'Quando introduciamo l’intelligenza artificiale parliamo anche di conflitto organizzativo. Parliamo di come le organizzazioni devono imparare a navigare l’incertezza e il cambiamento, di come ci si riorganizza, di come cambiano i flussi decisionali e, in alcuni casi, anche gli orari di lavoro'. Il festival affronterà questi temi guardando ai modelli organizzativi che stanno emergendo nel tessuto produttivo.
'Molte imprese oggi organizzano la formazione attraverso le academy aziendali. Al Learning More Festival ci confronteremo su quali siano i modelli organizzativi vincenti e su come la formazione possa accompagnare davvero il cambiamento'.Un passaggio chiave del ragionamento di Lanfrey riguarda il modo in cui si pensa l’intelligenza artificiale all’interno delle organizzazioni.
'C’è spesso l’idea che l’intelligenza artificiale sia qualcosa che si possa “ottenere” da qualcuno, come se fosse un prodotto esterno. In realtà non è così: l’intelligenza artificiale non si ottiene da nessuno, ma va governata'. Un governo che, sottolinea, è prima di tutto una responsabilità collettiva.
'La vera domanda è come si governa l’introduzione dell’intelligenza artificiale dal punto di vista di un gruppo, del management e dell’organizzazione nel suo insieme'.
Per questo, il Learning More Festival affronterà il tema da due prospettive ben definite. 'Lo trattiamo da due punti di vista: quello didattico-formativo e quello organizzativo. Dal punto di vista della formazione, l’intelligenza artificiale è un alleato straordinario. Sta cambiando tutto, ma può migliorare in modo significativo il lavoro se viene inserita correttamente nella struttura organizzativa'.
'L’intelligenza artificiale funziona bene solo se la prepariamo bene. Preparare le informazioni, preparare i dati è un passaggio cruciale. Se lo facciamo nel modo giusto, allora l’AI ci aiuta tantissimo. Noi vogliamo che tutte le persone continuino a lavorare, ma che lavorino sempre meglio. L’intelligenza artificiale non deve sostituire, ma supportare. Se questo percorso viene fatto bene, i benefici sono evidenti per tutti'.La riflessione si amplia poi al rapporto tra tecnologia e apprendimento, tema di cui chiediamo a Donatella Solda, cofondatrice del festival.
Che cosa ci dice il dibattito sull’uso degli smartphone da parte dei giovani e sul loro ruolo negli ambienti educativi?
'In molti Paesi e in molti governi si sta introducendo il divieto dei telefonini a scuola È una reazione al fatto che le tecnologie digitali sembrano non avere limiti e generano una forte preoccupazione'. Una preoccupazione che riguarda non solo la scuola, ma anche le famiglie.
'Anche i genitori vivono una situazione di grande incertezza, tra le richieste dei figli di utilizzare questi strumenti e la paura di non sapere realmente cosa succeda negli ambienti digitali'.
Secondo Solda, il rischio è quello di rispondere con divieti generalizzati senza affrontare il problema alla radice.
'La questione non è solo se usare o non usare la tecnologia, ma come introdurla.
L’obiettivo è superare approcci ideologici e costruire competenze. 'Vogliamo capire come rendere la tecnologia utile, come far sì che supporti davvero l’apprendimento e lo sviluppo delle competenze, invece di diventare un ostacolo'.


