Il decreto legge n. 105, approvato il 22 luglio 2021, introdusse l’obbligo di Green Pass a partire dal 6 agosto per entrare in ristoranti e bar al chiuso, partecipare a eventi culturali e sportivi, andare in palestra, in piscina, al cinema, nei musei, nei centri benessere e in molti altri luoghi pubblici. In un solo colpo, milioni di cittadini italiani, di persone sane, si ritrovarono nella condizione di dover dimostrare uno status sanitario per poter vivere una vita normale, anche per assistere una persona anziana in una struttura protetta. Anche la morte accompagnata da una persona cara fu negata se senza certificato verde. A questo si arrivò.
La misura fu giustificata ufficialmente come “strumento per garantire la sicurezza” e “condizione per tenere aperto tutto”. Chi si vaccinava si proteggeva e non contagiava e chi non si vaccinava moriva e faceva morire. Parole lapidarie e pesantissime, di grande impatto e responsabilità politica, scientifica e sociale. Tanto più quando si dimostrarono basate sul nulla. O meglio, su un presupposto (quello di proteggersi dal contagio e di proteggere gli altri), totalmente infondato. Anche e soprattutto dal punto di vista scientifico. Tale misura così potente e violenta per la sua capacità di condizionare e bypassare diritti e libertà sancite dalla Costituzione, si dimostrò senza presupposto ed evidenza scientifica, di fatto frutto di una decisione squisitamente politica, costruita su presupposti poi rivelatisi errati, meglio, appunto, infondati. Anche le persone vaccinate con una o più dosi si ammalavano tanto e forse di più di quelle non vaccinate. Anche con sintomi gravi. Lo stupore e il paradosso erano tanto grandi e fondati quanto le dosi di vaccino che le persone avrebbero dovuto iniettarsi per avere un grado di presunta e illusoria (e per questo anche rischiosa), protezione. Le scadenze ravvicinate nel ripetersi delle assunzioni di vaccino ricordavano più quelle di un farmaco che quella di un vaccino, ricordato da tutti come quello che facevi una volta e il richiamo sarebbe stato dopo uno o più anni.
Un paradosso che si trasformò in una sorta di dogma, che piegava la scienza alla politica che si declinava nel delirio all'ennesima potenza dell'idea di potere definire addirittura diversi gradi di possibilità di accesso a servizi e vita pubblica sulla base di un green pass base o rafforzato definito tale in funzione delle dosi di vaccino. Definendo persino la possibilità di prendere un gelato o un caffè all'aperto o al chiuso, addirittura in piedi o a sedere. Due dosi, solo in piedi, tre dosi, anche seduto.
Nonostante la sua infondatezza, la sua applicazione fu estesa in modo sempre più pervasivo. A settembre 2021, divenne obbligatorio anche per lavorare nel settore pubblico e privato. Chi non si adeguava veniva sospeso senza stipendio. Nel mondo dell’istruzione, si arrivò al paradosso per cui un docente senza Green Pass non poteva insegnare.
La frattura sociale, psicologica e sociale aumentò. Il Green Pass si trasformò in una nuova forma di tessera identitaria, in uno strumento di divisione, generando emarginazione, sospetti, conflitti interpersonali, perfino all’interno delle famiglie. Si crearono categorie contrapposte: 'i buoni', vaccinati con pass di diverso grado, e 'i cattivi', non vaccinati senza Pass, in una concettuale cornice quasi fideistica. Che calpestava scienza, coscienza e buon senso. La libertà personale, il diritto al lavoro, alla mobilità, alla cura, vennero subordinati alla posizione sanitaria di ciascuno, sulla base di un presupposto non scientifico ma solo politico.
Mentre nuove varianti continuavano a diffondersi indipendentemente dal tasso di vaccinazione, la narrazione dominante in quel momento impediva ogni dubbio o dissenso. Chiunque si opponesse veniva etichettato come negazionista o irresponsabile, no vax, anche quando sollevava legittime obiezioni democratiche e scientifiche. Mentre nel cosiddetto fronte volontariamente etichettato come no vax, c'erano medici (gli stessi che al termine dell'obbligo, come dimostrò un nostro video, rifiutarono il vaccino), coloro che si erano sempre vaccinati ma su quello, creato in tempi record, con raccomandazioni pubblicate dagli stessi siti Ausl che dichiaravano l'aumento di miocarditi nei giovani o l'assenza di dati capaci di accertarne gli effetti in altre categorie come donne in gravidanza, si ponevano dei semplici e legittimi dubbi.
Gli effetti e i danni di quel periodo sono incalcolabili. Sul fronte economico, psicologico, sociale. Si è incrinato il rapporto tra cittadino e Stato, è aumentata la sfiducia nelle istituzioni, e intere categorie di persone sono state marginalizzate, con conseguenze gravi anche sul piano psicologico, specialmente per giovani, lavoratori precari, genitori e studenti. Effetti, di chi nessuno si è assunto la pesante responsabilità, che non si possono e non si devono dimenticare. Perché la memoria è l'unico contributo a non ripetere gli errori.
Gi.Ga.
Nella foto, piazza Roma a Modena con l'accesso limitato solo alle persone in possesso di green pass rafforzato.

