Chissà se torneremo a stringerci la mano quando finirà questa emergenza. Tutti noi abbiamo perso un numero consistente di abbracci. Perché un gesto amichevole spontaneo come una pacca sulla spalla, un braccio intorno al collo, un abbraccio ci fa percepire l’altro e il suo corpo, ma ci restituisce anche il senso del confine del nostro corpo, mentre tocchiamo l’altro sentiamo dove finisce il nostro corpo e ci soggettivizziamo. Siamo fatti di corpo, e abbiamo un corpo che racchiude la nostra identità. Gli altri, e quindi noi per gli altri, siamo anche, in questo periodo storico, vissuti persecutoriamente come un veicolo del virus. In questo senso, anche dove il virus è entrato più silenziosamente, senza commettere omicidi, ha contaminato le relazioni, ha modificato la struttura nel Dna dei legami inoculandosi in angosce arcaiche.
Stiamo vivendo in una perenne sensazione di asfittica mancanza di libertà. La salute anche mentale è fatta di movimento, di qualunque tipo: la radice latina “movere” accomuna sia emozione (e-movere) sia motivazione. La libertà è poterci spostare dal luogo in cui ci troviamo, esterno ma anche interiore. La stessa salute mentale è fatta di flessibilità, collegamenti e associazioni; rifugge da fissazioni e immobilità pervasive, blocchi stagnanti che si incistano. Il pensiero nasce dal legame, nel rapporto e si struttura sugli stati emotivi. I significati si costruiscono e ricostruiscono dentro le relazioni. La nostra identità è sempre in cambiamento, cambia persino l’identità dell’umanità nel corso della storia, e ogni esperienza vissuta in pienezza espande il nostro sé, cerchiamo noi stessi in ogni cosa che facciamo, nelle decisioni che prendiamo, in chi “ incontriamo”.
Siamo esuli nel tempo, funamboli tra passato e futuro, vacillanti tra uno stato d’attesa e uno stato d’allerta tra il desiderio e il rimpianto di chi si trova fisicamente distante da casa, quella “casa conosciuta e sicura” lontana anche nel tempo.
“Quando le onde tempestose hanno messo in pericolo la mia nave, quando i venti hanno spezzato i robusti alberi che reggevano le vele, il mio pensiero correva a Penelope che aspettava il mio ritorno e questo pensiero mi ha dato la forza di combattere le avversità con cui gli Dei, invidiosi dei miei successi, hanno voluto rendere difficile il mio ritorno.” Luigi Malerba, Itaca per sempre, 1997.
Se vi fa piacere potete mettere le vostre esperienze, i vostri pensieri o commenti nella
Vera Vaccari
Il Poliambulatorio Fisio Line vi augura di trascorrere una serena Pasqua

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