E' un quadro drammatico sotto il profilo sociale dell'ordine pubblico, quello che emerge dalle parole del questore di Modena Silvia Burdese, nel corso dell'intervento alla cerimonia per il 171° Anniversario della fondazione della Polizia di Stato.
Appuntamento all'auditorium Marco Biagi, nel clou di una giornata di eventi iniziata con l'omaggio ai caduti presso la questura di Modena, alla presenza del prefetto Alessandra Camporota e del procuratore Capo della Repubblica di Modena Masini, e continuata con l'incontro all'auditorium Biagi e con gli studenti dell'istituto Corni, al centro negli ultimi mesi di aggressioni e fatti di cronaca, sia all'interno dell'auditorium Biagi, sia nel cortile della scuola, dove per tutta la mattina sono rimasti i gruppi specializzati della Polizia di Stato: dall'anticrimine alla scientifica, dai gruppi cinofili alla Polizia Stradale. 'Per dare un segnale in quel luogo dove più volte le volanti si sono recate per fatti di ordine pubblico, e per cambiare la narrazione di quel cortile, da luogo di scontro a luogo di incontro'
Perché nelle parole del questore il tema del conflitto è capace di attraversare e legare i vari contesti in cui si esprime: da quello giovanile a quello famigliare e quallo tra gruppi di diverse etnie. Che nel caso degli stranieri riporta ai tragici fatti del Novi Sad. E qui il questore ricorda la giovane vittima uccisa a coltellate. 'Lo avevamo ricevuto il 5 dicembre in questura, per le pratiche. Lui non aveva ancora fatto in tempo a cogliere le opportunità offerte della nostra società, a fidarsi'.
'Ma c'è chi pur avandone la possibilità ha una tendenza a non ricononoscersi nelle regole della comunità, a sfuggirci e conseguentemente a fruire di una minore soglia di tutele'.


