Gli Apostoli, per le sue doti apostoliche, lo consacrarono Vescovo di Antiochia.
Fu un Pastore pieno di cura per le anime, ma dovette 'combattere' contro i Giudei e i pagani.
Sant'Ignazio si trovò ad operare quando l'impero romano viveva, con Traiano, il suo massimo splendore.
I valori di fraternità, rispetto e l'amore anche per i nemici, che Ignazio possedeva, risultavano in grado di sovvertire l'ordine sociale stabilito. La Siria, come altre regioni dell'impero, fu teatro di sanguinose persecuzioni da parte di Traiano. Tra gli altri anche il Santo Vescovo fu arrestato e spedito a Roma per essere ucciso delle belve nell'Anfiteatro Flavio.
Ignazio parti per Roma, scortato da soldati romani, passò per le città d'Asia e della Grecia.
Durante questo viaggio edificò le varie comunità con la parola e con l'esempio; scrisse anche 6 lettere pastorali ai Cristiani di Efeso, di Magnesia, di Smirne, e San Policarno. Oltre a incitare tutti ad essere fermi nella fede, Ignazio esprime la sua concezione di ministerialità nella Chiesa.
Nelle sue lettere il Vescovo si presenta come l'ultimo di tutti, l'ultimo dei cristiani e indegno di appartenere alla Chiesa ma proprio perché ultimo, il vescovo è in senso evangelico il 'Primo'.
Il Vescovo per Ignazio è solo il rappresentante 'visibile' del vero Vescovo invisibile che è Gesù Cristo.
Nelle sue lettere, Ignazio, è il primo ad affermare che il ministero episcopale è essenziale al concetto di Chiesa. Per Sant'Ignazio in ogni Chiesa locale ci deve essere un solo Vescovo, cosi come un solo Dio Padre un solo Cristo, una sola Eucarestia.
La particolarità della Chiesa è a vantaggio dell'universalità quella che Ignazio, per primo, definisce 'Cattolicità'. Il Cattolicesimo si esplica nell'unica fede e nel legame di preghiera.
Sant'Ignazio di Antiochia giunse a Roma nell'anno 107 e, gettato nell'anfiteatro, con coraggio affrontò il martirio sbranato dalle fiere. Le sue reliquie furono portate ad Antiochia. Buon onomastico a tutti i lettori che si chiamano Ignazio.

