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Riconciliazione a comando

Riconciliazione a comando

I sorci della libertà di scelta non dimenticano: le ambulanze di notte, le strade fantasma, i balconi pieni di canzoni...


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Dopo sei anni ecco a voi il nuovo contagio post-pandemico: la “riconciliazione a comando”. Non basta aver chiuso il Paese, militarizzato i funerali, trasformato i cittadini in codici QR e sottoposto la popolazione a una roulette russa vaccinale: ora dobbiamo anche abbracciare chi ci ha spiato, insultato e indicato come untori. La politica e il mainstream sorridente e rassicurante, brandisce la morale della pace civile come fosse un cloroformio: “perdoniamoci a vicenda”, sembra dire, mentre io mi chiedo se sia un invito o un nuovo tentativo di anestetizzare la memoria. I sorci della libertà di scelta non dimenticano: le ambulanze di notte, le strade fantasma, i balconi pieni di canzoni e applausi spontanei, sì, ma anche l’odio civile, le liste dei proscritti, le “classi di cittadini” divisi tra buoni e cattivi. Tutto questo non sparisce perché qualcuno sorride in TV o agita un manifesto di riconciliazione. E così la pandemia non ci ha solo insegnato il valore di un abbraccio, ma anche quanto siano abili certi politici nel trasformare la colpa in applauso e l’ingiustizia in selfie. Perché alla fine, nel grande show della memoria selettiva, la vera lotta non è contro il virus: è contro chi vorrebbe farci dimenticare di averlo subito.

Paride Puglia

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Sono venuto al mondo con un grave handicap che mi contrassegnerà per tutta la vita: sono un reggiano e a causa di questo la materia grigia continua inesorabilmente a depositarsi negli angoli. N...   

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