Anche Giovanna Casalini, esule istriana, non trattiene l'emozione, mentre ci parla, al termine della messa, al tempio dei caduti, nella giornata del ricordo dei martiri delle foibe e delle vittime dell'esodo dall'Istria. Il destino che seguì l'esodo la portò a Modena, dove da decenni vive con la sua famiglia. Persona riservata, soprattutto rispetto all'obiettivo della telecamera. In lei, come in Alfredo Dapinguente, incontrato poco prima, la soddisfazione nel vedere l'omaggio ed il riconoscimento di una storia, la loro storia, per troppi anni negata, non riesce a mitigare quel dolore legato ad un ricordo drammatico, sempre vivo. Quello di una bambina istriana di soli 5 anni, allontanata dalla famiglia per mesi, a rischio anche perché cattolica, obbligata il giorno di Natale ad una processione aberrante nella quale era obbligata a farsi beffa della religione e dei santi.
Bambina poi ragazza obbligata all'esodo per sfuggire allo sterminio, che vide tanti suoi parenti infoibati o uccisi gettati nei fiumi con sassi legati al collo. Bambina, ragazza, che una volta in Italia conobbe i campi profughi (ci dicevano che eravamo degli sporchi zingari), e vide la madre, una sorella e una zia morire di crepacuore. Ferite troppo grandi, difficili da rimarginare, ma che oggi lasciano comunque spazio alla speranza. Nel futuro, nelle nuove generazioni. Speranza e futuro che dovranno basarsi sul riconoscimento di una verità storica. Nelle istituzioni, nel sociale, nella scuola.
La giornata del ricordo degli esuli: 'Ci rubarono l'anima. Mia madre morì dal dolore'
Giovanna Casalini, esule: 'Mi portarono via a 5 anni. Mia madre e mia sorella morte di crepacuore. Ho tanti cari morti nelle foibe, in Italia l'orrore continuò'
Giovanna Casalini, esule: 'Mi portarono via a 5 anni. Mia madre e mia sorella morte di crepacuore. Ho tanti cari morti nelle foibe, in Italia l'orrore continuò'
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