimostrò senza presupposto ed evidenza scientifica, di fatto frutto di una decisione squisitamente politica, costruita su presupposti poi rivelatisi errati, meglio, appunto, infondati. Anche le persone vaccinate con una o più dosi si ammalavano tanto e forse di più di quelle non vaccinate. Anche con sintomi gravi. Lo stupore e il paradosso erano tanto grandi e fondati quanto le dosi di vaccino che le persone avrebbero dovuto iniettarsi per avere un grado di presunta e illusoria (e per questo anche rischiosa), protezione. Le scadenze ravvicinate nel ripetersi delle assunzioni di vaccino ricordavano più quelle di un farmaco che quella di un vaccino, ricordato da tutti come quello che facevi una volta e il richiamo sarebbe stato dopo uno o più anni.
Era cambiato tutto, qualcosa non andava in quella politica, in quella violenza impositiva. Eppure bastava esprimerlo per essere additati come No Vax nemici del bene comune e della scienza. Era l'esatto contrario. I rispettosi della scienza erano forse quelli che quei dubbi li ponevano.

Un paradosso che si trasformò in una sorta di dogma, che piegava la scienza alla politica che si declinava nel delirio all'ennesima potenza dell'idea di potere definire addirittura diversi gradi di possibilità di accesso a servizi e vita pubblica sulla base di un green pass base o rafforzato definito tale in funzione delle dosi di vaccino. Definendo persino la possibilità di prendere un gelato o un caffè all'aperto o al chiuso, addirittura in piedi o a sedere. Due dosi, solo in piedi, tre dosi, anche seduto.
Nonostante la sua infondatezza, la sua applicazione fu estesa in modo sempre più pervasivo. A settembre 2021, divenne obbligatorio anche per lavorare nel settore pubblico e privato. Chi non si adeguava veniva sospeso senza stipendio. Nel mondo dell’istruzione, si arrivò al paradosso per cui un docente senza Green Pass non poteva insegnare.
Le università iniziarono a richiedere il certificato anche solo per accedere alle biblioteche o per dare esami. I bambini che seguivano le lezioni in classe non potevano poi però giocare e fare sport insieme agli altri. Gli studenti non potevano prendere bus. Il delirio si spinse poi a livello di negare anche alle persone che con un tampone negativo, e che nei fatti potevano dimostrare più di quelle con il green pass illusoriamente protette di non essere contagiate, di potere entrare in locali, accedere ai servizi. Arrivando perfino a distinguere la possibilità di potere accedere ad una piazza all'aperto, come piazza Roma a Modena, solo a chi aveva tre dosì all'attivo e meritava il green pass rafforzato, rispetto a coloro che di dosi ne avevano anche due o meno.

La frattura sociale, psicologica e sociale aumentò. Il Green Pass si trasformò in una nuova forma di tessera identitaria, in uno strumento di divisione, generando emarginazione, sospetti, conflitti interpersonali, perfino all’interno delle famiglie. Si crearono categorie contrapposte: 'i buoni', vaccinati con pass di diverso grado, e 'i cattivi', non vaccinati senza Pass, in una concettuale cornice quasi fideistica. Che calpestava scienza, coscienza e buon senso. La libertà personale, il diritto al lavoro, alla mobilità, alla cura, vennero subordinati alla posizione sanitaria di ciascuno, sulla base di un presupposto non scientifico ma solo politico.
Mentre nuove varianti continuavano a diffondersi indipendentemente dal tasso di vaccinazione, la narrazione dominante in quel momento impediva ogni dubbio o dissenso. Chiunque si opponesse veniva etichettato come negazionista o irresponsabile, no vax, anche quando sollevava legittime obiezioni democratiche e scientifiche. Mentre nel cosiddetto fronte volontariamente etichettato come no vax, c'erano medici (gli stessi che al termine dell'obbligo, come dimostrò un nostro video, rifiutarono il vaccino), coloro che si erano sempre vaccinati ma su quello, creato in tempi record, con raccomandazioni pubblicate dagli stessi siti Ausl che dichiaravano l'aumento di miocarditi nei giovani o l'assenza di dati capaci di accertarne gli effetti in altre categorie come donne in gravidanza, si ponevano dei semplici e legittimi dubbi.

Gli effetti e i danni di quel periodo sono incalcolabili. Sul fronte economico, psicologico, sociale. Si è incrinato il rapporto tra cittadino e Stato, è aumentata la sfiducia nelle istituzioni, e intere categorie di persone sono state marginalizzate, con conseguenze gravi anche sul piano psicologico, specialmente per giovani, lavoratori precari, genitori e studenti. Effetti, di chi nessuno si è assunto la pesante responsabilità, che non si possono e non si devono dimenticare. Perché la memoria è l'unico contributo a non ripetere gli errori.

Gi.Ga.

Nella foto, piazza Roma a Modena con l'accesso limitato solo alle persone in possesso di green pass rafforzato.
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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